Libia, ritiro della fiducia al governo: tra preoccupazioni e dissensi

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 8:35 in Africa Libia

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Per l’Alto Consiglio di Stato libico, la mozione di sfiducia contro il governo libico, guidato da Abdulhamid Dabaiba, è da considerarsi nulla, oltre che una violazione della dichiarazione costituzionale e dell’accordo politico. Parallelamente, le Nazioni Unite, oltre a esprimere preoccupazione, hanno evidenziato come l’esecutivo libico ad interim sia legittimo e continuerà a lavorare fino alle prossime elezioni.

Tali reazioni sono giunte dopo che, il 21 settembre, 89 deputati della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruk, su un totale di 113 presenti, hanno approvato una mozione di sfiducia contro il governo di unità nazionale ad interim. La mossa ha fatto seguito alla richiesta avanzata, il 13 settembre, da 45 parlamentari, che hanno richiesto le dimissioni dell’esecutivo a guida Dabaiba, accusati di aver fallito nei compiti affidatigli, tra cui l’unificazione delle istituzioni statali, un’equa distribuzione della ricchezza libica e la fornitura di servizi adeguati, soprattutto sanitari. Ad ogni modo, nell’annunciare quanto accaduto in una sessione a porte chiuse, il portavoce del Parlamento, Abdullah Blihaq, ha riferito che il governo Dabaiba resterà ancora in qualità di esecutivo “custode”, per espletare “affari correnti”. Inoltre, la mozione di sfiducia non influenzerà il processo elettorale, che non verrà ritardato.

Il premier, da parte sua, nel rifiutare la decisione del Parlamento, ha dichiarato che la propria squadra è determinata a “continuare ciò che ha iniziato”, salvaguardando la nazione e respingendo eventuali scenari di guerra. Pertanto, il governo continuerà la propria missione fino a quando non vi saranno nuove elezioni e la Libia potrà dirsi unificata. “Non intendiamo rinunciare ai nostri principi: no alla guerra, no alla divisione e sì alle elezioni”, ha dichiarato Dabaiba rivolgendosi a un raduno a Zawiya, città costiera della Libia occidentale. “Siamo stati incaricati di unire la nazione e di preservare le sue proprietà”, ha poi aggiunto il capo dell’esecutivo, sottolineando che l’obiettivo del governo è garantire unità e sicurezza e non “distruggere il Paese”. Alla luce di ciò, la popolazione libica è stata esortata a scendere in strada per esprimere la propria opinione, in quanto è proprio il popolo libico ad “avere l’ultima parola”.

Dall’altro lato, il presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, ha considerato le parole di Dabaiba una forma di incitamento dei cittiadini, mentre ha sottolineato che chi conferisce fiducia al governo può anche revocarla. Saleh, inoltre, ha accusato il governo di non aver eseguito i compiti a lui affidati, “abbandonando i propri doveri e attuando contratti a lungo termine”. “Siamo venuti a sapere che ha speso 84 miliardi in 6 mesi”, ha dichiarato il presidente parlamentare. 

Poche ore dopo l’annuncio, nella serata del 21 settembre, la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha affermato che il governo di unità nazionale attuale continuerà ad essere considerato l’esecutivo legittimo fino a quando non verrà sostituito da un altro eletto democraticamente. Al momento, ha sottolineato UNSMIL, l’obiettivo della squadra governativa e delle parti libiche resta garantire le elezioni presidenziali e legislative entro la data prevista, il 24 dicembre, e fornire i servizi richiesti dalla popolazione. Alla luce di ciò, la Camera dei Rappresentanti è stata esortata a finalizzare la legge elettorale e a completare il quadro legislativo e costituzionale volto a regolamentare le elezioni di dicembre, astenendosi da qualsiasi mossa che possa compromettere il processo elettorale e l’unità, la sicurezza e la stabilità del Paese.

Anche l’Alto Consiglio di Stato ha rigettato la decisione dei parlamentari di Tobruk. In particolare, il portavoce Mohammed Nasser ha definito nulla la mozione approvata il 21 settembre, mentre un membro del Forum di Dialogo politico, Abdelrahman al-Sweihli, ha affermato che ritirare la fiducia al governo significa fare “un salto nel vuoto”, oltra a violare l’accordo politico, con riferimento all’Accordo di Skhirat siglato il 17 dicembre 2015. Per al-Sweihli, inoltre, la Camera dei Rappresentanti starebbe provando a “regolare i conti politici” a favore di Aqila Saleh e Fathi Bashagha, che hanno perso contro Mohamed al-Menfi, capo del Consiglio presidenziale ad interim, e Dbeibah alle elezioni del Forum del dialogo politico libico dello scorso febbraio. “Vogliono far precipitare la Libia in una situazione di caos e instabilità, impedendo lo svolgimento delle elezioni di dicembre”, ha dichiarato al-Sweihli.

Nell’ultimo mese, la squadra governativa libica è stata più volte messa in discussione, seppur senza mai giungere a una conclusione. Già il 25 agosto, 29 deputati libici, provenienti dalla Cirenaica, avevano chiesto di revocare la fiducia al governo di unità nazionale. I parlamentari hanno accusato il governo di non fornire alla popolazione i servizi di base di cui necessitano, agendo sulla base del principio della “punizione e della sconfitta”, considerato che la regione orientale è stata a lungo controllata dall’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, avversario dell’esercito tripolino nel corso del decennale conflitto. Ciò ha portato alla sessione dell’8 settembre, che ha visto Dabaiba e la propria squadra sottoposti a interrogazione da parte della Camera dei Rappresentanti.

Prima ancora, il 18 agosto, 11 deputati avevano firmato una dichiarazione indirizzata al presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, in cui era stato chiesto di revocare la fiducia al governo di unità guidato da Dabaiba, a causa “del suo continuo spreco di denaro pubblico” al di fuori del Paese e della “mancata attuazione degli impegni”, con particolare riferimento al “miglioramento dei servizi pubblici all’interno della Libia”. Miliardi di dinari sarebbero stati spesi soprattutto in Tunisia e Turchia, mentre la situazione all’interno della Libia è in continuo deterioramento. Al contempo, l’esecutivo è stato accusato di ingerenza in affari di carattere militare e di aver ostacolato gli sforzi profusi dal Comitato militare congiunto 5+5. Tutto ciò, secondo i deputati, ha acuito le divergenze tra i cittadini libici, seminando odio fra loro.

Risale al 5 febbraio la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Dabaiba, composto da 29 ministri e sei ministri di stato. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Garantire le elezioni di dicembre significa consentire alla popolazione libica di eleggere democraticamente nuove autorità e provare a raggiungere una pace a lungo termine. Tuttavia, i recenti dissidi rischiano di rallentare il processo di transizione democratica avviato a seguito della firma dell’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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