Thailandia: i manifestanti ricordano colpo di Stato del 2006

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 13:03 in Asia Thailandia

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Centinaia di manifestanti sono scesi per le strade di Bangkok, il 19 settembre, per ricordare il 15esimo anniversario di un colpo di Stato militare nel quale era stato deposto l’ex premier Thaksin Shinawatra, il 19 settembre 2006. I partecipanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro thailandese Prayut Chan-o-cha.

I manifestanti vestiti di rosso a bordo di auto e moto hanno esibito un enorme modello in cartone di un carro armato, portando avanti la cosiddetta protesta “auto contro carri armati”. I partecipanti al raduno hanno suonato il clacson per chiedere le dimissioni di Prayut, un ex capo dell’esercito che è salito al potere con un colpo di Stato del 2014. Un politico vicino a Thaksin, Nattawut Saikuar, ha dichiarato: “Sono passati quindici anni, siamo ancora qui per combattere”, mentre i suoi sostenitori issavano bandiere con su scritto “Fuori Prayut”. Nattawut ha detto che l’attuale premier del Paese ha avuto tutto il tempo per migliorare la Thailandia e che: “il Paese è in recessione. L’economia, la società e la politica stanno crollando”.

L’ex premier Thaksin, un miliardario che al momento vive in auto-esilio, è rimasto una figura di spicco nella politica della Thailandia da quando i militari avevano deposto il suo governo. L’ascesa al potere di Thaksin era stata rafforzata dal movimento delle cosiddette “camicie rosse”, formato per lo più da sostenitori della classe operaia che lo apprezzano per aver adottato politiche quali l’istituzione di un sistema sanitario universale. Thaksin era però osteggiato dalle élite di Bangkok e dai militari e aveva dovuto affrontare una serie di accuse di corruzione. La sua influenza nella politica della Thailandia, definita da South China Morning Post “clientelare”, è continuata anche dopo la sua deposizione. Sua sorella Yingluck è stata il successivo primo ministro della Thailandia premier fino alla sua deposizione in un colpo di Stato del 2014, guidato dall’allora capo dell’esercito Prayut.

 Dopo aver preso il potere, nel 2017, il primo ministro thailandese ha poi adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. Il primo ministro della Thailandia e altri cinque ministri del suo esecutivo hanno resistito ad una mozione di sfiducia chiesta dall’opposizione il 4 settembre.

In Thailandia, sono tutt’ora in corso proteste che chiedono le sue dimissioni e che sono state caratterizzate anche da scontri violenti.  Le proteste thailandesi hanno assistito ad un nuovo aumento nell’ultimo periodo in quanto i manifestanti che hanno iniziato a chiedere le dimissioni del premier nel 2020 sono tornati in strada con un seguito maggiore di persone insoddisfatte per la gestione della pandemia.

Le proteste erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Il movimento di dissenso era nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. Le principali richieste dei manifestanti erano e sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro e riforme monarchiche. Il movimento aveva però perso vigore a causa di molti arresti dei suoi leader, delle preoccupazioni e delle restrizioni per il coronavirus, nonché delle controversie sulla visione critica della monarchia. Tuttavia, di fronte ad un aumento di contagi di coronavirus a partire dalla terza ondata di aprile 2021, Prayuth è stato criticato per la sua gestione della crisi e per non essere riuscito a garantire forniture tempestive e adeguate di vaccini.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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