Argentina: si insedia il nuovo governo dopo tensioni nella coalizione

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 13:04 in America Latina Argentina

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Il presidente dell’Argentina, Alberto Fernández, ha rimescolato il suo gabinetto e insediato i nuovi ministri, lunedì 20 settembre, nel tentativo di rimettersi in corsa verso le elezioni legislative di novembre e salvare la sua coalizione di centrosinistra. In una cerimonia presso la sede del governo, all’interno di Casa Rosada, il governatore regionale Juan Manzur ha assunto la carica di capo del gabinetto, in sostituzione di Santiago Cafiero, che diventerà ministro degli Esteri. Julian Dominguez è stato nominato alla guida del Ministero dell’Agricoltura, uno di quelli chiave nel Paese considerato che l’Argentina è il principale esportatore mondiale di farina di soia lavorata e olio di soia e uno dei principali fornitori al mondo di mais, frumento, orzo e manzo. Sono state apportate modifiche anche ai Ministeri della Sicurezza, dell’Istruzione, della Scienza e della Tecnologia e dell’Interno, dove, rispettivamente, sono stati nominati ministri Aníbal Fernández, Jaime Perczyk, Daniel Filmus e Eduardo Wado de Pedro.

Il rimpasto di governo è stato deciso nella serata di venerdì 17 settembre, dopo un braccio di ferro tra fazioni più o meno moderate all’interno dell’esecutivo. Il risultato negativo ottenuto alle primarie legislative del 12 settembre ha scatenato una crisi senza precedenti all’interno della coalizione di governo Frente de Todos, rappresentante del peronismo di centrosinistra, che ha ottenuto solo il 31% dei voti a livello nazionale. “Stiamo passando il tempo della pandemia. Chiedo a ciascuno di usare tutte le proprie forze. La soluzione è che siamo più uniti che mai per affrontare ciò che è necessario. Non mi vedrete intrappolato in inutili dispute o controversie interne”, ha dichiarato il presidente in un breve discorso prima di ufficializzare l’insediamento del nuovo governo. 

La debacle alle primarie ha messo in luce le differenze politiche tra Fernández e la vicepresidente, Cristina de Kirchner, sua sostenitrice alle presidenziali del 2019. In una lettera indirizzata al capo di Stato e resa pubblica il 16 settembre, dopo che 5 ministri a lei vicini avevano rassegnato le loro dimissioni, la donna ha dichiarato di aver messo più volte in guardia il presidente sulla possibilità di una sconfitta a causa “della delicata situazione sociale” e di “un’errata politica fiscale di aggiustamento”. Il governo ha incaricato il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, di cercare una soluzione per far fronte al debito di 44.000 milioni di dollari, contratto dall’ex presidente Mauricio Macri, nel 2018, con il Fondo monetario internazionale (FMI).

Il colpo elettorale alle primarie ha lasciato il partito bloccato tra due strade: o approfondire le politiche populiste per alleviare le condizioni degli argentini duramente colpiti dalla crisi economica o optare per un approccio più moderato in modo da attirare gli elettori della classe media che si sono radunati dietro l’opposizione conservatrice. Essendo obbligatorie, le primarie hanno rappresentato una sorta di sondaggio su vasta scala. Se questo risultato dovesse confermarsi alle elezioni generali, il governo rischierà la maggioranza al Senato e verrà privato della possibilità di raggiungerla alla Camera.

Il malcontento pubblico nei confronti del governo argentino è cresciuto da quando il Paese è entrato in recessione, nel 2018, con un calo del prodotto interno lordo (PIL) del 9,9% lo scorso anno, a causa della pandemia di coronavirus. L’Argentina possiede uno dei tassi di inflazione più alti al mondo. Da gennaio a luglio di quest’anno era al 29%. Il tasso di povertà, invece, si è attestato al 42%. Giovedì 16 settembre, nella capitale, ci sono state ampie proteste di piazza, in gran parte pacifiche, sia a favore che contro il governo. Ramiro Marra, direttore del Bull Market Group di Buenos Aires, aveva dichiarato, giorni fa, all’agenzia di stampa Reuters che le lotte intestine stavano aggravando “l’incertezza politica, economica e sociale nella nazione”. “Aumenta il rischio Paese, rende i dollari più costosi e spaventa gli investimenti”, aveva detto, riferendosi alla crisi di governo. 

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di Redazione

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