Fallito golpe in Sudan: accusati i lealisti di al-Bashir

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 9:14 in Africa Sudan

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Il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha dichiarato che le “forze dell’oscurità” legate al deposto presidente, Omar al-Bashir, sono da ritenersi responsabili del fallito colpo di stato di martedì 21 settembre. “I resti del precedente regime erano intenzionati ad abortire la transizione democratica civile”, ha affermato il premier in un messaggio alla nazione, descrivendo il golpe come un “tentativo orchestrato di colpo di stato”. Al-Bashir è stato al potere per tre decenni prima di essere rovesciato da proteste anti-governative, l’11 aprile 2019. 

Secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa Reuters, l’esercito sudanese ha specificato che 21 ufficiali e circa 40 soldati sono stati arrestati in relazione al fallito golpe e le autorità stanno continuando a cercare gli altri colpevoli. Le prime informazioni dalla capitale, Khartoum, e dalla vicina Omdurman avevano riportato, all’alba di martedì 21 settembre, un’intensa attività militare e il blocco del ponte principale sul fiume Nilo. Una sparatoria si era sentita nei pressi di una base militare che ospita una divisione di carri armati a Omdurman. Poco dopo, la notizia in tv che un colpo di stato era stato sventato. I golpisti avevano tentato, senza successo, di occupare un edificio che ospitava i media statali.

Il primo ministro Hamdok ha affermato che il suo governo “prenderà misure immediate per rafforzare la transizione e continuare a smantellare il sistema dell’ex regime, che rappresenta ancora una minaccia per il progresso del Paese”. Sono stati diversi i tentativi di colpo di stato in Sudan da quando il presidente al-Bashir è stato rovesciato. Questi hanno portato a tensioni tra i membri del Consiglio Sovrano di transizione, che dovrebbe supervisionare il ritorno al governo civile. “Non torneremo indietro. Ci sono persone che cercano di riportare indietro le lancette del tempo”, ha detto il ministro dell’Informazione, Hamza Baloul, in una dichiarazione alla tv di stato. Baloul ha aggiunto che “le forze delle tenebre stavano prendendo di mira la rivoluzione” iniziata dalle proteste popolari di massa contro l’allora presidente al-Bashir. Tuttavia, ha sottolineato, “gli organismi governativi saranno in prima linea per proteggere la transizione del Sudan”. Gli esperti ritengono che alcuni elementi all’interno delle forze armate siano fortemente contrari ad una transizione che li vedrebbe perdere un potere notevole. Il governo di Khartoum sostiene che la situazione nel Paese sia ora “sotto controllo”.

L’agenzia di stampa statale del Sudan ha pubblicato foto del leader del Consiglio militare di transizione (TMC) del Sudan, il tenente generale Abdel Fattah Al-Burhan, in visita al quartier generale della divisione corazzata dopo il fallito colpo di stato. Mohanad Hashim, giornalista della Sudan TV, gestita dal governo di Khartoum, ha riferito che i lealisti di al-Bashir, accusati del colpo di stato, sarebbero scontenti soprattutto della difficile situazione economica del Sudan. Il governo di transizione è impegnato ad elaborare riforme economiche e politiche che possano restituire un’immagine diversa del Paese anche a livello internazionale. 

Il Sudan si trova in una fase di transizione politica verso la democrazia ed un governo pienamente civile da quando le proteste contro l’ex presidente Omar al-Bashir, scoppiate il 19 dicembre 2018, portarono, in pochi mesi, a grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni di piazza, l’11 aprile 2019 l’esercito era riuscito a espellere al-Bashir, al potere da trent’anni, e aveva instaurato un governo militare di transizione, a capo del quale venne insediato Abdel Fattah Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo aveva cercato una mediazione con i manifestanti, ma questi avevano continuato a protestare per le strade della capitale, chiedendo la nascita di un esecutivo civile.

L’accordo di pace tra civili e militari venne raggiunto il 17 luglio 2019 e, in base a quanto stabilito nel testo dell’intesa, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe guidato la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Il primo ministro Abdalla Hamdok prestò giuramento il 21 agosto di quell’anno, diventando leader del governo di transizione e promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, al-Burhan, assunse invece il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo incaricato di gestire il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più uno designato di comune accordo tra le parti. Il 14 dicembre 2019, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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