Libia: nuovi sviluppi a livello politico, incidente nei cieli di Bengasi

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 10:10 in Italia Libia

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L’Alto Consiglio di Stato ha approvato la base costituzionale per la nomina delle autorità legislative ed esecutive libiche, poco dopo che l’Italia, attraverso l’inviato speciale per la Libia del Ministero degli Esteri, Nicola Orlando, ha ribadito il proprio supporto al processo elettorale. Nel frattempo, 2 persone sono morte a seguito di un incidente tra due elicotteri nella regione di Bengasi.

La legge approvata dall’Alto Consiglio, il 19 settembre, si compone di 63 articoli, ed è stata elaborata da una commissione interna al Consiglio stesso. La mossa è giunta dopo che già il 9 settembre, Aguila Saleh, presidente del Parlamento con sede a Tobruk, aveva firmato una legge presidenziale, approvata solamente dalla commissione parlamentare competente e da non potersi, quindi, considerare definitiva. A seguito di ciò, il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, aveva accusato la Camera dei Rappresentanti di Tobruk di aver violato l’accordo politico, emanando una legge relativa alle elezioni presidenziali senza prima consultarsi con l’organismo da lui guidato.

Ora, come riportato anche da al-Jazeera, l’Alto Consiglio di Stato ha approvato, con una maggioranza pari a 49 membri, due disegni di legge relativi all’elezione delle future autorità esecutive e legislative libiche. Questi, è stato specificato, verranno inviati alla Camera dei Rappresentanti, così come previsto dall’accordo politico, oltre che alla Missione di Sostegno dell’Onu (UNSMIL) e all’Alta Commissione elettorale per osservazioni tecniche. Come sancito dagli Accordi di Skhirat del 2015 e dalla roadmap delineata a Tunisi a novembre 2020, l’Alto Consiglio e la Camera dei Rappresentanti devono coordinarsi sulle decisioni più rilevanti per la Libia, comprese quelle relative alle elezioni calendarizzate per il 24 dicembre prossimo.

In base a quanto stabilito dall’Alto Consiglio di Stato, il potere legislativo verrà affidato a un “Consiglio della Nazione” composto da una Camera dei Rappresentanti e un Senato, i cui membri dovranno essere cittadini libici di fede musulmana, di età non inferiore a 40 anni. Tale Consiglio avrà un mandato della durata di quattro anni, al termine dei quali non sarà possibile alcuna estensione, mentre le operazioni di voto per la nomina dei nuovi deputati avranno inizio 90 giorni prima della scadenza della missione. Circa il potere esecutivo, questo verrà affidato al governo e al Consiglio presidenziale. Anche in tal caso, coloro che guideranno gli organismi esecutivi dovranno essere libici di fede musulmana e non dovranno avere precedenti penali. In base alla norma approvata dall’Alto Consiglio, inoltre, nessun ufficiale militare potrà candidarsi alla carica di presidente, anche se dimessosi da meno di due anni. Ciò contraddice uno degli articoli della legge elaborata a Tobruk, secondo cui “un militare può candidarsi alla carica di presidente a condizione che smetta di lavorare ed esercitare le sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni” e che “in caso di mancata nomina, torni al suo lavoro precedente”.  

La notizia sui nuovi progetti di legge è giunta in un momento in cui la Commissione elettorale ha riferito che il numero di elettori iscrittisi per partecipare alle elezioni di dicembre ha raggiunto quota 856.624. Parallelamente, sono diversi gli attori a livello internazionali che continuano a esortare le parti libiche a tenere elezioni entro la data prestabilita, il 24 dicembre, ritenendole un passo fondamentale per garantire stabilità a lungo termine nel Paese Nord-africano. A tal proposito, il 19 settembre, l’inviato speciale per il Ministero degli Esteri dell’Italia, Nicola Orlando, e l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, hanno incontrato sia al-Mishri sia Saleh. Nel corso dei colloqui, Mishri, pur ribadendo la volontà e il desiderio di tenere elezioni in tempo, ha sottolineato che l’Alto Consiglio non accetterà alcuna “misura unilaterale” che possa ostacolare il processo politico. Le parti italiane, dal canto loro, hanno ribadito il sostegno di Roma alle elezioni libiche e la necessità di organizzarle secondo le tempistiche prestabilite. Inoltre, sono stati presi in esame dossier in materia di cooperazione bilaterale, soprattutto a livello economico, discutendo delle modalità per rafforzarla ulteriormente, rispondendo, al contempo, agli interessi sia libici sia italiani.

Nella medesima giornata del 19 settembre, due elicotteri di tipo Mi-8, appartenenti alle forze di Haftar, si sono scontrati mentre partecipavano a esercitazioni militari nell’area di Mesous, a circa 130 chilometri a Sud-Est di Bengasi. L’incidente ha provocato la morte di due membri dell’equipaggio, Buzid al-Barassi e Milad al-Asebi, mentre altri sono rimasti feriti. Sino ad ora, l’LNA non ha diffuso particolari informazioni sull’operazione condotta a Sud della base aerea di Benina. Ad ogni modo, l’incidente giunge a pochi giorni dagli scontri, del 14 settembre, tra i ribelli ciadiani del  Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad (FACT) e i membri della “Brigata Tareq bin Ziyad”, affiliata all’LNA. A tal proposito, quest’ultima aveva riferito di aver condotto un’operazione militare nel Sud della Libia e, nello specifico, nell’area soprannominata “Turbo”.

Mentre gli scontri sul campo sembrano essere cessati, la Libia continua a ospitare forze e mercenari stranieri, giunti nel Paese nel corso del decennale conflitto. Ciò desta la preoccupazione di chi teme che la loro presenza possa minare il cammino di transizione democratica, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Ad ogni modo, quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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