La Polonia accusa la Bielorussia della morte di 4 migranti

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 19:34 in Bielorussia Polonia Russia

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La Polonia ha accusato, lunedì 20 settembre, la Russia e la Bielorussia di continuare a strumentalizzare l’immigrazione illegale lungo il confine. La denuncia di Varsavia è giunta il giorno dopo che quattro migranti sono stati trovati morti lungo la frontiera bielorussa.

“Abbiamo a che fare con un’azione di massa organizzata e ben diretta da Minsk e Mosca”, ha detto il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, aggiungendo che, a partire dal mese di agosto, il numero totale di migranti che hanno tentato di attraversare il confine del Paese è di 7.000. L’Unione Europea, da parte sua, sospetta che l’afflusso di immigrati provenienti dal Medio Oriente sia frutto di una strategia del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, adottata per condannare le sanzioni che Bruxelles aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il suo regime. Il premier polacco ha poi riferito che, secondo lui, Lukashenko non starebbe agendo da solo ma si starebbe coordinando con la Federazione Russa. Mosca e Minsk, ha continuato Morawiecki, stanno operando con “grande determinazione” per trasportare “decine di migliaia” di persone dal Medio Oriente e dall’Africa.

Nel corso dell’intervista, il premier ha poi riferito che le autorità russe e bielorusse starebbero usando i richiedenti asilo per esercitare pressioni contro l’UE, al fine di favorire “l’immigrazione illegale verso il blocco”. Anche la leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, si è detta di analogo avviso poiché ha accusato Minsk di servirsi dei migranti come strumento di “vendetta contro la Lituania, la Lettonia e la Polonia per aver sostenuto forze democratiche indipendenti” in Bielorussia. “I migranti sono ostaggio di questa situazione, deve finire”, ha dichiarato Tikhanovskaya durante il forum economico nella città polacca Meridionale di Katowice, definendo le azioni di Lukashenko “irresponsabili e disumane”.

Le accuse di Varsavia sono da collocare nel quadro di quanto accaduto domenica 19 settembre. In tale data, quattro civili sono stati trovati morti lungo il confine che la Polonia condivide con la Bielorussia, stando a quanto riferito dalle autorità di entrambi i Paesi. Ad aggravare la situazione sono state ulteriori denunce riportate dalle guardie di frontiera polacche. Queste ultime hanno riferito di aver trovato otto migranti intrappolati nel terreno paludoso lungo il confine, aggiungendo che sette dei quali hanno richiesto il ricovero in ospedale.

 A partire dal mese di agosto, LituaniaLettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza. I timori di Vilnius, Riga e Varsavia sono culminati nel primo vertice multilaterale, tenutosi nella capitale polacca il 13 settembre.  Si è trattato di un summit senza precedenti, indetto per discutere della risposta da adottare per contrastare le “minacce convenzionali e ibride” di Mosca e Minsk. Inoltre, sul tavolo dei negoziati, svoltosi alla presenza dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Paesi, è stato posto il rafforzamento della capacità di deterrenza e di difesa delle Repubbliche Baltiche e della Polonia, nonché le ultime sfide alla sicurezza regionale, come la crisi migratoria.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A partire dal primo gennaio 2021, la Vilnius ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. A seguire, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure, introducendo, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo. Successivamente, il presidente di Varsavia, Andrzej Duda, ha introdotto,  il 2 settembre, lo stato di emergenza. Tale misura restrittiva avrà una durata di minimo 30 giorni e interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie, al confine con la Bielorussia, accusata di servirsi dell’immigrazione illegale ed alimentarla per esercitare pressioni contro l’Unione Europea e le sanzioni del 21 giugno.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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