Tunisi: le prime proteste contro il presidente Saied

Pubblicato il 18 settembre 2021 alle 20:05 in Africa Tunisia

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Tunisi, sabato 18 settembre, in una rara dimostrazione di dissenso nei confronti del presidente Kais Saied. 

Le persone presenti durante la protesta hanno cantato “mettere fine al golpe” e “vogliamo un ritorno alla legittimità”. Nella stessa piazza, un gruppo di sostenitori di Saied ha tenuto una contro-manifestazione in cui il coro è stato, principalmente: “il popolo vuole sciogliere il Parlamento”. L’evento, che è stato accompagnato da una forte presenza della polizia, si è tenuto sul viale Habib Bourguiba ed è stato il primo grande momento di protesta da quando il presidente tunisino ha annunciato, il 25 luglio, che avrebbe rimosso il primo ministro, sospendendo il Parlamento e assumendo lui stesso tutta l’autorità esecutiva.

Otto settimane dopo, Saied deve ancora nominare un primo ministro. Ha respinto le accuse di aver messo in atto un colpo di Stato e ha sempre difeso le sue decisioni, presentandole come un’opportunità per eliminare l’élite corrotta che stava bloccando il funzionamento delle istituzioni. Sebbene abbia innescato una crisi costituzionale, le mosse di Saied non erano state contestate dalla popolazione, fino al 18 settembre. 

Tuttavia, i partiti politici avevano immediatamente denunciato la svolta, considerata autoritaria. Il partito Ennahda aveva definito la mossa di Saied un “colpo di Stato”, esortando la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, e mettendo in guardia da qualsiasi ritardo che sarebbe stato considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Poi, il 4 agosto, il medesimo partito aveva assunto toni più moderati, sottolineando che gli eventi dei giorni precedenti potevano rappresentare un’opportunità per portare avanti il cammino di transizione democratica.

In un comunicato del 6 settembre, Ennahda aveva poi sottolineato il fatto che le “misure incostituzionali”, prorogate “fino a nuovo ordine”, avevano gettato la Tunisia in uno stato di incertezza. Motivo per cui, il movimento aveva rinnovato il suo appello a “porre fine alla situazione di emergenza, a revocare la sospensione delle attività del Parlamento e ad accelerare la formazione di un governo legittimo che affronti le priorità dei tunisini, prime fra tutte le questioni economiche, sociali, finanziarie e sanitarie”.

Quanto accaduto il 25 luglio ha rappresentato l’apice di una situazione di instabilità politica, economica e sociale che caratterizza il Paese Nord-africano da mesi. La disoccupazione in Tunisia ha superato il 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia da nuovo coronavirus e la minaccia terroristica. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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