America Latina e Caraibi: gli esiti del vertice CELAC

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 16:19 in America Latina America centrale e Caraibi Messico

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Dopo la conclusione del vertice della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ospite dell’incontro, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di aspirare a diventare un blocco simile all’Unione Europea, in grado di strappare l’influenza all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), con sede a Washington. Alcuni Paesi della regione, come Nicaragua, Venezuela e Bolivia, considerano l’OAS troppo vicina agli interessi statunitensi, un atteggiamento segnalato soprattutto dall’esclusione di Cuba dall’elenco degli Stati membri. 

Lopez Obrador, sabato 18 settembre, ha parlato davanti ad oltre una decina di presidenti e primi ministri, durante la cerimonia di apertura, sottolineando che una diplomazia rinnovata potrebbe rafforzare meglio le economie colpite dalla disuguaglianza e dalla recessione nella regione, nonché affrontare le problematiche relative alla crisi sanitaria e ad altre questioni. “In questi tempi, la CELAC può diventare lo strumento principale per consolidare le relazioni tra le nostre nazioni latinoamericane e caraibiche”, ha detto il presidente messicano, aggiungendo: “Dovremmo costruire nel continente americano qualcosa di simile a quella che è stata la comunità economica che ha dato inizio all’attuale Unione europea”. Contemporaneamente, Lopez Obrador ha sottolineato la necessità di rispettare la sovranità nazionale e di aderire a politiche non interventiste e a favore dello sviluppo.

La prima parte del vertice è stata focalizzata sui leader di centrosinistra della regione, tra cui il nuovo presidente del Perù, Pedro Castillo, il cubano, Miguel Diaz-Canel, e il venezuelano, Nicolas Maduro. Il presidente brasiliano di destra, Jair Bolsonaro, si è ritirato dalla CELAC a gennaio dello scorso anno. L’argentino Alberto Fernandez ha cancellato all’ultimo la sua partecipazione all’evento a causa di una crisi politica interna che ha portato ad un rimpasto di governo. Come prevedibile, durante il vertice, sono emerse alcune spaccature tra i leader presenti. Il presidente di centrodestra dell’Uruguay, Luis Lacalle, ha voluto precisare che la sua partecipazione alla riunione non andava interpretata come un segno di avvicinamento ai regimi considerati più autoritari della regione né come un gesto di rifiuto nei confronti dell’OSA. “Siamo preoccupati e guardiamo con serietà a ciò che sta accadendo a Cuba, Nicaragua e Venezuela”, ha detto il capo di Stato, citando i casi di incarcerazione di oppositori politici e altre azioni da lui definite repressive. Il cubano Diaz-Canel ha risposto attaccando le politiche neoliberiste che, secondo lui, hanno ritardato il progresso sociale e criticando la leadership di Lacalle. L’uruguaiano, dal canto suo, si è scagliato contro il governo cubano affermando che non tollererebbe l’opposizione né consentirebbe al suo popolo di eleggere i propri leader. Tra le altre posizioni, il presidente della Bolivia, Luis Arce, ha chiesto un accordo globale per cancellare i debiti dei Paesi poveri mentre il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez, ha invitato alla creazione di un organismo regionale per combattere il cambiamento climatico. È stato altresì annunciato un nuovo fondo CELAC per rispondere ai disastri naturali.

Il defunto presidente venezuelano Hugo Chavez aveva contribuito a creare la CELAC nel 2011. Venerdì 17 settembre, il suo controverso successore, Maduro, è arrivato nella capitale messicana aggiungendosi a sorpresa all’evento. Nelle sue osservazioni, il capo di stato venezuelano ha suggerito di stabilire una nuova sede della CELAC a Città del Messico. Sabato 18 settembre, tuttavia, in un’intervista con la stampa, il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha rifiutato questa proposta spiegando che sarebbe troppo prematura.

Il Messico ha ospitato, negli ultimi mesi, anche colloqui critici tra il governo di Maduro e l’opposizione. Nonostante i tentativi di dialogo, le autorità venezuelane ritengono che i membri dell’opposizione stia mirando a “sabotare” il processo di negoziazioni mediato a livello internazionale. 

“È possibile che il vertice sia servito per fare pressione in modo da ottenere una riforma dell’OAS”, ha osservato José Antonio Crespo, ricercatore del Centro per la ricerca e l’insegnamento economico (CIDE), parlando del vertice CELAC di sabato. “Ora è chiaro che López Obrador stia diventando complice dei nuovi totalitarismi in America Latina”, ha spiegato Tulio Hernández, sociologo venezuelano che vive in esilio in Colombia, in un’intervista con il quotidiano Deutsche Welle. “Avvicinandosi a Díaz Canel e Maduro, López Obrador si pone dalla parte di chi sta fratturando la possibilità di integrazione e progresso democratico in America Latina, ma senza uno scontro aperto con gli Stati Uniti”, ha aggiunto. Gli USA sono comunque il principale partner commerciale del Messico. In ogni caso, per ora, al di là della retorica, delle simpatie e delle ambizioni personali, ciò che resta del vertice CELAC è un’agenzia spaziale latinoamericana, un fondo per i disastri, un accordo sulla produzione di vaccini e una maggiore cooperazione sulle questioni sanitarie.

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di Redazione

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