L’Italia chiede collaborazione all’UE nella gestione dei flussi migratori

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 17:00 in Europa Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La ministra italiana dell’Interno, Luciana Lamorgese, durante un colloquio al Viminale con il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, lunedì 20 settembre, ha affermato che l’Italia sta affrontando una crescita dei flussi migratori a causa delle situazioni di crisi politica che affliggono Paesi come la Libia e la Tunisia. In attesa dell’approvazione definitiva del Patto europeo per l’ immigrazione e l’asilo, Roma si aspetta, nei prossimi mesi, da parte dei Paesi membri dell’UE “un segnale concreto di solidarietà sul fronte del ricollocamento dei migranti”, ha precisato Lamorgese. La ministra ha poi parlato anche della complessità della situazione sulla rotta balcanica, una tratta che rischia di diventare critica soprattutto alla luce della gestione dei profughi in fuga dall’Afghanistan. A tal proposito, si è confrontata con Schinas sull’urgenza di un incontro tra i Paesi membri interessati, coordinato dalla Commissione europea, “per condividere una linea comune di azione sulla gestione dei flussi migratori via terra e delle richieste di asilo nei Paesi di primo ingresso nella UE”.

“Per anni abbiamo avuto lo stesso problema in Europa e cioè che tutti pensano che la migrazione sia il problema di qualcun altro. Non è così. Le sfide della Lituania al confine con la Bielorussia sono sfide per tutta l’Unione europea. Così come gli arrivi in Italia sono gli arrivi in Europa. Abbiamo bisogno di un approccio europeo comune alla migrazione. Un approccio che tenga conto della situazione specifica dell’Italia”, ha riferito da parte sua il vicepresidente della Commissione europea, in un’intervista all’agenzia di stampa italiana Ansa, riprendendo il messaggio della Lamorgese secondo cui l’Italia ha bisogno e merita il sostegno europeo sulla migrazione.

Riguardo al tema degli arrivi lungo la frontiera orientale dell’UE, va ricordato che, ad agosto, migliaia di migranti hanno attraversato il confine dalla Bielorussia agli Stati dell’Europa dell’Est, come Lettonia, Lituania e Polonia, cercando di entrare nell’Unione. Quest’ultima sosteneva che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, stesse conducendo una sorta di “guerra ibrida”, utilizzando i migranti per esercitare pressioni sul blocco. La Polonia, da parte sua, aveva dichiarato che non avrebbe consentito l’ingresso delle persone al confine. Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, nonostante le pressioni dell’UNHCR che chiedeva di accogliere i migranti, aveva affermato che non avrebbe ceduto ai “ricatti” della Bielorussia. 

Per quanto riguarda invece la rotta considerata di interesse prioritario per l’Italia, data la sua vicinanza al nostro Paese e la vastità dei flussi che la percorrono, va sottolineato che gli arrivi attraverso il Mediterraneo centrale non si arrestano. Nel fine settimana, tra sabato 18 e domenica 19 settembre, la Ocean Viking, la nave della ONG Sos Mediterranee, ha soccorso 129 migranti, al largo della Libia e di Malta, in una serie di operazioni di salvataggio. Secondo quanto sottolineato dalla stessa organizzazione, 2 delle persone a bordo sono state trasferite, nella mattinata del 20 settembre, su un’unità della “Guardia Costiera italiana con quattro membri delle loro famiglie” poiché soffrivano “di malattie croniche e avevano bisogno di cure mediche urgenti a terra”. Gli altri 123 sopravvissuti, invece, sono ancora sulla Ocean Viking in attesa di approdare. Il più piccolo, tra i migranti a bordo, ha meno di un mese. 

Il primo soccorso del fine settimana era avvenuto a mezzogiorno di sabato 18 settembre, quando 25 persone erano state soccorse mentre si trovavano su “una barca di legno in pericolo in acque internazionali”, al largo delle coste libiche. Domenica mattina, altri 33 migranti erano stati soccorsi, sempre al largo della Libia. Tra la sera di domenica e la notte tra domenica e lunedì, la Ocean Viking aveva infine effettuato altre due ulteriori operazioni di salvataggio, entrambe al largo di Malta. Nella prima erano state tratte in salvo 58 persone, nella seconda 13.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), almeno 1.369 persone sono morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno mentre cercavano di raggiungere l’Europa.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.