Cina-USA: calano gli IDE nella tecnologia

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 18:04 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli investimenti diretti esteri (IDE) legati alla tecnologia tra Cina e Stati Uniti sono diminuiti del 96% dal 2016 al 2020, secondo dati citati da South China Morning Post il 21 settembre. Le due maggiori economie del mondo starebbero disaccoppiano le loro catene di approvvigionamento nel quadro di una crescente rivalità tra grandi potenze.

Secondo la società di consulenza statunitense con sede a Boston Bain & Company, in caso di successo, l’iniziativa degli Stati Uniti per costruire una coalizione di catene di approvvigionamento contro la Cina potrebbe rappresentare una sfida significativa per Pechino, che ha investito molto nella tecnologia e nell’indipendenza delle catene di approvvigionamento. Boston Bain & Company ha stimato che, nel complesso, gli IDE tra Stati Uniti e Cina sono diminuiti del 75%, passando da 62 miliardi di dollari nel 2016 a 16 miliardi di dollari nel 2020.  

Tale tendenza è in contrasto con la crescita del settore tecnologico in entrambi i Paesi. A giugno 2021, il Senato degli Stati Uniti ha approvato l’Innovation and Competition Act, dal valore 250 miliardi di dollari,  con il quale Washington fornirà 52 miliardi di dollari per la ricerca e la produzione nazionali di semiconduttori, garantirà un aumento del 30% dei finanziamenti per la National Science Foundation e disporrà 29 miliardi di dollari per finanziare un nuovo consiglio direttivo per le scienze applicate. Al contempo, la spesa annuale della Cina in ricerca e sviluppo è aumentata, arrivando a oltre 350 miliardi di dollari nel 2020 e il Paese spenderà 1,4 trilioni di dollari nei prossimi anni in tecnologie infrastrutturali tra cui intelligenza artificiale, semiconduttori e reti 5G.

Per Boston Bain & Company le recenti mosse di Cina e USA segnalano che il disaccoppiamento sarà una caratteristica distintiva del settore tecnologico nei prossimi anni. Le preoccupazioni per le congestioni delle catene di approvvigionamento causate dall’emergenza coronavirus e dalla carenza di microchip avrebbero poi intensificato la volontà di autosufficienza delle parti. Nonostante il disaccoppiamento economico tra Cina e USA sembrerebbe “inevitabile”, però, per Boston Bain & Company, potrebbe non essere imminente a causa di elementi che assicurano una continua co-dipendenza nel settore tecnologico globale. Tra questi vi sarebbero la forte dipendenza degli Stati Uniti dall’Asia per l’accesso alla produzione di semiconduttori all’avanguardia, di apparecchiature e design originali e di componenti, nonché la carenza della Cina di tecnologie di processo e attrezzature fondamentali.

Boston Bain & Company afferma che il tentativo degli Stati Uniti di costruire una coalizione globale per contenere la vendita di tecnologie critiche alla Cina ha creato incertezze geopolitiche. Uno dei maggiori punti interrogativi riguarderebbe il posizionamento futuro dell’Europa rispetto alla questione e il ruolo di Taiwan, che è un importante centro di produzione di semiconduttori.

La valutazione di Boston Bain & Company è stata fatta in vista del primo vertice alla Casa Bianca dei leader del Quadrilateral Security Dialogue (Quad), formato da USA, Giappone, Australia e India, prevista per il prossimo 24 settembre. I quattro Paesi potrebbero parlare del contrasto al dominio della Cina e della costruzione di nuove catene di approvvigionamento di semiconduttori. Oltre a questo, il 29 settembre prossimo, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, la segretaria al Commercio, Gina Raimondo, e la rappresentante per il commercio, Katherine Tai, ospiteranno i vicepresidenti della Commissione europea Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis alla riunione inaugurale del Consiglio per il commercio e la tecnologia USA-UE a Pittsburgh. In tale occasione, le parti dovrebbero annunciare un accordo per condividere informazioni e dati relativi alle acquisizioni estere e cooperare sulla valutazione degli investimenti in beni strategici.

Le tensioni tra Cina e USA in ambito economico si sono finora palesate soprattutto in termini commerciali e sono iniziate con una “guerra dei dazi” a partire dal 6 luglio 2018 durante la quale i due Paesi avevano imposto tariffe sui beni importati l’una dall’altra. In particolare, nel 2018 c’era stato un aumento reciproco dei dazi su 34 miliardi di beni importati l’uno dall’altro. Tale quadro si era poi progressivamente e, a maggio 2019, aveva visto un aumento dei dazi da parte statunitense del 25 % su 200 miliardi di prodotti cinesi e, a giugno 2019, l’incremento del 25% delle tariffe su 60 miliardi di prodotti statunitensi da parte cinese. Tale situazione era stata parzialmente attenuata dall’Accordo economico-commerciale “di fase 1” firmato il 15 gennaio 2020 alla Casa Bianca da Liu He e dall’ex presidente degli USA, Donald Trump. La firma era stata il primo passo concreto verso la fine della guerra dei dazi tra le due maggiori economie a livello mondiale. Al momento, i dialoghi in merito sono ripresi ma senza significativi risultati.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.