Myanmar: attacco con bomba e scontri a fuoco a Yangon

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 12:11 in Asia Myanmar

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I dissidenti che lottano contro i militari al potere in Myanmar dal primo febbraio scorso hanno effettuato un attentato dinamitardo contro le forze di sicurezza vicino a Yangon, il 17 settembre. All’attacco è seguito uno scontro a fuoco nel quale hanno perso la vita più persone.

Il governo militare del Myanmar, il 18 settembre, ha comunicato che alcune forze di sicurezza stavano attraversando il sobborgo di Khayan, a Yangon, quando sono state colpite da una bomba artigianale. Successivamente, i dissidenti e i militari hanno iniziato uno scontro a fuoco nel quale un membro delle forze di sicurezza e un dissidente sono stati feriti mentre un numero non specificato di quelli che sono stati definiti dai militari “terroristi” sarebbe stato ucciso. Secondo i media locali, citati da The Straits Times, almeno 2 dissidenti sono stati uccisi e uno è stato arrestato.

Gli ultimi scontri sono avvenuti dopo che, il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del governo di unità nazionale (GUN) nato in contrapposizione alle autorità militari, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”. Ad oggi, gli scontri che hanno coinvolto milizie civili e militari sono stati in gran parte limitati alle aree rurali, diversamente da quanto avvenuto il 17 settembre. Tuttavia, già il 22 giugno scorso, almeno sei persone erano morte in uno scontro a fuoco nella seconda città del Paese, Mandalay. In alcune zone, la popolazione ha formato spontaneamente e con armi spesso autoprodotte le cosiddette forze di difesa del popolo per contrattaccare i militari.

Ad oggi, i dissidenti hanno attaccato le torri di comunicazione appartenenti alla società Mytel di proprietà militare in tutto il Myanmar. Il conflitto si è poi intensificato anche nelle regioni di Sagaing e Magway, dove alcuni locali hanno accusato i militari di aver dato fuoco alle case e di aver causato lo sfollamento di migliaia di persone.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 1.000 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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