Iraq: continuano gli investimenti nel gas associato

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 6:28 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq ha ufficialmente lanciato, il 19 settembre, un progetto in materia di gas associato, che consentirà al Paese di produrre 200 milioni di piedi cubi di gas al giorno dai giacimenti di Nassiriya e Gharaf, situati nella provincia meridionale di Dhi Qar.

La notizia è stata data dal ministro del Petrolio iracheno, Ihsan Abdul Jabbar Ismail, con riferimento a un accordo raggiunto, nel 2017, dalla società statunitense Baker Hughes e la irachena South Gas Company (SGC), successivamente rimasto in una fase di stallo. Il progetto costerà 370 milioni di dollari e richiederà 30 mesi per essere attuato. Nello specifico, questo consiste nella progettazione, produzione, consegna, costruzione e messa in servizio di un impianto integrato per il trattamento e la produzione di gas naturale, il quale utilizzerà gas precedentemente bruciato dai giacimenti petroliferi di Nassiriya e Gharraf. Baker Hughes agirà come fornitore di soluzioni globali per SGC, supervisionando la costruzione e l’avvio della struttura, nonché fornendo apparecchiature di compressione, sistemi di monitoraggio digitale e molteplici servizi. Stando a quanto riportato da Jabbar Ismail, le operazioni di progettazione, produzione e costruzione sono state avviate già all’inizio del 2021 e si prevede che l’intero progetto verrà completato entro la metà del 2024. Il gas catturato sarà utilizzato per produrre energia, mentre il GPL e il condensato serviranno a soddisfare la domanda interna di gas da cucina, mentre un eventuale surplus verrà esportato. Oltre a incrementare la produzione di gas a livello nazionale, il progetto consentirà di ridurre le emissioni di CO2 di circa 6 milioni di tonnellate all’anno, e fornirà nuove opportunità di lavoro alla popolazione irachena.

“Dopo aver aspettato più di tre anni di continuo lavoro, il progetto nei giacimenti di Nassiriya e Gharaf è stato avviato”, ha dichiarato, il 19 settembre, il ministro iracheno, il quale, pur non specificando le ragioni che hanno provocato un ritardo simile, ha sottolineato che lanciare tale progetto rappresenta una mossa rilevante a livello economico e, pertanto, è necessario continuare a lavorare. Jabbar Ismail ha poi affermato che il progetto di Nassiriya e Gharraf si inserisce in un quadro più ampio, con cui Baghdad mira a investire nel gas associato nella maggior parte dei giacimenti iracheni, così da potenziare la produzione di gas e, al contempo, rispettare gli impegni presi in materia ambientale. A tal proposito, il ministro iracheno ha dichiarato di aver già raggiunto accordi con società internazionali volti ad aumentare la produzione di energia pulita a sostegno della generazione di elettricità, impianti petrolchimici e delle altre industrie connesse. Il tutto con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale del “gas flaring”, termine con cui si fa riferimento alla combustione, senza recupero energetico, del gas naturale in eccesso estratto insieme al petrolio.

In tale quadro, già il 17 giugno il Ministero del Petrolio iracheno aveva riferito di stare finalizzando un accordo con la compagnia francese Total, volto a porre fine alla combustione di gas associato. La notizia era giunta dopo aver inaugurato un progetto nel governatorato Sud-orientale di Maysan, destinato a sviluppare un impianto di isolamento di gas nel giacimento di Abu Gharb.

Sebbene l’Iraq possieda scorte di gas pari a quasi 131 trilioni, grandi quantità di gas, pari a circa 18 miliardi di metri cubi all’anno e fino a 700 milioni di piedi cubi al giorno, vengono bruciate senza trarne vantaggio, mentre circa 2 miliardi di piedi cubici vengono importati. Inoltre, come spiegato da un deputato iracheno, il processo di combustione del gas associato all’estrazione del petrolio ha avuto un impatto negativo sull’ambiente e ha provocato un aumento dei casi di cancro nelle aree vicine ai giacimenti, oltre a un grande spreco di denaro. Motivo per cui, è stata messa in luce l’esigenza di consentire a colossi stranieri di investire nel gas e nella produzione di energia elettrica in Iraq.

In tale quadro, Baghdad importa circa 50 milioni di piedi cubi di gas al giorno dall’Iran, per colmare le proprie carenze e per generare circa 3.300 megawatt di elettricità, con una spesa pari a quasi 2 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, Teheran ha spesso tagliato le forniture di gas all’Iraq, con una conseguente perdita di oltre 5 GW oltre il confine iracheno.

Alla luce di ciò, l’Iraq, definito il secondo maggiore produttore tra i membri OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, deve far fronte a frequenti blackout, derivanti da quantità di energia elettrica e investimenti in impianti consunti non sufficienti a soddisfare le esigenze del Paese. Il crollo dei prezzi di petrolio del 2020, poi, non ha consentito a Baghdad di far fronte alle spese necessarie alle attività di manutenzione ed espansione del sistema elettrico, a lungo trascurato, mentre le interruzioni di corrente hanno talvolta innescato proteste che hanno nuovamente minacciato la già precaria stabilità del governo. Non da ultimo, entro la fine del decennio, è previsto un aumento del 50% della domanda di energia elettrica, il che ha portato Baghdad a pensare a soluzioni a lungo termine.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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