Qatar e Turchia all’Assemblea generale dell’Onu: focus sui conflitti regionali

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 11:39 in Qatar Turchia

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Nel corso dei discorsi rivolti alla 76esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 21 settembre, sia il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sia l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, hanno rivolto lo sguardo ai conflitti in corso in Medio Oriente, dalla Siria allo Yemen, oltre che alla crisi afghana.

In particolare, l’emiro qatariota ha affermato che una delle priorità del suo Paese è contribuire alla risoluzione pacifica dei conflitti, incluse le tensioni tra israeliani e palestinesi. A tal proposito, Doha, a detta dell’emiro, scommette sulle organizzazioni internazionali, consapevole che si tratti di una “scommessa strategica”, che ha portato il Paese del Golfo a cooperare con esse per circa cinquanta anni. Il Qatar, ha riferito l’emiro, è lieto di essere divenuto il centro della cooperazione internazionale nella regione e spera di poter presto aprire una “casa delle Nazioni Unite” nella capitale. Circa Israele e Palestina, l’emiro ha affermato che la questione degli sfratti nel quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme, e le successive operazioni israeliane hanno messo in luce la centralità della causa palestinese. Motivo per cui, la comunità internazionale è stata esortata a impegnarsi per giungere a una soluzione pacifica e inclusiva.

Altro dossier toccato da al-Thani è stato l’Afghanistan, alla luce del ruolo svolto da Doha, sede dei colloqui di pace che hanno portato all’accordo tra talebani e USA, il 29 febbraio 2020. Il Qatar, ha dichiarato al-Thani continua a sostenere gli sforzi di pace e, in collaborazione con gli altri partner a livello internazionale, continuerà a fare tutto il necessario per assicurare che i risultati raggiunti sinora in Afghanistan vengano preservati. Al contempo, è stata evidenziata la necessità di proteggere i civili afghani, di rispettare i diritti umani, contrastare la minaccia terroristica e giungere a una soluzione politica che garantisca sicurezza e stabilità a lungo termine. Parallelamente, per l’emiro qatariota è necessario continuare a dialogare con i Talebani, considerato che il dialogo, e non il boicottaggio, può condurre a risultati positivi. A tal proposito, l’emiro ha messo in guardia dal ripetere gli errori passati, con riferimento alla “imposizione di un sistema politico dall’esterno”. Per al-Thani, infine, l’assistenza umanitaria dovrebbe essere separata dalle divergenze politiche, soprattutto in una fase critica come quella attuale, in cui il popolo afghano necessita di aiuti internazionali.

L’emiro ha altresì invitato la comunità internazionale a volgere lo sguardo alla Siria, senza “voltare le spalle” alle sofferenze della popolazione siriana, come quelle vissute di recente dagli abitanti di Daraa, regione nel Sud della Siria. Circa la Libia, al-Thani ha sottolineato che vi sono stati risultati positivi, all’origine di un “cauto ottimismo”, dal cessate il fuoco alla nomina delle autorità esecutive ad interim. Alla luce di ciò, le parti libiche coinvolte sono state esortate a preservare quanto raggiunto sinora, garantendo la completa realizzazione dei percorsi stabiliti a livello politico, economico e di sicurezza, elezioni di dicembre incluse. Infine, l’emiro ha affermato che anche in Yemen il conflitto tra le forze filogovernative, coadiuvate da una coalizione a guida saudita, e i ribelli Houthi ha provocato una situazione umanitaria “tragica”. Ribadendo il desiderio di Doha di preservare l’unità e l’integrità territoriale dello Yemen, al-Thani ha sottolineato che l’unico modo per risolvere la crisi yemenita è il dialogo tra le parti belligeranti, sulla base dell’Iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo del 2011, del Dialogo nazionale e delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.

Anche Erdogan, nel suo discorso del 21 settembre, ha posto l’accento sulle situazioni di conflitto in Medio Oriente. Circa il conflitto israeliano-palestinese, il presidente turco ha ribadito la necessità di rilanciare un processo di pace, al fine di giungere a una soluzione a due Stati e porre fine alle tensioni. Altra questione accennata è quella riguardante il Mediterraneo Orientale, dove Erdogan ha messo in guardia dai tentativi di escludere la Turchia dalle dinamiche della regione, nonostante disponga della costa più lunga su tale bacino.

In Siria, invece, Ankara ha chiesto alla comunità internazionale di profondere maggiori sforzi, così da giungere a una soluzione politica che risponda alle aspirazioni del popolo siriano. “Noi, come Paese che ha salvato la dignità umana nella crisi siriana, non possiamo più permetterci nuove ondate migratorie”, ha aggiunto Erdogan, il quale ha sottolineato come i dieci anni di conflitto abbiano provocato l’uccisione di centinaia di migliaia di persone, mentre in milioni sono state costrette a fuggire. La Turchia, da parte sua, ha accolto circa 4 milioni di siriani, garantito il ritorno di “462.000 siriani nelle loro terre”, e ha combattuto sul campo contro “organizzazioni terroristiche”. Come evidenziato da Erdogan, Ankara rappresenta l’unico alleato della NATO che ha combattuto e sconfitto l’ISIS e la sua presenza a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, ha salvato la vita di milioni di persone.

Per quanto riguarda la questione afghana, invece, Erdogan ha dichiarato che la popolazione è stata lasciata da sola a far fronte al proprio destino e, pertanto, ora necessita dell’aiuto e della solidarietà della comunità internazionale. Da parte sua, la Turchia continuerà a svolgere la sua parte da Paese alleato, sperando che stabilità e sicurezza prevarranno presto.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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