ONU: il Consiglio di sicurezza chiede di riprendere i negoziati sulla GERD

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 7:10 in Egitto Etiopia Sudan

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato Egitto, Etiopia e Sudan a riprendere i colloqui, mediati dall’Unione Africana (UA), per raggiungere un accordo vincolante “entro un lasso di tempo ragionevole” sulla realizzazione e il funzionamento della grande diga etiope, in costruzione sul fiume Nilo Azzurro. L’Egitto e il Sudan avevano entrambi chiesto al Consiglio di aiutarli a risolvere la controversia dopo che l’Etiopia aveva iniziato a riempire il serbatoio della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), a luglio, per il secondo anno consecutivo. L’Etiopia è contraria a qualsiasi coinvolgimento del Consiglio di sicurezza, dal momento che ritiene i colloqui “una questione africana da discutere tra africani”.

In una dichiarazione formale, concordata per consenso mercoledì 15 settembre, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha invitato “i tre Paesi a portare avanti il processo di negoziazione guidato dall’UA in modo costruttivo e cooperativo”. “Il Consiglio di sicurezza incoraggia l’Egitto, l’Etiopia e il Sudan a riprendere i negoziati su invito del presidente dell’Unione africana (UA) per finalizzare rapidamente il testo di un accordo reciprocamente accettabile e vincolante sul riempimento e il funzionamento della GERD, entro un tempi ragionevoli”, si legge nella nota.

Il Consiglio aveva già discusso della controversia in una riunione pubblica, a luglio. Diversi membri dell’organismo, tuttavia, si erano posti con cautela nei confronti della questione poiché temevano che potesse creare un precedente per consentire ad altri Paesi di chiedere aiuto al Consiglio in merito alle controversie sull’acqua. “Il Consiglio di sicurezza sottolinea che questa dichiarazione non stabilisce alcun principio o precedente in nessun’altra controversia sull’acqua transfrontaliera”, ha affermato mercoledì l’organo delle Nazioni Unite.

I negoziati sulla GERD sono bloccati in una situazione di stallo dall’ultimo round di colloqui, tenutosi a Kinshasa, il 6 aprile. I tre Paesi non sono riusciti a raggiungere un terreno comune sui meccanismi di funzionamento e sulle modalità di riempimento della diga. Nel corso dei precedenti incontri, Il Cairo e Khartoum avevano insistito per raggiungere un accordo vincolante prima del riempimento, per il secondo anno consecutivo, dei serbatoi della GERD. L’Etiopia, tuttavia, ha proceduto con il riempimento unilaterale del bacino a luglio, rassicurando i Paesi a valle, ovvero Egitto e Sudan, che il suo progetto non avrebbe causato loro alcun danno.

Per quanto riguarda la costruzione della diga, questa è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. La diga dovrebbe diventare pienamente operativa nel 2022. Si pensa che, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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