Colombia: attacco contro un convoglio dell’esercito, 5 soldati uccisi

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 17:24 in America Latina Colombia

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Almeno 5 soldati colombiani sono morti e altri 5 sono rimasti feriti in un’imboscata compiuta, martedì 21 settembre, da uomini armati contro un camion dell’esercito a Puerto Libertador, nel dipartimento settentrionale di Córdoba. Responsabili dell’attacco sarebbero presumibilmente membri del Clan del Golfo, la più grande banda criminale di narcotrafficanti del Paese, integrata anche da ex paramilitari che contrastarono la guerriglia delle Farc prima della firma degli Accordi di pace del 2016. Il reparto di soldati colombiani, che era impegnato in un’operazione di sicurezza di routine, è stato colpito all’improvviso con esplosivi e colpi d’arma da fuoco, in una località denominata Juan José.

“A seguito di questa vile azione terroristica, 5 soldati sono stati uccisi e altri 5 feriti”, hanno riferito fonti militari alle agenzie di stampa locali. I feriti sono stati trasportati in aereo in un centro sanitario a Montería, capitale del dipartimento. Le vittime facevano parte della Task Force congiunta Aquiles, che ha giurisdizione nel Sud del dipartimento di Córdoba e nella regione del Bajo Cauca ad Antioquia, nel Nord-Ovest. L’esercito ha riferito che segnalerà alle autorità competenti “questa chiara violazione dei diritti umani e questa violazione delle norme che regolano il diritto internazionale umanitario”.

Il Clan del Golfo, erede delle Forze Unite di Autodifesa della Colombia (AUC), e Los Caparros, una delle cinque più grandi organizzazioni criminali del Paese, sono i due gruppi maggiormente presenti in questa zona, accusati di aver ucciso funzionari locali, di aver compiuto massacri e di essere coinvolti nel traffico di droga e nel reclutamento forzato di minori. Le due bande criminali stanno conducendo una lotta armata per continuare a mantenere il controllo del territorio, un corridoio chiave per il traffico di sostanze stupefacenti e il contrabbando verso i Caraibi. In questa parte del Paese sono presenti anche i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN).

L’attacco di martedì 21 settembre contro i militari colombiani si aggiunge a quello avvenuto qualche giorno fa, l’11 settembre, nel dipartimento di Arauca, al confine con il Venezuela, in cui 5 soldati sono stati uccisi in un’azione attribuita all’ELN. Quell’attacco, in cui il gruppo avrebbe utilizzato esplosivi, raffiche di fucili e mitragliatrici, è avvenuto nella zona rurale del villaggio di Juju, nel comune di Arauquita.

Secondo l’ONU, la piena attuazione dell’accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle Farc, che inizialmente aveva portato ad una riduzione degli omicidi, è l’unica chiave per arginare le violenze nel Paese. L’intesa aveva visto 13.000 membri del gruppo smobilitarsi e quest’ultimo diventare un partito politico legale. Le autorità, tuttavia, devono ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell’Esercito di Liberazione Nazionale ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. 

Il conflitto armato tra le FARC e il governo colombiano aveva provocato un totale di almeno 260mila morti e milioni di sfollati. Funzionari governativi e forze armate stimano che ci siano ancora circa 2.500 dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia attivi in tutto il Paese. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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