Yemen: le tensioni si moltiplicano

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 8:35 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre le proteste nelle regioni meridionali yemenite non si sono ancora placate, le forze filogovernative continuano a combattere con i ribelli Houthi. Le ultime battaglie si sono concentrate soprattutto presso al-Bayda’, dove sono state registrate circa 50 vittime da entrambe le parti. Nel frattempo, la coalizione internazionale a guida saudita ha intercettato 4 droni e un missile balistico, presumibilmente lanciati dal gruppo sciita contro il Sud del Regno.

L’ondata di mobilitazione nella capitale de iure dello Yemen, Aden, e in altre regioni meridionali circostanti ha avuto inizio il 14 settembre, quando centinaia di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza nei distretti di Khour Maksour, Crater e Sheikh Othman. Il giorno successivo, il 15 settembre, le tensioni sono continuate, spingendo il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), rappresentante dei gruppi separatisti del Sud dello Yemen, a dichiarare uno stato di emergenza sia nella capitale provvisoria sia nelle altre aree circostanti, quali Hadramout, Shabwa e Abyan. Nonostante lo stato di emergenza, anche nella giornata del 16 settembre il governatorato di Hadramawt e Aden sono stati teatro di violente proteste, in concomitanza con scontri tra le forze di sicurezza affiliate al Consiglio di Transizione Meridionale, a sua volta sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, e uomini armati a Khour Maksour, distretto di Aden. Testimoni oculari hanno poi riferito che, nella sera del 16 settembre, diversi manifestanti sono rimasti feriti quando le forze di sicurezza hanno provato a disperdere la folla sparando proiettili veri, nei pressi della stazione di polizia della cittadina di Al-Shehr, ad Hadramout.

Ad aver alimentato la forte mobilitazione è il perdurante deterioramento delle condizioni di vita ed economiche, tra cui un significativo aumento dei prezzi dei generi alimentari, a sua volta dovuto alla svalutazione del riyal yemenita, che ha raggiunto minimi storici, pari a circa 1000 riyal rispetto a un dollaro USA. Di conseguenza, alcuni cittadini hanno altresì lamentato una forte diminuzione dei propri salari, talvolta pari a meno di 100 dollari. Non da ultimo, si sono aggiunti frequenti blackout, durante i quali a un’ora di corretto funzionamento dell’elettricità hanno spesso fatto seguito 15 ore di interruzione.

Una situazione simile rischia di mettere a repentaglio l’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dal STC e dal governo yemenita. L’obiettivo è stato porre fine alle tensioni tra le due parti, scoppiate a partire dal 7 agosto dello stesso anno, ed evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen, scongiurando, al contempo, una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Alla luce di ciò, il Comitato del quartetto internazionale sullo Yemen, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Gran Bretagna, il 16 settembre, ha espresso preoccupazione per quanto accade nel Sud dello Yemen e ha chiesto la rapida attuazione dell’accordo di Riad, oltre al ritorno della squadra governativa ad Aden, così da riprendere i propri lavori e frenare il crescente crollo dell’economia.

Nel frattempo, la più ampia guerra civile continua. A tal proposito, fonti militari filogovernative hanno riferito, il 16 settembre , che gli ultimi violenti scontri nella regione di al-Bayda’ hanno provocato la morte di 19 membri dell’esercito yemenita, tra cui anche un alto ufficiale, e di circa 30 combattenti Houthi. Risale al 2 luglio scorso l’inizio dell’offensiva dell’esercito yemenita in tale governatorato centro-meridionale, definito il “cuore pulsante” dello Yemen. Tuttavia, prendere il controllo di al-Bayda’ rappresenta tuttora un test difficile per le forze affiliate al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, e, nelle ultime settimane, il gruppo sciita è riuscito a conquistare diversi distretti, tra cui al-Somaa, l’ultima roccaforte delle forze yemenite nel governatorato. L’importanza della regione è da far risalire soprattutto alla sua posizione strategica, considerato che si trova a Sud-Est della capitale Sana’a, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli. Al-Bayda’ è poi posto al centro di otto governatorati, Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre, per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar.

Il quadro delle recenti tensioni comprende, poi, le perduranti minacce poste dagli Houthi per l’Arabia Saudita. In particolare, nella sera del 16 settembre, la coalizione guidata da Riad ha dichiarato di aver sventato e distrutto un attacco degli Houthi, perpetrato per mezzo di 4 droni carichi di esplosivo e un missile balistico, lanciati verso la città di Jizan, nel Sud dell’Arabia Saudita. Tali sviluppi si sono verificati mentre il presidente Hadi, riconosciuto a livello internazionale, ha incontrato l’inviato degli Usa in Yemen, Timothy Lenderking, e, per la prima volta, l’inviato dell’Onu Hans Grundberg. Il capo di Stato yemenita ha sottolineato, in entrambe le occasioni, la necessità di porre fine alle minacce poste dagli Houthi alla sicurezza del Mar Rosso e alla navigazione internazionale, mentre ha ribadito che una soluzione politica risulta essere l’unica via perseguibile per giungere a una pace giusta e duratura in Yemen. Motivo per cui, il governo yemenita continua a essere disposto a sedersi al tavolo dei negoziati. Dal canto suo, Grundberg, la cui missione ha avuto inizio il 5 settembre, ha ribadito il sostegno delle Nazioni Unite per porre fine al conflitto yemenita, affermando che l’organizzazione si impegnerà per raggiungere la pace, valutando anche quanto è stato fatto sinora. Dichiarazioni simili sono giunte anche da Lenderking. 

La guerra civile in Yemen è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Questa vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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