Francia-Niger: Parly discute della nuova strategia di sicurezza nel Sahel

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 10:24 in Francia Niger

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La ministra francese delle Forze Armate, Florence Parly, è in Niger per una visita, iniziata domenica 19 settembre, durante la quale ha incontrato il presidente nigerino, Mohamed Bazoum, e illustrato la nuova strategia di Parigi nel Sahel. La discussione con le autorità di Niamey è incentrata sulle trasformazioni in corso per quanto riguarda l’approccio militare della Francia nell’area. In quest’ottica, il Niger è destinato a svolgere un ruolo di primo piano nella lotta al terrorismo e la base aerea di Niamey ad avere una centralità sempre maggiore nel prossimo futuro.

Questa visita, “programmata da tempo”, secondo quanto riferito dal Ministero delle Forze armate, “dovrebbe consentire di aumentare il ruolo del Niger nel futuro dispositivo francese”, in “stretto coordinamento politico” con le autorità locali. La riorganizzazione della strategia militare di Parigi nel Sahel, annunciata a giugno dal presidente Emmanuel Macron, si basa sull’obiettivo di ridimensionare la presenza francese, ottenendo, nel breve termine, un nucleo serrato di 2.500-3.000 uomini contro i 5.100 di oggi. Le missioni saranno ri-orientate sulle operazioni antiterrorismo e sul supporto al combattimento per gli eserciti locali, in collaborazione con gli alleati europei, nell’ambito della nuova missione nota con il nome di “Task Force Takuba”.

Previo accordo con il Paese ospitante, la base aerea francese di Niamey dovrebbe acquisire maggiore importanza nei prossimi mesi, con “capacità di combattimento che ci consentiranno di intervenire in tutta la regione” , ha spiegato la ministra delle Forze armate di Parigi. La base, che attualmente conta 700 soldati francesi, 6 caccia da combattimento e 6 droni armati Reaper, funge già da posto di comando avanzato per le principali operazioni lanciate con le forze locali nella zona conosciuta come “tri-border area”, al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso.

Questa regione è, insieme al Mali centrale, la più colpita dagli attacchi jihadisti condotti nel Sahel. I morti, civili e militari, sono migliaia. La presenza di gruppi terroristici affiliati ad Al-Qaeda o allo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) si è innestata su antiche tensioni tra comunità, alcune delle quali hanno finito per costituirsi in gruppi armati e alimentare ulteriormente le violenze. L’ONG Human Rights Watch (HRW) ha recentemente stimato che più di 420 civili sono stati uccisi dall’inizio dell’anno nel Niger occidentale in attacchi jihadisti che hanno costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case.

Le discussioni franco-nigerine hanno altresì affrontato l’argomento della recente neutralizzazione, il 16 settembre in Mali, da parte delle forze di Parigi impegnate nell’operazione Barkhane, del capo dell’ISIGS, Adnan Abou Walid al-Sahrawi. Il gruppo, affiliato allo Stato Islamico, è solito attaccare i civili nella zona di Liptako-Gourma e si pone in contrapposizione ai gruppi della galassia qaedista, riuniti sotto il Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (GSIM) e attivo nella stessa area. Anche la questione della situazione politica nel vicino Mali, governato da una giunta militare, presieduta dal colonnello Assimi Goita, dopo due successivi colpi di Stato avvenuti nel giro di un anno, è stata affrontata dai due Paesi partner nei colloqui di domenica.

Durante un vertice svoltosi giovedì 16 settembre, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), di cui il Niger è membro, ha chiesto ai militari che hanno rovesciato il presidente Ibrahim Boubacar Keita, il 18 agosto 2020, “il rispetto rigoroso del calendario della transizione” che stabilisce il ripristino del potere civile all’inizio del 2022. Tuttavia, Parigi ha osservato che i leader del Mali non starebbero rispettando la tabella di marcia e che, probabilmente, il loro obiettivo è quello di “prolungare la transizione nonostante gli impegni presi con l’ECOWAS”. Altro motivo di preoccupazione sono le discussioni in corso tra il governo del Mali e la compagnia privata russa Wagner, accusata di inviare mercenari nelle aree di conflitto e sospettata di appartenere a un uomo d’affari vicino al Cremlino, Evguéni Prigojine. Francia e Germania hanno avvertito che riprenderanno il loro impegno militare in Mali se verrà stipulato un contratto tra la giunta di Bamako e la compagnia Wagner, finalizzato ad addestrare le forze armate maliane e a garantire la protezione dei leader militari. Prima di recarsi in Niger, Parly aveva effettuato una visita di alto livello in Mali per discutere delle presunte trattative tra Bamako e Mosca insieme alle autorità maliane attualmente al potere. 

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di Redazione

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