Siria: tra tensioni a Nord e nuovi accordi a Sud

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 8:32 in Medio Oriente Siria

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Il governatorato Nord-occidentale di Idlib è stato bersaglio, il 19 settembre, di raid aerei che hanno provocato la morte di un civile. A Sud, il governo di Damasco e gli abitanti di Daraa hanno raggiunto un nuovo accordo riguardante la cittadina di Tafas.

È stato un corrispondente di al-Jazeera a riferire che un civile è stato ucciso mentre una donna è rimasta ferita a seguito di un attacco, perpetrato per mezzo di artiglieria, da parte delle forze aeree di Damasco nella periferia Ovest di Idlib, presso al-Kafir. Parallelamente, Kansafra, nel Sud del medesimo governatorato, è stata oggetto di attacchi aerei perpetrati da Mosca, alleata del presidente siriano, Bashar al-Assad, nel perdurante conflitto. Altri attacchi hanno interessato l’asse di Tall al-Kabinah, nella periferia Nord-orientale di Latakia e quello di Sheikh Suleiman, nell’Ovest di Aleppo. Secondo analisti locali, i bombardamenti russi contro la provincia di Idlib e nei suoi dintorni “hanno obiettivi politici e non rappresentano il preludio di una battaglia”. Si tratterebbe, in particolare, di operazioni precedenti a un nuovo vertice di Sochi, previsto per il 29 settembre.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Nel solo mese di agosto, attivisti locali del Response Coordination Group hanno registrato l’uccisione di 23 civili, tra cui 16 bambini e 3 donne, mentre, nel medesimo periodo, sono state monitorate 711 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco.

Circa Daraa, regione della Siria meridionale, fonti locali hanno riferito ad al-Jazeera che la popolazione di Tafas ha accettato di consegnare ulteriori armi alle forze damascene. La notizia è stata confermata da attivisti locali al quotidiano al-Araby al-Jadeed, i quali, il 19 settembre, hanno riferito che, per il secondo giorno consecutivo, gli abitanti di Tafas hanno continuato a consegnare armi mentre centinaia di persone, tra civili, combattenti locali e ricercati per il servizio militare obbligatorio, hanno raggiunto i centri di reinsediamento. Parallelamente, le forze di Damasco, della polizia militare russa e di sicurezza locali hanno istituito nuove postazioni nei pressi dell’ospedale e degli uffici postali, e l’esercito di Assad ha rafforzato i principali siti militari dentro e fuori la città. Per oggi, 20 settembre, sono poi previste operazioni di perquisizione nelle abitazioni dei cittadini di Tafas.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro di un’intesa maggiore, raggiunta dalle forze di Assad e dai notabili di Daraa al fine di disinnescare le tensioni degli ultimi mesi che hanno interessato soprattutto Daraa al- Balad un distretto meridionale, dell’omonimo governatorato di Daraa, precedentemente controllato da ex gruppi dell’opposizione. Questo, a partire da giugno 2021, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Damasco, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. Oltre al cessate il fuoco, l’accordo, apparentemente entrato in vigore dal primo settembre, prevede la consegna di armi, anche leggere, da parte di combattenti locali, la loro resa alle forze di Damasco e l’istituzione di posti di blocco, sotto la supervisione della polizia militare russa. Coloro che non intendono arrendersi dovranno essere trasferiti nel Nord-Ovest della Siria e, nello specifico, a Idlib. Queste misure, sino ad oggi, sono state già messe in atto presso al-Yadouda e al-Muzayrib, fino a raggiungere Tafas, la più grande città della periferia occidentale di Daraa, nota famosa per la sua feroce opposizione al regime siriano. 

Quanto accade a Idlib e Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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