Armenia: la nuova strada che eviterà il confine con l’Azerbaigian

Pubblicato il 20 settembre 2021 alle 6:53 in Armenia Azerbaigian

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Una recente crisi, scoppiata dopo che le truppe azere hanno bloccato la strada che collega due città nel Sud dell’Armenia, ha sollevato interrogativi sulle lunghe tempistiche di costruzione di una strada alternativa che eviti di attraversare il territorio azero.

La strada principale che collega le città di Goris e Kapan, situate nella regione armena di Syunik, costeggia – e in alcuni casi attraversa – il confine azero, sebbene non sia ancora stato delineato ufficialmente. L’area rientra tra i territori sui quali Baku ha riottenuto la sovranità a seguito del trattato di pace con Erevan del 9 novembre 2020, sottoscritto a seguito del conflitto azero-armeno durato 44 giorni e scoppiato il 27 settembre 2020. A partire da gennaio 2021, lungo il nuovo confine, l’Azerbaigian ha iniziato a collocare posti di guardia di frontiera e ad erigere cartelli con su scritto “Benvenuti in Azerbaigian”. Il suddetto episodio di crisi, verificatori il 25 agosto scorso, è culminato con il blocco al traffico di un tratto stradale lungo 21 chilometri. Tale misura è rimasta in vigore per circa 48 ore e la disputa è stata risolta con l’intervento delle guardie di frontiera russe, le quali pattugliano il lato armeno del confine, secondo le disposizioni del trattato di pace del novembre 2020.

Nonostante ciò, vi è un percorso alternativo che collega le due città e corre più ad Ovest, attraverso la città di Aghvani e lontano dai confini con l’Azerbaigian. Tuttavia, quella strada, in particolare la sezione Meridionale tra Aghvani e Kapan, è in condizioni disastrose e necessita di una totale ricostruzione per essere adatta al traffico pesante. In un discorso al Parlamento del 26 agosto, il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, parlando della strada di Aghvani, l’ha definita “un’alternativa” al “territorio conteso” attraversato dall’attuale strada, e ha affermato che sarebbe stata completata entro la fine dell’anno. Nonostante tali dichiarazioni, gli interrogativi sono sorti a causa dei lunghi tempi di riparazione del percorso. Un deputato armeno, Tigran Abramyan, membro del blocco di opposizione “I Have Honor”, ha affermato di aver guidato lungo la strada alternativa mentre la strada principale era bloccata. “La costruzione è iniziata solo due mesi fa e dovevamo farlo molto prima, considerando che l’Azerbaigian aveva minacciato di bloccare il traffico”, ha detto ai giornalisti il 30 agosto.

Da quando è salito al potere, nel 2018, il governo di Pashinyan ha attribuito un’alta priorità alla costruzione di infrastrutture stradali. Nel 2019, il governo ha costruito e riparato 440 chilometri di strade e il budget per la costruzione di strade l’anno successivo è stato raddoppiato. Nello specifico, nel 2020 furono ricostruiti e riparati altri 460 chilometri di tratti stradali. Secondo quanto reso noto, il budget per il 2020 prevedeva la riparazione o la costruzione di altri 500 chilometri di strade, tuttavia, il conflitto azero-armeno nel Nagorno Karabakh ha ritardato i progetti di Erevan. Il bilancio statale per il 2021, approvato il 10 dicembre 2020, includeva la costruzione di una sola strada, situata nel Nord dell’Armenia. Tale percorso avrebbe dovuto collegare le città di Vanadzor e Alaverdi al confine georgiano. La gara d’appalto per la costruzione della strada, di 12,5 chilometri tra Tatev e Aghvani, è stata vinta da Builder Construction LLC, la quale ha ottenuto un contratto di 623 milioni di dram (circa 1.3 milioni di dolalri). Nel frattempo, la costruzione di un’altra sezione lunga 17,5 chilometri è stata affidata a Vosmar LLC, la quale si è aggiudicata, il 15 luglio, un contratto da 2.7 miliardi di dram (5.5 milioni di dollari) senza che sia stata indetta una gara d’appalto.

Infine, durante una riunione del 27 agosto, il governo ha deciso di stanziare 7,6 miliardi di dram (15 milioni di dollari) per i lavori di ricostruzione e di riparazione di diversi progetti stradali chiave aggiuntivi, comprese le strade per i confini georgiano, iraniano e turco. “Il budget del 2021 non teneva conto delle sfide e delle priorità del dopoguerra”, ha detto a Eurasianet l’economista Suren Parsyan.

Sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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