Arabia Saudita: plauso dell’India per la “Green Initiative”

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 16:10 in Arabia Saudita India

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Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan bin Abdullah, ha incontrato il primo ministro indiano, Narendra Modi, il 20 settembre. Oltre a discutere di relazioni bilaterali, Nuova Delhi ha sottolineato il ruolo positivo svolto da Riad nella “salvaguardia dell’ambiente”.

L’incontro si è svolto nella capitale indiana, dove il ministro saudita ha altresì incontrato il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar. Durante i colloqui, sono state prese in esame le relazioni bilaterali tra l’India e il Regno del Golfo, definite “storiche” e solide, oltre alle dinamiche regionali e internazionali di mutuo interesse, tra cui i recenti sviluppi in Afghanistan. Mentre Riad è stata tra i pochi a riconoscere il precedente governo afgano guidato dai talebani, dal 1996 al 2001, Nuova Delhi sembra essere preoccupata per il dossier afgano, soprattutto in relazione al ruolo svolto dal Pakistan.

Ad ogni modo, sia l’India sia l’Arabia Saudita hanno espresso l’intenzione di ampliare gli orizzonti di cooperazione e collaborare per rafforzare la pace e la sicurezza a livello regionale e internazionale. In tale quadro, entrambe le parti si sono dette disposte a rafforzare la partnership economica, in linea con la Saudi Vision 2030, la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario saudita, il cui obiettivo è diversificare l’economia di Riad, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio.

Seppur evidenziando il desiderio dell’India di vedere maggiori investimenti da parte saudita in settori quali energia, informatica e difesa, Modi ha elogiato l’Arabia Saudita per il ruolo pioneristico svolto attraverso le “iniziative verdi” volte a salvaguardare l’ambiente. Il riferimento va, nello specifico, alla “Saudi Green Initiative”, svelata, il 27 marzo scorso, dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Stando a quanto specificato dal principe stesso, l’obiettivo di tale iniziativa è generare metà del fabbisogno energetico del Regno da fonti rinnovabili entro il 2030, salvaguardando, in tal modo, l’ambiente.  Un altro obiettivo cardine consiste nel piantare 10 miliardi di alberi all’interno del Paese nei prossimi decenni, il che significa aumentare le aree verdi di 12 volte. Il tutto, si inserisce, in realtà, nel quadro di un piano più ampio che coinvolge l’intera regione mediorientale, ovvero la “Iniziativa verde per il Medio Oriente”, che mira a piantare circa 40 miliardi di alberi, realizzando uno dei maggiori programmi di rimboschimento a livello internazionale.

Per produrre energia sempre più pulita, l’Arabia Saudita mira poi a intensificare l’attuazione di quei progetti basati sull’utilizzo di energia solare ed eolica. A tal proposito, si pensa che NEOM, la città del futuro da stabilire sulla costa del Mar Rosso, diverrà un esempio in tal senso, in quanto si tratta di una città senza emissioni di Co2, che si affida a fonti rinnovabili per soddisfare il proprio fabbisogno.

Le iniziative per un Paese più “green” sono giunte in un periodo in cui il gigante energetico saudita, la compagnia Saudi Aramco, ha fatto fronte alle operazioni di controllo degli investitori sulle proprie emissioni di carbonio, dopo che, nel mese di gennaio scorso, la società ha escluso alcune raffinerie e impianti petrolchimici dai rapporti riguardanti le emissioni di Co2. Se tali strutture fossero state incluse, sarebbe stato rivelato che Saudi Aramco produce 55 milioni di tonnellate annue in più di anidride carbonica, una cifra equivalente grossomodo alle emissioni del Portogallo.

L’Arabia Saudita, insieme all’Iraq, è in cima alla lista dei Paesi esportatori di petrolio in India. A tal proposito, ad agosto 2021, il Paese asiatico è risultato essere il terzo maggiore importatore e consumatore di petrolio al mondo. In particolare, Nuova Delhi ha acquistato 4,2 milioni di barili al giorno, raggiungendo il livello più alto degli ultimi quattro mesi e il 23% in più rispetto a luglio. Un quinto delle importazioni indiane è giunto dagli Stati Uniti e dall’America Latina, che hanno inviato, rispettivamente, 419.100 e 414.450 barili al giorno, con un aumento di forniture messicane. Circa le quantità di petrolio importate dal Medio Oriente, queste sono diminuite, passando dal 64,7% di luglio al 61,8% . Di conseguenza, la quota importata da membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) è passata dal 77,6% al 67,7%. Ad ogni modo, sempre ad agosto 2021, l’Iraq è rimasto al primo posto tra i maggiori fornitori di petrolio dell’India, seguito dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti, saliti al terzo posto dopo aver saltato quattro posizioni. Il Kuwait è salito al quinto posto, dopo aver occupato la sesta posizione a luglio. Gli Emirati Arabi Uniti, invece, sono rimasti al quarto posto, mentre la Nigeria è scesa di tre posizioni, diventando sesta.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione