Tunisia: ancora in vigore le “misure straordinarie”

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 11:23 in Africa Tunisia

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A circa due mesi dall’introduzione delle misure straordinarie, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha dichiarato che queste rimarranno ancora in vigore. Al contempo, il capo di Stato ha affermato che presto verrà presentata una nuova legge elettorale e che sono state già elaborate “disposizioni transitorie”.

Le parole di Saied sono giunte il 20 settembre, nel corso di una visita a sorpresa nel governatorato di Sidi Bouzid, culla della rivoluzione del 2011, da cui ha rivolto un discorso alla nazione, a pochi giorni di distanza dalle proteste del 18 settembre. Queste hanno visto centinaia di manifestanti scendere nelle strade della capitale chiedendo il ripristino della Costituzione e delle istituzioni statali, soprattutto del Parlamento, tuttora sciolto. Da parte sua, il presidente ha riferito che le misure adottate il 25 luglio scorso continueranno e che “non si tornerà indietro”. Al momento, è stato ribadito, non vi è alcuna esitazione o preoccupazione e quanto stabilito a luglio è stato conseguenza di un periodo in cui non vi è stata alcuna transizione democratica ma un passaggio da “una corruzione all’altra”. Circa il Parlamento, per il presidente questo era diventato un’arena di conflitti, insulti e violenze, oltre che “un mercato dove si comprano e si vendono voti”.

Ad oggi, a detta di Saied, vi sono ancora sfide da affrontare, ma non vi è spazio per caos o sconfitta. Al contrario, “più si intensificano le crisi inventate, maggiore è la volontà di superarle”. Ad ogni modo, il capo di Stato ha assicurato che sono state già elaborate misure transitorie, in linea con le richieste della popolazione, e che presto verrà nominato un nuovo primo ministro. Parallelamente, è stata promessa una nuova “legge elettorale” che renderà i “deputati responsabili nei confronti dell’elettorato tunisino”, mentre le disposizioni relative a diritti e alle libertà, sancite dalla Costituzione, rimarranno in vigore. “Vi sono persone che vogliono tornare a prima del 25 luglio”, ha riferito Saied, sottolineando, però, che non si tornerà più alla situazione antecedente a tale data e che, in realtà, “molte istituzioni governative hanno migliorato i propri rendimenti dopo l’introduzione delle misure eccezionali”.

Il 25 luglio scorso, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino.

Sebbene il partito islamista moderato Ennahda, primo partito nella coalizione di governo, avesse inizialmente definito la mossa di Saied un “colpo di Stato”, sono diversi i tunisini che hanno accolto con favore quanto accaduto, in quanto desiderosi di porre fine a una situazione di stallo a livello sia politico sia economico. A tal proposito, in un sondaggio condotto da Sigma Conseil, istituto che svolge statistiche in Paesi Nord-africani, Saied risulta essere ancora il favorito in eventuali elezioni presidenziali, con il 90,1% delle preferenze, su un campione di  1.983 tunisini.

Alle decisioni di Saied del 25 luglio ne sono seguite altre. Sono stati circa 30 i funzionari impiegati nelle istituzioni governative o con incarichi in ambito giudiziario che sono stati destituiti in dieci giorni. Il 5 agosto, poi, il presidente ha posto fine al mandato di altri tre governatori provinciali, a due giorni di distanza dal licenziamento di Anis Oueslati, il governatore di Sfax. Al contempo, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011. Gli imprenditori coinvolti nella campagna, a detta di Saied, devono allo Stato circa 4,8 miliardi di dollari. A questi è stato proposto un “accordo legale”, che prevede la restituzione dei fondi saccheggiati.

Quanto accaduto il 25 luglio rappresenta l’apice di una situazione di instabilità politica, economica e sociale che caratterizza da mesi il Paese Nord-africano. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. 

A livello politico, Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi attendevano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si è opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, il giuramento è necessario per espletare i compiti affidati. Non da ultimo, il presidente si è altresì rifiutato di firmare un progetto di legge per la formazione di una Corte Costituzionale, sebbene già approvato in Parlamento in due sessioni consecutive.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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