Indonesia: allarme dell’Onu sulle condizioni di un leader indipendentista di Papua

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 12:39 in Asia Indonesia

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La relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani dell’Onu, Mary Lawlor, ha esortato l’Indonesia a fornire cure mediche adeguate ad un attivista per l’indipendenza della provincia indonesiana di Papua per “impedire che muoia in prigione”.

Il 20 settembre, Lawlor ha reso noto che l’attivista 39enne Victor Yeimo, portavoce internazionale del Comitato nazionale di Papua Occidentale, versa in gravi condizioni di salute. Yeimo è stato arrestato nel capoluogo di provincia Jayapura, il 9 maggio scorso. L’uomo è stato accusato di tradimento, incitamento della violenza, disordini civili, insulto alla bandiera e all’inno indonesiani e di detenzione illegali di armi. Tali accuse sono state emesse in relazione alle proteste indipendentiste avvenute nell’agosto del 2019 e che avevano provocato disordini civili nelle province indonesiane di Papua e Papua Occidentale. Yeimo ha negato le accuse ricevute. Il suo processo è andato avanti ad agosto nonostante le ripetute richieste del suo avvocato per un ritardo per motivi medici.

Lawlor ha affermato: “L’ho già visto: gli Stati negano le cure mediche ai difensori dei diritti umani malati e incarcerati, il che si traduce in gravi malattie o decessi”. L’Indonesia dovrebbe adottare misure urgenti rispetto alla situazione di Yeimo per Lawlor, la quale ha aggiunto che l’accesso dell’uomo alle cure mediche è stato limitato e che le sue condizioni di detenzione “potrebbero essere state una tortura”. Al momento, Yeimo è in cura in un ospedale di Jayapura dopo che un tribunale ha stabilito che doveva ricevere cure mediche. Il 21 settembre, l’attivista papuana Rosa Javiera ha detto in una conferenza stampa organizzata dal gruppo per i diritti umani Amnesty International che Yeimo soffre di tubercolosi cronica che richiede cure mediche continue.

Reuters ha riferito che, alla richiesta di un commento sul trattamento di Yeimo, un portavoce del Ministero degli Esteri indonesiano ha affermato che il suo rappresentante permanente a Ginevra stava preparando una dichiarazione in merito.

Le province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua, fanno parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti, le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Il 15 luglio scorso, l’Indonesia ha approvato una legge sull’autonomia di Papua per incentivarne lo sviluppo. Secondo il Fronte unito per la liberazione di Papua Occidentale, però, si sarebbe trattato di un’estensione di una “legge coloniale e razzista”. Prima ancora, il 25 aprile scorso, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, era stato ucciso in un’imboscata dei separatisti del gruppo armato Free Papua Organisation (OPM). In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti a Papua. Il governo aveva poi designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, lo scorso 29 aprile. Successivamente, il 6 maggio, Jakarta aveva inviato 400 militari in tali territori per accerchiare e reprimere i gruppi armati locali.

I separatisti considerano legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso l’indipendenza alla provincia di Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per i separatisti il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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