USA: voli per espellere i migranti haitiani dal confine Messico-Texas

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 9:14 in America centrale e Caraibi Immigrazione USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno in programma di espellere e rimpatriare un gran numero di migranti haitiani fuggiti dal loro Paese con l’intento di cercare condizioni di vita migliori altrove. Domenica 19 settembre, l’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, ha iniziato a riportare ad Haiti alcune delle migliaia di richiedenti asilo accampate al confine tra il Texas e il Messico. I migranti stavano stazionando per la maggior parte sotto ad un ponte situato presso il valico di frontiera di Del Rio, utilizzato per i traffici attraverso il fiume Rio Grande, in Messico.

Dopo l’annuncio di Washington sull’intenzione di aumentare le capacità dei voli di rimpatrio, molti continuano ad affermare di voler rimanere e chiedere asilo, citando il recente devastante terremoto di Haiti e le turbolenze seguite all’assassinio del presidente, Jovenel Moise, tra le ragioni che rendono loro problematico tornare. “Ad Haiti non c’è sicurezza”, ha detto all’agenzia di stampa Associated Press Fabricio Jean, un haitiano di 38 anni arrivato al confine tra Stati Uniti e Messico con sua moglie e due figlie. “Il Paese è in crisi politica”, ha aggiunto.

Domenica, circa una decina di veicoli del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Texas si sono schierati vicino al ponte di Del Rio. Gli haitiani sono giunti lì attraversando Ciudad Acuna, in Messico. Il nastro giallo della polizia è stato dispiegato per impedire ai migranti di usare una piccola diga lungo il fiume per fare il loro ingresso negli Stati Uniti. Il capo della pattuglia di frontiera, Raul L Ortiz, ha affermato che 3.300 migranti sono già stati trasferiti dal campo di Del Rio in centri di detenzione o messi su voli impiegati per il rimpatrio. Le forze prevedono di trasferire altri 3.000 dei circa 12.600 migranti rimasti in un solo giorno. Il resto dovrebbe essere evacuato nel giro di una settimana, ha chiarito Ortiz. I primi tre aerei hanno lasciato San Antonio per la capitale haitiana Port-au-Prince domenica 19 settembre. Gli atterraggi si sono svolti nel pomeriggio. 

“Stiamo lavorando 24 ore su 24 per portare via i migranti dal caldo e spostarli rapidamente da sotto questo ponte nelle nostre strutture di controllo, al fine di notificare e rimuovere rapidamente questi individui dagli Stati Uniti, in linea con le nostre leggi e le nostre politiche”, ha detto Ortiz durante una conferenza stampa. Decine di migliaia di persone sono bloccate anche nella città meridionale di Tapachula, in Messico, in attesa di documenti che permettano loro di proseguire.

Gli haitiani migrano verso gli Stati Uniti ormai da diversi anni. Molti di loro hanno lasciato la nazione caraibica dopo il devastante terremoto del 2010. Si mettono in marcia per intraprendere pericolosi viaggi a piedi, in autobus o in macchina, attraversando spesso la famigerata giungla di Darien Gap, controllata da bande armate e trafficanti di droga e situata tra la Colombia e Panama.

Gli Stati Uniti hanno affermato che aumenteranno il numero dei voli di rimpatrio per espellere i migranti accampati al confine con il Texas, dove sono presenti circa 14.000 individui. L’ordine introdotto nel marzo 2020, durante la pandemia, conosciuto con il nome di Titolo 42 ed emanato per espellere immediatamente i migranti senza dare loro l’opportunità di chiedere asilo, rimane tuttora in vigore. I minori non accompagnati e le famiglie che corrispondano a determinati criteri sono però stati esentati. Durante il suo primo mese in carica, il presidente Biden ha scelto di esentare i bambini che viaggiano da soli per motivi umanitari. Ciononostante, le agenzie che si occupano di migrazioni, gli attivisti per i diritti umani e gli esperti di salute pubblica hanno criticato l’amministrazione Biden per aver mantenuto in vigore il Titolo 42, esortandolo ad annullare la politica e ad esaminare le richieste di protezione dei richiedenti asilo. Diversi gruppi della società civile hanno altresì invitato il governo statunitense a fermare immediatamente tutti i rimpatri, soprattutto ad Haiti. Nicole Phillips, direttore legale del gruppo di advocacy Haitian Bridge Alliance, ha affermato che l’amministrazione Biden ha adottato “l’approccio sbagliato” nei confronti della situazione umanitaria. “È come dire alle persone che sono in una casa in fiamme che non possono uscire di casa. Devono uscire, la casa sta bruciando. Non possono tornare ad Haiti”, ha dichiarato Phillips al quotidiano Al Jazeera. “Se non entrano negli Stati Uniti per paura di essere espulsi, allora rimarranno in Messico in continuazione. Essenzialmente si sta spostando gli oneri sul Messico e questo è un approccio sbagliato”, ha aggiunto.

A fine luglio, dopo l’assassinio di Moise, avvenuto tra la notte del 7 e dell’8 luglio, Biden aveva deciso di consentire agli haitiani senza visto statunitense di rimanere in quel momento nel Paese senza timore di espulsione. Secondo i critici, questo approccio avrebbe offerto agli altri un incentivo a venire. Ad agosto, le autorità statunitensi hanno fermato i migranti al confine circa 209.000 volte, un numero che ha sfiorato il massimo degli ultimi 20 anni. Biden ha promesso un approccio più umano sul tema dell’immigrazione rispetto al suo predecessore, Donald Trump, ma il presidente sta affrontando un’ondata crescente di migranti che cercano di attraversare il confine da quando è entrato in carica, a gennaio.

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di Redazione

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