Camerun: nuove violenze dei separatisti anglofoni

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 9:04 in Africa Camerun

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Almeno 15 soldati e un numero non precisato di civili sono morti, in due attacchi effettuati nel Camerun occidentale. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa del Paese, si tratta di nuove violenze perpetrate da “terroristi” separatisti anglofoni.

Un gruppo di uomini pesantemente armati ha teso un’imboscata ad un convoglio di forze armate a Bamessing, nella regione Nord-occidentale del Camerun, il 16 settembre. Utilizzando ordigni esplosivi improvvisati e un lanciarazzi anticarro, gli aggressori hanno bloccato la strada ai veicoli, sbarrandogli la strada, prima di aprire il fuoco. Un altro attacco aveva preso di mira un convoglio militare a Kumbo, nella stessa regione del Paese, il 12 settembre. 

A proposito delle violenze, il Ministero della Difesa ha sottolineato l’esistenza di reti per il traffico di armi tra “terroristi secessionisti” e “altri gruppi terroristici che operano oltre i confini”. Tali scambi vanno ad inserirsi in un contesto particolarmente delicato, che vede la popolazione anglofona contrapporsi alla parte francofona del Paese, che rappresenta anche il governo e le istituzioni in generale. Il conflitto tra queste due anime del Camerun si è inasprito negli ultimi quattro anni, a seguito di una serie di manifestazioni pacifiche di professionisti anglofoni, che sono state represse con durezza dall’esecutivo. In risposta, si sono formati decine di gruppi separatisti armati per combattere al fine di imporre una nazione indipendente, che intendono chiamare “Ambazonia”.

Secondo le Nazioni Unite, più di 700.000 persone sono fuggite dalle loro case, a causa del conflitto. Inoltre, le vittime registrate fino ad oggi sono circa 4.000. Le associazioni per la tutela dei diritti umani sostengono che le violenze e gli abusi siano perpetrati sia dai gruppi separatisti armati, sia dalle forze di sicurezza del Camerun. Secondo le ONG locali e internazionali, ci sono stati episodi durante i quali le forze governative hanno fatto irruzione nei villaggi, bruciato case e arrestato e ucciso arbitrariamente decine di civili. Al momento, una delle situazioni più critiche nel Paese è stata registrata nella città di Bamenda, la capitale della regione del Nord-occidentale, dove un assalto effettuato dai gruppi armati ha bloccato la città. Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, gli aggressori hanno preso il controllo della maggior parte delle principali strade di accesso, isolando l’area. La situazione in Camerun è andata peggiorando nell’inverno del 2020, dopo il fallimento dei precedenti sforzi diplomatici. 

Allo scoppio della pandemia da nuovo coronavirus, a marzo del 2020, le Forze di Difesa del Camerun Meridionale (SOCADEF), un gruppo separatista, hanno proposto un cessate il fuoco. Il 16 giugno 2020, i funzionari del Governo hanno tenuto colloqui di pace nella capitale, Yaoundé, con i leader del cosiddetto “Governo provvisorio”, un importante gruppo separatista guidato da Sisiku Julius Ayuk Tabe, un leader della rivolta, già condannato all’ergastolo. Tuttavia, né la richiesta di un cessate il fuoco né i colloqui di pace hanno messo fine alle violenze contro i civili. Il 10 settembre 2020, tra le crescenti violenze e a seguito di una sostenuta pressione internazionale, il presidente del Camerun, Paul Biya, ha avviato il “dialogo nazionale”, promuovendo una serie di incontri volti ad affrontare la crisi anglofona.

Il dialogo si è concluso con l’adozione di uno “status speciale” per le due principali regioni anglofone, il Nord-Ovest e il Sud-Ovest, e il rilascio di centinaia di persone arrestate durante i disordini e le proteste. Nonostante i tentativi per ristabilire la pace, la violenza nel Paese non è mai del tutto cessata. Già il 24 ottobre 2020, uomini armati avevano preso d’assalto una scuola a Kumba e avevano aperto il fuoco in un’aula, uccidendo 7 bambini e ferendone altri 13. Il 10 gennaio 2021, i soldati dell’esercito hanno ucciso almeno 9 civili nel villaggio di Mautu, sempre nel Sud-Ovest. Tra i morti c’erano una donna e un bambino. I soldati hanno anche saccheggiato decine di case e minacciato i residenti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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