Guinea: i golpisti ignorano le sanzioni dell’ECOWAS

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 11:11 in Africa Guinea

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Il leader del colpo di stato militare in Guinea, Mamady Doumbouya, ha fatto sapere ad una delegazione di rappresentanti della Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) di non essere preoccupato per le nuove sanzioni imposte dal blocco, il 16 settembre, per spingere le autorità ad una rapida transizione verso un governo costituzionale. Lo ha riferito un portavoce della giunta, Amara Camara, riportando i commenti rilasciati da Doumbouya durante un incontro con il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, e con quello del Ghana, Nana Akufo-Addo, che hanno visitato Conakry il 17 settembre nel tentativo, infruttuoso, di ottenere il rilascio di Alpha Conde, il capo di stato della Guinea deposto il 5 settembre.

La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale ha deciso di congelare i beni finanziari della giunta e dei loro familiari, il 16 settembre, e di impedire loro di viaggiare. La mossa, avvenuta in risposta alla cacciata del presidente Conde, riflette il desiderio dei membri di impedire un’ulteriore regressione democratica nella regione dopo che quattro colpi di stato militari hanno avuto luogo in Paesi dell’Africa occidentale e centrale nel giro di un anno. Oltre a quello in Guinea, si ricordano i due in Mali, avvenuti uno nell’agosto del 2020 e l’altro nel maggio del 2021, e quello in Ciad, seguito all’uccisione del presidente Idriss Déby, il 20 aprile di quest’anno. 

I rappresentanti dell’ECOWAS hanno chiesto che la transizione in Guinea venga completata entro 6 mesi. In risposta, Doumbouya ha riferito alla delegazione che, prima di tutto, dovrebbe essere presa in considerazione la volontà del popolo guineano. La scorsa settimana, la giunta ha tenuto consultazioni con attori politici e leader del settore imprenditoriale per tracciare un quadro generale del governo di transizione. I golpisti, tuttavia, non hanno ancora commentato i risultati di questi colloqui né specificato i tempi di questa fase transitoria. 

La credibilità dell’ECOWAS in Guinea era stata messa a dura prova già nel 2018, quando il blocco non era riuscito a condannare Conde per essersi candidato al suo terzo mandato presidenziale, poi vinto, modificando il limite costituzionale di due mandati consecutivi. Doumbouya e altri soldati guineani responsabili del golpe hanno affermato di aver allontanato il capo di stato a causa delle preoccupazioni per la povertà e la corruzione dilagante. I leader militari hanno poi ribadito, in una dichiarazione rilasciata il 17 settembre, che non permetteranno a Conde di chiedere esilio fuori dal Paese. “Non cederemo a nessuna pressione”, hanno detto i golpisti dopo la conclusione dei colloqui con i rappresentanti dell’ECOWAS. “Conde è e rimarrà in Guinea”.

Akufo-Addo, dal canto suo, ha affermato che la delegazione ha avuto “una discussione molto franca e fraterna” con Doumbouya e i suoi associati. “Penso che l’ECOWAS e la Guinea faranno bene insieme”, ha detto il presidente del Ghana, aggiungendo di aver incontrato anche Conde, trattenuto dai militari in un luogo non precisato.

Doumbouya, ex ufficiale della Legione straniera francese, ha promesso un governo di transizione di unità nazionale e una “nuova era per la politica e lo sviluppo economico”, ma non ha ancora spiegato esattamente cosa ciò comporterà né in quanto tempo avverranno i cambiamenti. Il leader del colpo di stato ha incontrato i capi dei vari rami militari della Guinea, sperando di unificare le forze armate del Paese sotto il comando dei golpisti. Nelle regioni e nei distretti della Guinea è già avvenuto il passaggio da funzionari civili a funzionari militari. I golpisti hanno voluto rassicurare soprattutto gli investitori stranieri, assicurando che le esportazioni di minerali non saranno tagliate. Doumbouya, poche ore dopo aver preso il potere, era apparso in televisione accusando il governo di “corruzione endemica” e di “oltraggio ai diritti dei cittadini”. “Non affideremo più la politica ad un solo uomo, affideremo la politica al popolo”, aveva dichiarato il leader del golpe in diretta televisiva subito dopo il colpo di stato

Il presidente Conde aveva vinto un terzo mandato presidenziale, in un’elezione fortemente contestata, lo scorso ottobre, dopo aver approvato una nuova Costituzione, nel marzo 2020, che gli aveva permesso di eludere il limite di due mandati presidenziali consecutivi. La decisione aveva scatenato accese proteste nella capitale e nei dintorni e decine di persone erano state uccise durante le manifestazioni, spesso finite in scontri con le forze di sicurezza. Centinaia di abitanti erano stati arrestati. Ciononostante, Conde, 83 anni, si era insediato nuovamente come presidente del Paese il 7 novembre dello scorso anno. Lui stesso ex attivista dell’opposizione, è diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea, nel 2010, venendo rieletto per la seconda volta nel 2015. I critici lo accusano di aver virato verso l’autoritarismo durante gli anni della sua presidenza. Gran parte del malcontento nei confronti di Conde deriverebbe poi dalla sua scarsa capacità di unire la popolazione, dove la maggior parte degli abitanti è di etnia Fulani ma governata dalla minoranza etnica Malinke. Tuttavia, anche il colonnello Doumbouya fa parte di quest’ultimo gruppo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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