Afghanistan: nuove nomine del governo talebano

Pubblicato il 21 settembre 2021 alle 17:58 in Afghanistan Asia

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Il 21 settembre, i talebani hanno annunciato le nomine di altri 2 ministri e 11 vice-ministri del governo transitorio, sottolineando lo sforzo “a garantire l’inclusione delle minoranze”. Non figura ancora nessuna donna nell’esecutivo. 

Lo stesso vice ministro per l’Informazione e la Cultura, Zabihullah Mujahid, ha evidenziato il fatto che il gruppo ha posto particolare attenzione alla formazione un governo inclusivo, in relazione alle minoranze, nella speranza che la comunità internazionale riconosca l’esecutivo dei talebani. Tale passaggio è fondamentale per sbloccare i finanziamenti che sono stati congelati a seguito della presa di Kabul da parte del gruppo, il 15 agosto. 

Secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Jazeera English, tra le nuove nomine ci sono rappresentanti della minoranza Hazara, una comunità musulmana sciita che vive nella regione. Gli hazara sono stati obiettivo di attacchi e massacri eseguiti dai talebani, prima, e dallo Stato Islamico e altri gruppi militanti musulmani sunniti, dopo, sia in Afghanistan sia in Pakistan. Durante il primo governo dei talebani nel Paese, dal 1996 al 2001, il gruppo era stato duramente criticato per il trattamento riservato a questa minoranza, che ha subito un sanguinoso massacro nella città di Mazar-i-Sharif, nel 1998. Già a partire dal 2012, tuttavia, erano iniziate a circolare notizie sulla cooperazione tra alcuni rappresentanti hazara e i talebani. Tuttavia, si trattava di casi specifici ed eccezionali. Una collaborazione più concreta ed ampia tra le due parti, invece, è stata registrata a maggio del 2020

Inoltre, le nomine del 21 settembre includono il ministro del Commercio, Nooruddin Azizi, un businessman che proviene dalla provincia del Panjshir, sede del Fronte di Resistenza Nazionale, nonché unica roccaforte che ha provato a resistere alla conquista dei talebani iniziata nella primavera del 2021 e conclusasi con la presa di Kabul, il 15 agosto. Un altro businessman, Mohammad Bashir, è stato nominato come suo vice. Quest’ultimo proviene dalla provincia di Baghlan, un’altra zona dove, nell’ultimo mese, sono state organizzate manifestazioni anti-talebane e dove si sono rifugiati alcune sacche dell’opposizione all’attuale governo. Sottolineando che tre dei nuovi incarichi sono stati assegnati a individui provenienti da Panjshir, Baghlan e Sar-e-Pul, province con una considerevole popolazione tagika e uzbeka, i talebani sostengono di aver lanciato un messaggio a favore dell’inclusione.

Quando gli è stato chiesto della partecipazione delle donne alla vita sociale e politica del Paese, Mujahid ha affermato che il governo provvisorio si è messo in moto per rispondere alle richieste delle donne riguardanti lavoro e istruzione. “Stiamo lavorando per completare le procedure in modo che le ragazze possano riprendere gli studi”, ha affermato. A proposito di questo argomento, è importante sottolineare che, durante il primo esecutivo talebano, dal 1996 al 2001, alle donne era proibito lavorare fuori casa o anche uscire in pubblico senza un tutore maschio. Non potevano frequentare le scuole e le università e venivano punite con la fustigazione pubblica in caso di violazione delle “regole della moralità”, come quella che richiedeva che fossero completamente coperte. 

Con il nuovo governo, i talebani hanno promesso di aprire al mondo femminile. Il 17 agosto, un membro del comitato culturale dei talebani, Enamullah Samangani, aveva lanciato un primo messaggio per le donne afghane, che erano state invitate ad unirsi al governo. In un’intervista con la Televisione Nazionale dell’Afghanistan, Samangani aveva dichiarato: “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime” e aveva aggiunto che queste dovrebbero far parte della struttura del governo. Tuttavia, la partecipazione del mondo femminile rimaneva limitata “in base a quanto previsto dalla legge della Sharia”.

Inoltre, il 24 agosto, lo stesso Mujahid aveva chiesto alle donne afghane che lavorano di stare in casa, per il momento, finché non fossero stati messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. “Le nostre forze di sicurezza non sono addestrate su come trattare con le donne, come parlare con le donne”, aveva dichiarato Mujahid durante una conferenza stampa a Kabul. “Fino a quando non avremo attuato un sistema che garantisca piena sicurezza… Chiediamo alle donne di restare a casa”, aveva aggiunto. “È una precauzione temporanea”, aveva poi sottolineato Mujahid. Nessuna donna è stata inclusa tra i rappresentanti dell’esecutivo resi noti il 7 settembre e neanche successivamente. 

Tra le altre cose, il 12 settembre, il Ministero dell’Istruzione del nuovo governo talebano ha stabilito che le donne potranno studiare all’università, ma in classi separate rispetto agli uomini. Laddove questo non sia possibile, le università dovranno stabilire orari diversi oppure dividere le aule con teli. Parallelamente, le ragazze verranno affidate a insegnanti donne e solo in casi straordinari a insegnanti uomini, nel rispetto delle norme della Sharia. Inoltre, le donne dovranno indossare abbigliamento islamico, e, in particolare, il velo, il cosiddetto hijab, ma non è stato specificato se sarà necessario coprire solo il capo o anche il viso. Infine, verrà effettuata una valutazione delle discipline che verranno insegnate in ciascuna facoltà.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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