Condannato per terrorismo l’uomo che ha ispirato “Hotel Rwanda”

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 13:00 in Africa Ruanda

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Lunedì 20 settembre, un tribunale ruandese ha dichiarato Paul Rusesabagina, la cui figura è nota per aver ispirato il film di Hollowood sul genocidio del 1994, colpevole di accuse legate al terrorismo.

Secondo il giudice Beatrice Mukamurenzi, l’uomo è colpevole di far parte del “gruppo terroristico MRCD-FLN”. Con tale sigla, si fa riferimento al partito noto come Rwanda Movement for Democratic Change (MRCD) e alla sua sezione armata, il National Liberation Front (FLN). “Hanno attaccato le persone nelle loro case, anche nelle loro auto in strada, mentre erano in viaggio”, ha aggiunto il giudice. Rusesabagina, 66 anni, attivista politico che ha vissuto in esilio in Belgio e negli Stati Uniti, è stato accusato di terrorismo ed arrestato il 31 agosto, dopo essere tornato in Ruanda. 

Il suo caso ha attirato l’attenzione internazionale anche perché la sua storia durante il genocidio è stata trasformata in un popolare film di Hollywood. L’uomo afferma di essere stato indotto a tornare nel Paese e la sua famiglia e il loro avvocato ha dichiarato che gli è stata negata la scelta degli avvocati difensori. La squadra per la difesa di Rusesabagina è stata invece nominata dal governo del Ruanda. “Questo è un atteggiamento senza precedenti”, aveva dichiarato Peter Robinson, un avvocato statunitense che in precedenza aveva difeso alcune persone accusate presso la Corte Penale Internazionale per crimini di guerra in Ruanda. “Stanno impedendo a Paul di essere difeso da avvocati di sua scelta”, aveva aggiunto. Tuttavia, il Ministero degli Esteri del Ruanda non aveva risposto alle richieste di commento. Da parte sua, Rusesabagina aveva rifiutato di commentare le 13 accuse che gli erano state rivolte. 

In passato, l’uomo aveva invocato la resistenza armata contro il governo in un video di YouTube ed era comparso in un tribunale di Kigali il 14 settembre. Aveva riferito alla corte di aver contribuito con 20.000 euro al National Liberation Front, l’ala militare del MRCD, di cui è co-presidente. “L’FLN ha ucciso persone”, aveva riconosciuto. “Se ci sono azioni cattive che sono state commesse contro le persone, me ne pento e chiedo perdono alle famiglie delle vittime”, aveva aggiunto. Rusesabagina aveva rifiutato di presentare una dichiarazione per una qualsiasi delle accuse. L’uomo era stato interpretato da Don Cheadle nel film nominato all’Oscar “Hotel Rwanda”, che raccontava la storia di come questo ha usato il suo lavoro di direttore d’albergo e le sue connessioni con l’élite dell’etnia hutu per proteggere la minoranza tutsi in fuga dal massacro. Il 31 agosto, due agenti di polizia hanno portato il 66enne al quartier generale dell’Ufficio Investigativo del Ruanda. Rusesabagina, che indossava una maschera davanti al viso, non ha rilasciato dichiarazioni. In passato ha denunciato di essere vittima di una campagna diffamatoria nel proprio Paese. 

Rusesabagina, il cui padre era hutu ma la madre e la moglie erano tutsi, ha negato di aver esagerato il suo ruolo nel salvataggio dei tutsi e non ha risposto pubblicamente alle accuse di sostegno a gruppi armati. Nel 2010, il procuratore generale del Paese ha dichiarato che le autorità avevano prove che Rusesabagina aveva finanziato gruppi terroristici, anche se non sono state mosse accuse. L’uomo avrebbe avuto un ruolo in una serie di presunti attacchi da parte dei ribelli del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) nel Sud del Ruanda, lungo il confine con il Burundi, nel 2018. Il presidente del Paese, Paul Kagame, governa il Ruanda dalla fine del genocidio e ha vinto le ultime elezioni, nel 2017, con quasi il 99% dei voti. Ha goduto di un ampio credito e sostegno da parte dei Paesi occidentali per aver tentato di riportare la stabilità al Ruanda, reprimere la corruzione e stimolare la crescita economica nella nazione dell’Africa orientale, formata da 12 milioni di abitanti. Tuttavia, le organizzazioni per la tutela dei diritti umani e l’opposizione nazionale sostiene che il suo governo è repressivo e autoritario. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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