Yemen: gli Houthi giustiziano 9 persone per la morte di un leader politico

Pubblicato il 19 settembre 2021 alle 9:05 in Medio Oriente Yemen

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Gli Houthi hanno annunciato che 9 uomini sono giustiziati per essere coinvolti nella morte, avvenuta il 19 aprile del 2018, di Saleh al-Sammad, l’allora il principale leader civile del gruppo armato sciita.

Al-Sammad, che ricopriva la carica di presidente dell’amministrazione controllata dagli Houthi che ancora gestisce la maggior parte dello Yemen settentrionale, è stato ucciso il 19 aprile 2018 da un attacco aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita presso la città portuale di Hodeidah. Sabato 18 settembre 2021, oltre tre anni dopo, l’agenzia di stampa pro-Houthi ha riferito che 9 uomini responsabili dell’assalto sono state fucilati da un plotone di esecuzione in una piazza nella capitale dello Yemen. Erano tra le 17 persone condannate per coinvolgimento nella sua uccisione. 

Altre 7 persone, tra cui il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sono state processate in contumacia dal tribunale e condannate a morte. “L’accusa generale ha eseguito la condanna a morte contro 9 persone coinvolte nell’omicidio”, ha riferito l’agenzia stampa. “Sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco in piazza Tahrir, in presenza di alti leader Houthi e residenti di Sanaa”, ha aggiunto.

La morte di Saleh Al-Sammad era stata un duro colpo per gli Houthi, dal momento che si era trattato della prima volta che la coalizione araba aveva ucciso una personalità di tale livello nella gerarchia dei ribelli da quanto era intervenuta nella guerra civile yemenita, il 26 marzo 2015, a fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi. Al-Sammad era stato inserito in una lista nera saudita, che includeva i nomi di 40 leader dei ribelli, sulle cui teste era stata posta una taglia di un totale di 440 milioni di dollari. Dopo oltre 6 anni di conflitto e continui raid aerei, la situazione nel Paese rimane critica. 

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014 e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

In un rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e redatto da un panel di esperti nominati dall’organizzazione, si legge che almeno 18.000 civili yemeniti sono morti o sono rimasti feriti in seguito ad attacchi aerei condotti, dal 2015, durante l’escalation della guerra civile. Il documento specifica che la popolazione dello Yemen è stata soggetta a circa 10 raid aerei al giorno, per un totale di oltre 23.000 attacchi, da marzo 2015.

Il rapporto, che cita i dati dello Yemen Data Project, ha riscontrato che entrambe le parti coinvolte nella guerra avrebbero violato il diritto internazionale. Il progetto, che si occupa, in maniera indipendente, della raccolta dei dati a livello locale, attribuisce invece tutti gli attacchi aerei alla coalizione araba a guida saudita. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, però, anche i rivali di Riad e del governo yemenita internazionalmente riconosciuto, ovvero i ribelli sciiti Houthi, avrebbero bombardato quartieri, campi per sfollati, un aeroporto e diversi mercati, provocando la morte di decine di persone. Anche se gli Houthi non hanno un’effettiva aeronautica, hanno lanciato attacchi con droni carichi di esplosivo e utilizzato in larga parte anche razzi e missili lanciati da terra.

In tale contesto, il definitivo bilancio delle vittime del conflitto rimane in discussione, a causa dell’accesso che risulta limitato in alcune delle aree remote in cui gli scontri si svolgono. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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