Grecia: in un anno crollano gli arrivi di migranti

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 6:50 in Grecia Immigrazione

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Nell’arco di un anno, il numero di arrivi di migranti nella Grecia continentale e nelle varie isole del Paese è calato in maniera significativa. Secondo i dati del Ministero greco per l’Immigrazione e l’Asilo, le persone ospitate nelle strutture di accoglienza sulle isole greche erano 27.576 nell’agosto del 2020, mentre, nell’agosto di quest’anno, sono diventate 5.264. Per quanto riguarda invece la Grecia continentale, i migranti accolti sono passati, nello stesso periodo di riferimento, da 82.119 a 42.181, con un calo pari al 49%. La diminuzione registrata sulle isole è stata più elevata, pari a circa l’80%.

“I numeri riflettono il fatto che la Grecia non si limiterà a un ruolo di osservatore dei flussi migratori” ha dichiarato il ministro per l’Immigrazione e l’Asilo, Notis Mitarakis, in una nota. Il calo più forte è stato rilevato sull’isola di Chios, con un -89% nell’arco di un anno. Subito dopo, si collocano Kos e Samos, con una diminuzione degli arrivi pari all’88%, Leros, con un -87%, e Lesbo, che ha registrato un decremento del 75%.

Il governo di Atene ha dichiarato che, nei primi otto mesi del 2021, gli arrivi di migranti nel Paese sono calati del 53% rispetto allo stesso periodo del 2020. Sulle isole, da gennaio ad agosto, il calo è stato del 78%. Nello stesso arco temporale, un totale di 7.841 persone ha lasciato il territorio greco, per essere rimpatriato o per spostarsi verso Paesi terzi o verso altre mete europee.

Circa un anno fa, il 9 settembre del 2020, il più grande campo d’Europa, quello di Moria, situato vicino a Mitilene, sull’isola di Lesbo, è stato distrutto dalle fiamme. La struttura, progettata per contenere circa 2.200 migranti, ne ospitava almeno 13.000, in condizioni di grave sovraffollamento, al momento dell’incidente. Nonostante la vastità dell’incendio, non ci sono stati morti o feriti. Tuttavia, le persone che vivevano nel campo, ora chiuso definitivamente, sono state costrette a fuggire, abbandonando i propri averi e ritrovandosi prive di un tetto. Più di 12.000 migranti, comprese intere famiglie con anziani e neonati, sono rimaste senza casa. Il centro era stato costruito circa sei anni fa, al culmine della crisi dei rifugiati in Europa. Migliaia di persone si sono ritrovate a dover dormire sotto tendoni allestiti ai bordi delle strade o nei parcheggi dei supermercati.

L’UNHCR, nel 2020, ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione aveva invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivevano, a settembre dell’anno scorso, nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiavano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovavano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros erano sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti erano famiglie. Un terzo della popolazione era costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni. 

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di Redazione

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