Siria: raid degli USA a Idlib, ucciso un leader di al-Qaeda

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 8:36 in Siria USA e Canada

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Un leader di al-Qaeda è rimasto ucciso a seguito di un raid aereo perpetrato dalla coalizione internazionale a guida statunitense a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. A riferirlo, nella sera del 20 settembre, è stato il Dipartimento della Difesa statunitense.

Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha riferito ai giornalisti che l’attacco è stato condotto nella provincia di Idlib e che, stando a quanto riportato fino al pomeriggio del 20 settembre, non sono state registrate vittime civili. “Secondo le prime indicazioni, abbiamo colpito l’individuo a cui stavamo mirando”, ha invece dichiarato in una nota la portavoce del comando centrale CENTCOM, il tenente Josie Lynne Lenny, con riferimento al leader dell’organizzazione terroristica. Fonti locali hanno poi specificato che ad essere colpito è stato un veicolo, presumibilmente con a bordo il leader jihadista, che viaggiava nella città di Binnish, nell’Est di Idlib. Al contempo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha fatto sapere che tra le vittime vi sono stati anche altri due comandanti jihadisti, uno di provenienza saudita e l’altro originario dello Yemen. Come riportato dallo stesso SOHR, con sede a Londra, Hayat Tahrir al-Sham ha successivamente arrestato circa 10 persone, tra professionisti dei media e sfollati di Hama, Damasco e Idlib, con l’accusa di aver collaborato con la coalizione internazionale, fornendo coordinate per prendere di mira l’auto. 

In passato, sin dalla metà del 2019, gli Stati Uniti hanno già condotto attacchi contro Idlib, l’ultima roccaforte siriana tuttora controllata dai gruppi di opposizione. L’obiettivo di Washington è stato prendere di mira agenti di organizzazioni terroristiche quali al-Qaeda e lo Stato Islamico, tra cui il leader dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso, il 27 ottobre 2019, mentre si nascondeva proprio a Idlib, dopo essere fuggito dalla Siria orientale. Al momento, gran parte del governatorato siriano Nord-occidentale e della vicina provincia di Aleppo è posta sotto il controllo dei ribelli, tra cui membri di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana.

Nel frattempo, Idlib ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile siriana, il 15 marzo 2011, ed è spesso preso di mira da bombardamenti perpetrati dalle forze aeree di Damasco e del suo alleato russo, nonostante un accordo di cessate il fuoco siglato il 5 marzo 2020. La presenza di altre reti jihadiste nel Nord-Ovest della Siria, come Huras al-Din,  ha sollevato preoccupazioni sulla sostenibilità di tale intesa raggiunta da Russia, sostenitrice del presidente siriano, Bashar al-Assad, e Turchia, la quale appoggia i gruppi di opposizione. 

Nel frattempo, sono circa 900 i soldati degli Stati Uniti schierati nel Nord-Est della Siria, a sostegno di un’alleanza di milizie a guida curda nota come Syrian Democratic Forces (SDF). Tale missione, che vede Washington a capo di una coalizione internazionale volta a sradicare le cellule dello Stato Islamico ancora attive, è considerata separata dagli attacchi mirati del CENTCOM nella provincia di Idlib. I funzionari dell’amministrazione Biden hanno più volte ribadito che le truppe statunitensi non lasceranno la Siria, mentre Washington continua a chiedere riforme da parte del governo di Assad, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.  In tale quadro, il 10 settembre, il maggior generale John Brennan ha preso il comando della missione anti-ISIS. Anche Brennan, un veterano comandante delle forze speciali che ha collaborato con il comandante in capo delle SDF, Mazlum Abdi, nella lotta contro lo Stato Islamico, ha svolto un ruolo nel raid della Delta Force che ha ucciso il leader dell’ISIS al-Baghdadi. 

Quello del 20 settembre è stato il primo raid confermato dagli USA contro al-Qaeda nel 2021 ed è il primo annunciato dal comando centrale dall’attacco del 29 agosto a Kabul, in Afghanistan, che ha provocato la morte di 10 civili, tra cui un operatore umanitario e 7 bambini. Risalgono, invece, alla notte tra il 28 e il 29 giugno raid aerei contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria. Come spiegato dal Pentagono, in tal caso si è trattato di “attacchi di precisione” a scopo difensivo contro strutture impiegate da milizie sostenute dall’Iran. A detta di Washington, l’operazione è giunta in risposta agli attentati condotti da tali gruppi armati contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq, perlopiù perpetrati per mezzo di droni. Il primo attacco ordinato dall’amministrazione di Joe Biden in Siria è stato condotto nella notte del 25- 26 febbraio . Anche in tale occasione sono state prese di mira le postazioni situate nell’Est della Siria, nei pressi del confine con l’Iraq, utilizzate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le cosiddette “Brigate di Hezbollah” e Kaitaib Sayyid al-Shuhada, ritenute essere tra le responsabili dei diversi attentati perpetrati contro obiettivi statunitensi in Iraq. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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