Tunisia-Italia: si ritorna a parlare dello “scandalo dei rifiuti”

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 6:33 in Italia Tunisia

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La rete “Tunisie verte”, un gruppo di organizzazioni tunisine che si occupa di tutela ambientale, ha reso noto che la magistratura italiana ha respinto l’istanza cautelare presentata dalla società italiana Sviluppo Risorse Ambientali (SRA), accusata, nel 2020, di aver esportato illegalmente rifiuti in Tunisia.

La notizia è stata diffusa il 14 settembre, a circa un anno di distanza dall’inizio del caso definito dai media tunisini lo “scandalo dei rifiuti”. La questione ha ottenuto risonanza mediatica dal 2 novembre 2020, quando il canale “El-Hiwar Ettounsi”, nel corso del programma televisivo “Le quattro verità”, ha rivelato l’esistenza di un contratto tra un’azienda tunisina, con sede a Sousse, Soreplast, e una società italiana, successivamente rivelatasi essere la SRA Campania, con sede nella provincia di Salerno. Tale accordo prevedeva il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti l’anno dall’Italia alla Tunisia, in cambio di circa 48 euro per ogni tonnellata importata. Stando a quanto riferito da fonti tunisine, dall’Italia sarebbero state esportate in Tunisia 70 container con circa 120 tonnellate di rifiuti tra maggio e luglio 2020, mentre altri 282 container erano stati depositati presso il porto di Sousse, in attesa di essere smistati. I rifiuti in questione erano di varia natura, ma includevano altresì rifiuti ospedalieri, il che violava le norme vigenti in Tunisia, sia nazionali sia internazionali.

Successivamente, in un comunicato diffuso il 17 febbraio, il Ministero dell’Ambiente tunisino aveva affermato che le autorità regionali della Campania, il 9 dicembre 2020, avevano emanato una decisione che imponeva alla società italiana di riprendersi i propri rifiuti entro un termine non superiore a novanta giorni, ovvero entro il 9 marzo 2021, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione di Basilea. Poi, il 24 luglio scorso, è giunta una sentenza del Consiglio di Stato italiano, con cui la SRA è stata nuovamente esortata a recuperare le 7.800 tonnellate di rifiuti ancora depositate presso il porto tunisino. Sebbene l’azienda campana abbia affermato di aver agito secondo la legge, le autorità italiane hanno, invece, ammesso la sua colpevolezza, e hanno esortato SRA ad assumersi le proprie responsabilità, ritirando le tonnellate di rifiuti che si pensa possano emettere sostanze tossiche in un’area portuale abitata.

Da parte sua, la SRA ha presentato dapprima ricorso al Tar di Napoli, respingendo la decisione delle autorità campane. Il Tribunale amministrativo, tuttavia, si è rifiutato di occuparsi del caso, affermando di non avere competenza. Quando è coinvolto anche uno Stato straniero che ha aderito alla Convenzione di Basilea, è stato precisato dall’autorità giudiziaria, bisogna ricorrere a un arbitro o, in alternativa, alla Corte Internazionale di Giustizia. Come ulteriore mossa, la società campana ha presentato istanza per garanzia finanziaria, ma anche questa è stata respinta. Ad oggi, però, la questione rimane irrisolta e parte dei rifiuti continua a essere depositata a Sousse. Di fronte a tale scenario, sono diversi i dubbi e le domande sollevate, mentre Tunisie Verte ha denunciato la vaghezza mostrata dalle autorità diplomatiche tunisine in risposta al caso, spesso riluttanti a fornire chiarimenti sugli sviluppi.

Al contempo, esperti ambientali ritengono che rallentare il trasferimento dei rifiuti verso l’Italia sia un reato grave, e che non sia da escludersi l’ipotesi di collusione tra le parti italiane e tunisine. Adel al-Hentati, esperto internazionale di ambiente e sviluppo sostenibile, ha parlato di “organismi ufficiali italiani nascosti dalla mafia”. Stando a quanto evidenziato dall’esperto, da un lato, l’azienda italiana non ha rispettato la decisione della magistratura italiana. Dall’altro lato, la Tunisia non ha esercitato pressioni a livello diplomatico così come avrebbe dovuto. “La Tunisia ha scelto di negoziare con l’Italia”, ha affermato al-Hentati, secondo cui è giunto il momento di rimuovere i rifiuti dal porto tunisino, mentre il presidente Kais Saied dovrebbe prendere sul serio la questione per “preservare la sovranità della Tunisia”. “Trasferire rifiuti dall’Italia alla Tunisia è un crimine grave e lo Stato italiano è responsabile di ciò che sta accadendo”, ha aggiunto l’esperto tunisino.

Sono due le convenzioni che sono state violate. La prima è la Convenzione di Bamako, con particolare riferimento al divieto di esportazione di rifiuti pericolosi di tipo Y46 verso i Paesi del continente africano. L’altra è la Convenzione di Basilea, riguardante il controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi soprattutto da Paesi sviluppati ad altri in via di sviluppo, e il loro smaltimento. Secondo quanto riportato dal direttore dell’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti, Bashir Yahya, l’azienda di Sousse coinvolta ha sì ottenuto licenze, nel mese di maggio 2020, ma per ricevere e trattare rifiuti di plastica da riciclare. Pertanto, i rifiuti ricevuti dall’Italia non corrispondono alla tipologia per cui la compagnia era stata autorizzata ad operare. Per tale motivo, già tra giugno e luglio 2020, la Dogana aveva sequestrato 70 container “grandi” e successivamente altri 212, con l’intento di trasferirli nuovamente in Italia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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