Myanmar: crolla la moneta

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 7:33 in Asia Myanmar

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Il valore della moneta del Myanmar, il kyat, è diminuito di quasi la metà dal colpo di Stato militare del primo febbraio scorso, come riferito da The Diplomat il 20 settembre.

Il 17 settembre, Radio Free Asia, citata da The Diplomat, ha riferito che il valore del mercato nero del kyat è sceso al minimo storico di 2.200 dollari USA, in calo rispetto ai 1.330 del 1 febbraio scorso. Il deprezzamento sarebbe il risultato diretto delle tensioni politiche innescate dal colpo di Stato a cui hanno fatto seguito proteste di massa, una campagna di disobbedienza civile, scontri violenti e interruzione di servizi primari come telecomunicazioni, banche, sanità e istruzione.

La causa diretta del crollo del kyat, per Nikkei Asia citato da The Diplomat, è stata la decisione della Banca centrale del Myanmar (CBM) di abolire una regola che manteneva il tasso di cambio kyat-dollaro entro lo 0,8 per cento del tasso di riferimento stabilito dalla CBM. All’inizio di agosto 2021, l’amministrazione militare ha ordinato alla CBM di reintrodurre per la prima volta in tre anni un peg allentato, che secondo la banca era necessario per “mantenere stabile il tasso di cambio e impedire l’aumento dei prezzi delle materie prime”. Tuttavia, il 10 settembre, la banca ha cancellato tale regolamento senza fornire spiegazioni e il risultato è stato un’improvvisa divergenza tra il tasso di mercato nero e il tasso di riferimento della Banca centrale. La svalutazione si è verificata nonostante gli sforzi della CBM di immettere dollari statunitensi nel mercato interno per sostenere il kyat. Secondo un rapporto di Myanmar Now, la CBM ha immesso sul mercato 120 milioni di dollari dal primo febbraio, ma tali sforzi non sono stati sufficienti a soddisfare la crescente domanda di valuta di riserva globale.

Tale quando è andato ad aggravare le difficoltà economiche determinate dall’impatto dei blocchi imposti per fermare la pandemia di coronavirus e del collasso pressoché totale di alcuni settori, quali il turismo, che faceva affidamento su un flusso di visitatori internazionali. Secondo The Diplomat, il crollo del valore del kyat rifletterebbe un diffuso pessimismo sul futuro dell’economia del Myanmar e una conseguente fuga di massa verso la sicurezza del dollaro USA. Allo stesso tempo, però, la quantità di valuta statunitense che circola all’interno del Myanmar è rimasta invariata dopo il primo febbraio a causa del crollo delle esportazioni e degli investimenti diretti esteri, mentre le sanzioni statunitensi hanno ridotto drasticamente la quantità di dollari statunitensi che affluiscono nel Paese.

Il calo del valore della valuta del Myanmar è destinato a far salire i costi delle merci importate, in particolare del petrolio, contribuendo agli aumenti generalizzati del costo della vita. Oltre all’indebolimento della valuta locale, il Myanmar Economic Monitor della Banca Mondiale ha suggerito che anche l’inflazione aumenterà in modo significativo nei prossimi mesi, aumentando ulteriormente la pressione sulle famiglie e aggravando le sfide politiche per i militari.

Il calo del valore del kyat è un’ulteriore indicatore della contrazione economica che è derivata dagli impatti combinati del colpo di Stato e della pandemia di coronavirus. Ad aprile 2021, Fitch Solutions aveva previsto che l’economia del Myanmar si sarebbe ridotta del 20%, da una previsione di una crescita del 2% precedente al primo febbraio. La Banca Mondiale ha poi previsto che l’economia del Myanmar potrebbe contrarsi del 18% tra ottobre 2020 e settembre 2021, causando la perdita di un milione di posti di lavoro e l’aumento fino a raddoppiare del numero delle persone che vivono in povertà entro l’inizio del 2022, rispetto ai livelli del 2019. La Banca Mondiale ha anche indicato che mentre l’economia “legittima” del Myanmar starebbe crollando, i militari si rivolgeranno semplicemente a flussi di entrate basati su attività illecite o distruttive per l’ambiente e la società come l’estrazione di giada e legname e il traffico di stupefacenti.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 1.000 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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