Russia: Gazprom nega all’Europa maggiori forniture di gas

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 18:34 in Europa Russia

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La società energetica statale russa Gazprom ha annunciato, martedì 21 settembre, che non intende incrementare le esportazioni di gas verso l’Europa nonostante quest’ultima stia affrontando una profonda crisi energetica a causa dell’incremento di prezzo di gas naturale.

A riferirlo, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa Interfax. Nello specifico, nelle aste di gas per il mese di ottobre, il colosso energetico russo non ha messo a disposizione le capacità extra disponibili nei gasdotti che transitano attraverso l’Ucraina, riducendo drasticamente le sue consegne di gas naturale verso l’UE. Inoltre, la società ha reso disponibile solo un terzo della capacità di trasporto del gasdotto Yamal, che transita attraverso la Polonia. La scelta di non massimizzare le esportazioni di gas verso il continente europeo per soddisfarne la domanda rischia di porre il blocco in uno stato di precarietà energetica. Questo è legato al fatto che oltre il 60% del gas naturale di cui Bruxelles si serve per alimentare abitazioni, uffici e fabbriche è importato e la Russia, in tale quota, rappresenta il 40%.

Quanto annunciato il 21 settembre ha innescato un effetto domino, che ha provocato un’ulteriore impennata dei prezzi all’ingrosso di gas, già in forte aumento a partire dal mese di luglio. Nello specifico, a partire da metà settembre, il prezzo del gas in Europa ha superato i 950 dollari per 1.000 metri cubi e tale tendenza crescente si è confermata anche nella settimana successiva. L’Occidente, soprattutto l’UE e gli Stati Uniti, ha fortemente criticato la mossa di Gazprom, definendola una strategia geopolitica nella quale l’energia sarebbe utilizzata come mezzo per esercitare pressioni sull’Occidente. È in tale quadro che è necessario collocare la richiesta che un gruppo di eurodeputati ha avanzato, il 17 settembre, alla Commissione Europea. Quest’ultima è stata esortata ad indagare sul rapido incremento dei prezzi di gas, nonché su come Gazprom stesse tentando di “manipolare” il mercato energetico per i propri obiettivi. “Chiediamo alla Commissione Europea di aprire urgentemente un’indagine sulla possibile manipolazione deliberata del mercato [energetico] da parte di Gazprom e sulla potenziale violazione delle regole di concorrenza dell’UE”, si legge nella nota ufficiale, citata da Reuters. A supporto dei loro timori, i deputati di Bruxelles hanno citato le frequenti e immotivate interruzioni della produzione di gas di Gazprom, nonché il fatto che la società non abbia messo a disposizione la capacitò totale dei gasdotti esistenti. “Tutti questi fattori lasciano sospettare che l’aumento record del prezzo del gas naturale in Europa […] possa essere il risultato diretto” di una strumentalizzazione del mercato energetico, hanno dichiarato i legislatori dell’UE.  

Anche gli Stati Uniti hanno commentato le ultime dichiarazioni di Gazprom. Nel dettaglio, un consulente senior per la sicurezza energetica del Dipartimento di Stato USA, Amos Hochstein, ha dichiarato a Bloomberg che le forniture di Gazprom erano “inspiegabilmente basse” e che la mancata possibilità di prenotare la capacità aggiuntiva dei gasdotti, nel mese di ottobre, ha aumentato i timori che la Russia stesse tornando ad esercitare pressioni energetiche.

Dall’altra parte, Gazprom ha negato le accuse, sottolineando che le forniture di gas verso il mercato europeo sono avvenute nel pieno rispetto dei contratti in vigore tra le parti. Anche il Cremlino è intervenuto nella questione, sottolineando che la volatilità di prezzo del gas nel marcato dimostra quanto l’Europa dovrebbe siglare contratti a lungo termine con la Russia, piuttosto che fare affidamento sui prezzi di mercato. Secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa del colosso energetico russo, la maggior parte delle vendite di gas russo verso l’Europa avviene attraverso contratti a lungo termine. I prezzi sono dettati in anticipo da formule legate a un determinato paniere di prezzi di riferimento nei nove mesi precedenti, o del petrolio globale. Inoltre, nei documenti vi è la clausola take or pay per i volumi contrattuali significativi. Nello specifico, la clausola impone agli acquirenti di pagare tutto il gas contrattato, che sia stato estratto o meno, con l’opzione di importare i volumi non utilizzati in un secondo momento. ma che possono successivamente ritirare i volumi non consumati con un supplemento al ricevimento dei volumi minimi annuali contratti per l’anno specificato.

Infine, il quotidiano russo Kommersant ha reso noto che il governo della Federazione potrebbe consentire “in via sperimentale” alla società energetica russa Rosneft di esportare verso l’Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Tale epilogo, però, si potrebbe verificare solo a seguito della firma di  un accordo con Gazprom. La testata indipendente russa, nel rivelare tali informazioni, ha fatto riferimento alla bozza di un documento che il vicepremier con delega alle questioni energetiche, Aleksander Novak, ha inviato al presidente russo, Vladimir Putin. Novak ha proposto di redigere un accordo di questo tipo attraverso il lavoro congiunto dei Ministeri dell’Energia e delle Finanze: spetterà poi a Putin prendere una decisione in merito, soprattutto per le divergenti posizioni di Gazprom e Rosneft sulla vicenda. Secondo il primo, le quotazioni dei futures sul gas per il 2022 rivelano quanto sia “improbabile” che i prezzi restino elevati e, di conseguenza, l’adozione di decisioni a lungo termine sulla regolamentazione delle esportazioni di gas e sulla legislazione fiscale “sulla base delle fluttuazioni a breve termine dei prezzi di mercato del gas naturale sembra irragionevole”. Inoltre, Gazprom ritiene che Rosneft acquisti volumi significativi di gas sul mercato russo per adempiere ai suoi contratti all’interno del Paese, ma allo stesso tempo vuole fornire gas per l’esportazione

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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