La Grecia protesta contro le attività di pescherecci turchi nelle sue acque

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 11:46 in Grecia Turchia

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Il ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Dendias, ha incaricato l’ambasciata greca ad Ankara, in Turchia, di emettere una nota di protesta contro le attività di pesca illegale condotte dai pescherecci turchi nelle acque territoriali di Atene. Lo ha riferito il Ministero, lunedì 20 settembre, in una dichiarazione in cui ha specificato: “Purtroppo, la Turchia persiste con il suo comportamento illegale”. “Impegnata a difendere i propri diritti in base a quanto previsto dalle norme internazionali, la Grecia non lascerà senza risposta queste sfide”, ha aggiunto il Ministero. 

Gli sviluppi di oggi seguono una nota diplomatica emessa ieri, domenica 19 settembre, dopo lo speronamento della nave da ricerca Nautical Geo, battente bandiera maltese, da parte di una nave da guerra turca. L’imbarcazione di Malta era impegnata in ricerche in un’area a Est dell’isola di Creta nell’ambito della mappatura del possibile percorso del gasdotto EastMed. Questo, che si estenderà nel Mediterraneo per 1900 chilometri, si pone quale alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica per quanto riguarda l’offerta di gas. Grecia, Cipro e Israele hanno firmato l’accordo per la costruzione del gasdotto il 2 gennaio 2020, definendo l’intesa “storica”. Secondo il progetto presentato, l’East Med partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, dovrebbe soddisfare il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

Grecia e Turchia, entrambi membri della NATO, sono da tempo aspri rivali nella regione a causa di disaccordi su una molteplicità di questioni marittime ed energetiche nel Mediterraneo orientale, nonché sul tema della migrazione. Domenica 19 settembre, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che incontrerà il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la cui riunione è prevista la prossima settimana a New York. Qualche giorno prima, venerdì 17 settembre, Mitsotakis aveva sottolineato che la Turchia era un partner importante per Atene e che le relazioni tra i due Paesi erano necessarie per affrontare qualsiasi nuova sfida migratoria verso l’Europa. Erdogan e Mitsotakis si sono incontrati solo due volte da quando il premier greco si è insediato al governo, l’8 luglio 2019. Entrambi gli incontri si sono svolti a margine di vertici della NATO. L’ultimo risale al 31 maggio di quest’anno. Parlando in una conferenza stampa prima di partire per New York, Erdogan ha affermato che la Turchia, che ospita circa 4 milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali siriani, sta “soffrendo il maggior onere e gli svantaggi più pesanti” della migrazione, e ha specificato che il governo di Ankara adotterà le misure necessarie se le sue controparti non lo faranno.

Da quando la Turchia ha firmato un memorandum d’intesa sui confini marittimi con l’allora Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, il 27 novembre 2019, i rapporti tra Ankara e Atene sono peggiorati. Ad oggi, una serie di sforzi di mediazione sono stati intrapresi, ma nessuno di questi ha portato a risultati effettivi. Il periodo di maggior rottura si è verificato nell’estate del 2020, quando la Turchia ha inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Da allora, i due Paesi hanno cercato di abbassare le tensioni. Nonostante i ripetuti diverbi, Grecia e Turchia continuano a dichiarare di volersi comunque impegnare a migliorare le loro relazioni bilaterali. Ankara afferma di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma sostiene che la sua zona marittima sia racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per il governo turco, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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