Somalia: si inasprisce la crisi tra il presidente e il primo ministro

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 10:21 in Africa Somalia

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Il presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha sottratto al primo ministro, Mohamed Roble, alcuni dei suoi poteri, tra cui quello di assumere e licenziare funzionari, intensificando una faida tra i due che rischia di far precipitare il Paese in una nuova crisi. Il capo di Stato, giustificando la sua decisione, ha accusato il premier di “aver compiuto passi avventati che potrebbero portare a una crisi politica e di sicurezza”. Roble, dal canto suo, ha dichiarato di non avere intenzione di rispettare l’ordine, definendolo incostituzionale.

“Il primo ministro ha violato la Costituzione di transizione, quindi i suoi poteri esecutivi sono ritirati. In particolare, i suoi poteri di rimuovere e nominare funzionari, fino al completamento delle elezioni”, ha affermato, in una nota, l’ufficio del presidente. Il voto legislativo nel Paese del Corno d’Africa è previsto entro la fine dell’anno, tra il primo ottobre e il 25 novembre. Secondo Abdullahi Mohamed, il primo ministro Roble non avrebbe consultato o collaborato con la presidenza e avrebbe preso decisioni “non in linea con le leggi e la Costituzione del Paese”. Il premier, tuttavia, ha accusato a sua volta il capo di Stato di aver stravolto le disposizioni costituzionali, un comportamento che lo ha portato a interferire nei poteri dell’ufficio del primo ministro. “Il premier ricorda al presidente di preservare i principi costituzionali della separazione dei poteri delle istituzioni del governo”, ha affermato Roble in un comunicato diffuso dal suo ufficio.

La faida tra il presidente e il primo ministro si era intensificata, la scorsa settimana, dopo che Roble, il 5 settembre, aveva sospeso il direttore dell’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza (NISA), Fahad Yasin, per aver mal gestito un’indagine di alto profilo sulla scomparsa di una giovane agente, Ikran Tahlil Farah. Intervenendo sul caso, Abdullahi Mohamed aveva contestato la mossa del primo ministro, accusandolo di non avere l’autorità per licenziare Yasin e lo aveva reintegrato. Il governo sostiene che Tahlil, 25 anni, sia stata rapita e uccisa da al-Shabaab, l’affiliato somalo di al-Qaeda, ma l’organizzazione nega le accuse e la famiglia della giovane sta spostando i suoi sospetti sulla NISA. Il presidente ha nominato una commissione d’inchiesta per indagare sulla scomparsa di Tahlil, ma la madre dell’agente, Qali Mohamud Guhad, ha respinto la mossa, chiedendo che l’indagine sia affrontata da un tribunale militare.

Tahlil lavorava nel dipartimento di sicurezza informatica della NISA. Il 2 settembre, l’agenzia di intelligence aveva affermato che l’agente era stata rapita nella sua casa, nel distretto Abdulaziz, a Mogadiscio, e uccisa da al Shabaab dopo essere scomparsa, il 26 giugno. Il gruppo terroristico ha sempre riconosciuto di aver preso spesso di mira gli agenti di spionaggio della Somalia e ha solitamente rivendicato la responsabilità di quegli attacchi, ma, in relazione al caso di Tahlil, ha affermato di non aver alcun collegamento con la sua scomparsa e la sua successiva morte. La madre della vittima sostiene che sua figlia sia viva e detenuta in un luogo clandestino. La donna, inoltre, ritiene che i terroristi di al-Shabaab non siano coinvolti nella sparizione di Tahlil, ma piuttosto che il rapimento sia stato ordito dalla stessa agenzia per cui la giovane lavorava. 

L’ex direttore generale della NISA, Abdullahi Ali Sanbalolshe, aveva dichiarato a VOA Somalia, a luglio, che “alcune persone” avevano riferito che Ikran era entrata in possesso di registrazioni relative ad un programma in base al quale reclute militari somale venivano segretamente inviate in Eritrea per addestrarsi. A giugno, erano emerse accuse secondo cui quelle reclute avevano combattuto ed erano morte nel conflitto etiope del Tigray. “Ikran avrebbe potuto possedere altre informazioni sensibili per le quali poteva essere presa di mira”, aveva aggiunto Sanbalolshe, osservando che la donna aveva ottenuto l’incarico nel 2017. I leader dell’opposizione stando facendo pressioni sull’agenzia di spionaggio somalo e sul primo ministro Roble per avere informazioni sulla scomparsa della giovane agente.

La Somalia è entrata nel caos dopo la fine del mandato costituzionale del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, l’8 febbraio. In quella data, il governo centrale e i leader regionali non erano riusciti a raggiungere un accordo elettorale che concordasse in tempo i termini del voto. Le tensioni sono di fatto esplose, a inizio marzo, quando la Camera bassa del Parlamento ha votato a favore dell’estensione, per un periodo di due anni, del mandato del presidente. Più parti si sono opposte alla decisione, molte citando il fatto che il mandato del Parlamento fosse terminato il 27 dicembre 2020 e che quindi l’organo non avesse il potere di estendere il mandato quadriennale del presidente. In particolare, la decisione è stata respinta dal Senato, il che ha provocato una crisi politica interna di serie dimensioni. A Mogadiscio, la situazione di stallo aveva coinvolto anche l’apparato di sicurezza del Paese, all’interno del quale alcuni sostenevano una proroga del mandato presidenziale di Mohamed, mentre altri la respingevano. La comunità internazionale, dal canto suo, aveva avvertito che avrebbero potuto esserci pesanti ripercussioni sulla sicurezza dal momento che i terroristi di Al-Shabaab avrebbero potuto trarre vantaggio dalle divisioni interne per acquisire forza. Il 23 aprile, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre a dirsi preoccupati per il perdurante stallo politico, avevano nuovamente esortato tutte le parti coinvolte a respingere la violenza e ad impegnarsi in un dialogo incondizionato il prima possibile, al fine di risolvere la controversia relativa al processo elettorale. All’inizio di maggio, in un gesto di pacificazione, il presidente ha incaricato il suo primo ministro Mohamed Hussein Roble di organizzare le elezioni il prima possibile. Dopo mesi di trattative, a giugno i leader politici somali hanno concordato un calendario delle votazioni, che però è stato disatteso.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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