Libano: il governo riceve la fiducia del Parlamento

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 10:07 in Libano Medio Oriente

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Dopo una sessione durata circa otto ore, la squadra governativa libanese guidata dal premier Najib Mikati ha ricevuto la fiducia del Parlamento, il 20 settembre. In tal modo, Beirut sta provando a porre fine a uno stallo politico durato circa 13 mesi e a intraprendere il cammino di riforme volto a risanare un quadro economico e finanziario in continuo deterioramento.

In particolare, sono stati 85 i deputati espressisi a favore del nuovo esecutivo, mentre 15 hanno votato contro, tra cui membri delle Forze libanesi, partito cristiano, e diversi parlamentari indipendenti. Inoltre, più di una decina di deputati, tra cui gli ex premier Saad Hariri e Tammam Salam, era assente all’incontro del 20 settembre. La sessione volta a conferire fiducia alla squadra a guida Mikati non è stata esente da problematiche, tra cui un blackout che ha provocato un ritardo di circa 40 minuti presso il palazzo dell’UNESCO, sede provvisoria del Parlamento dallo scoppio della pandemia di Covid-19.

Da parte sua, il premier, rivolgendosi ai deputati di Beirut, ha evidenziato come il Libano richieda un approccio straordinario, in un momento in cui si trova “sull’orlo del collasso totale”, alla luce di una “soffocante” crisi economica, sociale e finanziaria, caratterizzata, tra gli altri fattori, dal crollo della valuta nazionale e da un aumento significativo dei prezzi delle materie prime. Ciò ha portato la popolazione ad alienarsi dai dibattiti politici per far fronte ai problemi più urgenti della vita quotidiana. Di fronte a tale scenario, il primo ministro ha ribadito pieno sostegno alle forze di sicurezza e dell’esercito, mentre ha dichiarato che Beirut rafforzerà le proprie relazioni con i partner arabi ed europei, anche per quanto riguarda il ritorno degli sfollati siriani. “Apparteniamo al mondo arabo e ne abbiamo bisogno”, ha dichiarato il primo ministro nel corso di una conferenza stampa a margine del voto di fiducia, aggiungendo: “Busseremo alla porta di ogni Paese arabo per chiedere aiuto”.

Al contempo, il governo Mikati si è impegnato a tenere elezioni legislative, al momento calendarizzate per l’8 maggio 2022, e a riprendere i negoziati con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), da cui ci si aspetta di negoziare un piano di salvataggio. In tal caso, l’obiettivo sarà riformare il settore bancario e ristrutturarlo, laddove necessario, oltre a rivitalizzare il ciclo economico, in modo da contribuire a finanziare il settore privato con vantaggi incoraggianti, garantendo i diritti e i fondi dei depositanti. Non da ultimo, Mikati si è detto determinato ad apportare modifiche ai salari dei dipendenti del settore pubblico, sulla base di uno studio condotto dal Ministero delle Finanze che tiene conto delle risorse finanziarie dello Stato e dello stato delle finanze pubbliche.

Il nuovo governo era stato annunciato il 10 settembre scorso, mentre la prima riunione, volta redigere una dichiarazione con cui ottenere la fiducia del Parlamento, si è tenuta il 13 settembre. Il governo a guida Mikati è formato da 24 ministri, di cui una donna, Najla Riachi Assaker, ministra dello Sviluppo Amministrativo. Tra coloro che sono chiamati a risanare un debito pubblico stimato al 341% del PIL, per il 2021, vi è il ministro dell’Economia, Amin Salam, un avvocato che si definisce un “Dirigente di Diritto internazionale e sviluppo economico”, vicepresidente per lo sviluppo aziendale per la Camera di commercio araba nazionale-americana (NUSACC). Un altro è il ministro delle Finanze, Youssef Khalil, un ex alto funzionario della Banca centrale libanese e, secondo quanto riferito, l’architetto della famigerata “ingegneria finanziaria” del Libano.

Anche Salam ha riferito, il 20 settembre, che il Libano conta sul sostegno internazionale e che sono stati già avviati contatti a riguardo. Parallelamente, il ministro ha affermato che l’obiettivo è accelerare il lancio della cosiddetta “carta di finanziamento”, che prevede assistenza finanziaria mensile per le famiglie libanesi più bisognose, monitorare i prezzi delle materie prime e provare a ridurli. A tal proposito, Salam ha espresso la speranza che i prezzi delle materie prime inizino a scendere già questa settimana, visto il recupero della sterlina libanese registrato dall’annuncio della formazione del governo. In particolare, il tasso di cambio contro il dollaro USA nel mercato parallelo è passato da circa 19.000 a quasi 15.000 lire.

Mikati è un imprenditore, definito “miliardario”, di 65 anni, proveniente dalla città settentrionale di Tripoli, ed è stato già primo ministro per due volte in passato, oltre che ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. Tuttavia, il primo ministro designato fa parte di quella classe politica accusata di aver condotto il Libano verso la crisi attuale. Inoltre, Mikati deve far fronte all’opposizione del blocco cristiano, compresa quella del Movimento Patriottico Libero, partito fondato dal presidente Aoun e guidato dal genero Gebran Bassil. Quest’ultimo, il quale guida la maggiore alleanza cristiana in Parlamento, non ha nominato alcun candidato nel corso delle consultazioni vincolanti del 26 luglio. Tuttavia, Bassil si è detto disposto a lavorare con Mikati per favorire la formazione di un nuovo gabinetto e, il 20 settembre, ha conferito fiducia al nuovo governo, me in cambio di riforme.

Mikati, nominato il 26 luglio scorso, è il terzo premier ad essere stato designato da quando il precedente governo provvisorio, guidato da Hassan Diab, si è dimesso a seguito dell’esplosione di Beirut di agosto 2020. Da allora, il gabinetto di Diab ha agito solo in veste di custode. Il primo ad aver provato a formare un governo era stato l’ex ambasciatore del Libano in Germania, Mustafa Adib, dimessosi a settembre. Poi, il 22 ottobre 2020, era stato il turno di Saad Hariri, il quale, il 14 luglio 2021, ha riferito di non essere riuscito a trovare un consenso per formare un nuovo governo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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