La CEDU condanna la Russia per l’avvelenamento di Litvinenko

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 14:42 in Europa Russia

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La Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha stabilito, martedì 21 settembre, che la Russia è colpevole dell’omicidio dell’ex agente segreto russo, Alexander Litvinenko, avvenuto nel Regno Unito il 23 novembre 2006.

La Corte ha deliberato che l’ex guardia del corpo del KGB, Andrei Lugovoy, e un altro russo, Dmitry Kovtun, “hanno agito per conto dello Stato russo nell’assassinio di Litvinenko”, causato da avvelenamento da polonio 210, un raro isotopo radioattivo. Pertanto, la CEDU ha dichiarato che la responsabilità per l’omicidio dell’ex spia russa, divenuto poi cittadino britannico, ricade interamente sulla Federazione. Nella dichiarazione rilasciata dall’Ente europeo, inoltre, si legge che, con molta probabilità, l’uccisione è stata orchestrata dal Servizio Federale per la Sicurezza (FSB) russo, ovvero il diretto successore del KGB dell’era sovietica. “L’operazione, pianificata e complessa, prevedeva la somministrazione di un raro veleno mortale, l’organizzazione del viaggio per la coppia”, si legge nella dichiarazione della CEDU, dove è stato altresì aggiunto che la ripetitività dei tentativi di avvelenamento ha mostrato con evidenza che Litvinenko fosse l’obiettivo principe dell’operazione.

Sebbene il Cremlino abbia sempre negato il coinvolgimento nella vicenda, secondo la CEDU le autorità russe sono anche colpevoli per non aver “condotto un’inchiesta efficace per far luce sui fatti”. Inoltre, Mosca è stata anche condannata per non aver collaborato con le Forze dell’ordine di Londra e con la Corte di Strasburgo durante le indagini.  “Tuttavia, il governo non ha fatto alcun serio tentativo per fornire informazioni o per confutare le conclusioni delle autorità britanniche”, si legge nella sentenza europea.  Pertanto, nel definire la Russia colpevole e nel condannarla per non aver offerto supporto durante l’inchiesta, la Corte ha stabilito che Mosca dovrà versare 100 mila euro per danni morali alla moglie di Litvinenko e altri 22.500 per le spese legali.

A rivolgersi alla CEDU per ottenere giustizia era stata la moglie del dissidente, Marina Litvikeknko, la quale ha sempre ribadito che dietro l’assassinio vi fosse stato il governo della Federazione Russa. Nel dettaglio, la denuncia è stata inviata al Tribunale il 21 maggio 2007 e, successivamente, dal 16 dicembre 2014 all’8 marzo 2016, le autorità britanniche Scotland Yard hanno aperto un’indagine per investigare sull’assassinio. Inizialmente, il caso era stato avviato come “morte per cause sconosciute”, tuttavia, a seguito di prove rivenute sul campo, è stato riclassificato come “omicidio”. Su richiesta britannica, l’Ufficio del procuratore generale russo ha poi condotto simultaneamente azioni investigative a partire dal dicembre 2006, aprendo un procedimento penale sull’omicidio. In seguito, nel maggio del 2007, l’Ufficio del procuratore britannico ha accusato l’ex agente Lugovoy di essere l’artefice dell’assassinio, richiedendo alle autorità russe la sua estradizione. Tuttavia, Mosca si è rifiutata di estradare Lugovoy, appellandosi ad emendamenti della Costituzione russa contro l’estradizione. 

Litvinenko, un ex ufficiale dell’FSB, era fuggito dalla Russia nel 1999, dopo aver rivelato un presunto piano dell’FSB per uccidere il magnate Boris Berezovsky. Il dissidente è morto il 23 novembre 2006 in una clinica privata a Londra, dove era stato portato il primo novembre del medesimo anno. L’uomo, dopo aver incontrato al Millenium Hotel Lugovoy  e Kovtun, aveva iniziato ad accusare malori. A seguito del decesso, è stato stabilito che la causa della morte era legata all’avvelenamento da radiazione da polonio-210. Tracce di tale sostanza erano state rivenute in diversi locali in cui l’uomo si era recato prima del ricovero, in particolare nel sushi bar Itsu di Piccadilly. Prima di morire, Litvinenko ha accusato pubblicamente il presidente russo, Vladimir Putin, di essere il responsabile del suo avvelenamento e il mandante dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja.

Non è la prima volta che le autorità russe sono state accusate di servirsi di sostanze nocive per neutralizzare figure di opposizione. Tra queste, è rilevante menzionare il caso Skripal e la questione Navalny. Alexey Navalny è uno dei principali oppositori del presidente russo e, Il 20 agosto 2020, a seguito del ricovero i test tossicologici hanno rivelato che il dissidente aveva subito un avvelenamento da gas nervino Novichok. Il 22 agosto,l’uomo è stato trasferito a Berlino per ricevere le cure necessarie presso la clinica Charité. Dopo la sua permanenza di 5 mesi in Germania, il 17 gennaio 2020, l’oppositore ha fatto ritorno nella capitale russa. Le autorità di Mosca hanno dirottato il volo in cui si trovava, facendolo atterrare nell’altro aeroporto della città, lo Sheremetyevo, dove è stato arrestato subito dopo. A distanza di breve tempo, il 2 febbraio, il Tribunale distrettuale di Simonovsky ha condannato Navalny a 3 anni e 5 mesi di lavori forzati per appropriazione indebita nell’ambito del processo Yves Rocher del 2014. Tuttavia, la giudice che ha presieduto l’udienza, Natalya Repnikova, ha deciso di ridurre il periodo di detenzione che il dissidente trascorrerà nella colonia penale a 2 anni e 3 mesi poiché l’imputato aveva già scontato un anno di arresti domiciliari. Successivamente, il 28 febbraio, Navalny è stato trasferito dal carcere giudiziario di Mosca, Matrosskaya Tishina, in una colonia penaledel Servizio Penitenziario Federale russo, situata nella regione di Vladimir, a 200 km dalla capitale.

Il secondo episodio è avvenuto il 4 marzo 2018, quando l’ex spia russa, Sergej Skripal, e la figlia Yulia vennero trovati semi-incoscienti su una panchina di Salisbury, in Gran Bretagna. Furono portati d’urgenza allo Salisbury District Hospital, dove le loro condizioni migliorarono. Più tardi, il distretto antiterroristico di Scotland Yard dichiarò che gli Skripal avevano subito un avvelenamento da gas nervino, successivamente identificato come Novichok, un’arma chimica sovietica. Le autorità britanniche classificarono l’avvelenamento come tentato omicidio e accusarono la Russia. Gli Skripal, successivamente, vissero per circa un anno in una “safe house” dell’Mi5, il servizio di controspionaggio britannico, in una località segreta del Regno Unito. È importante ricordare che, nel 2006, Sergej Skripal fu condannato dalla Russia per alto tradimento  a seguito di attività di spionaggio a favore dei servizi segreti britannici.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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