L’Iran diventa membro permanente della Shangai Cooperation Organization

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 17:28 in Cina Iran Russia

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A Dushanbe, capitale de Tagikistan, si è svolto, venerdì 17 settembre, il vertice della Shangai Cooperation Organization (SCO), guidata da Mosca e Pechino. Al multilaterale hanno preso parte i capi di Stato di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India, Pakistan e Iran. In occasione dell’incontro, l’Iran, che fino a poco prima ricopriva il ruolo di osservatore, è diventato membro permanente dell’Organizzazione attraverso l’adozione di una serie di documenti.

L’adesione permanente dell’Iran alla SCO è stata approvata durante il vertice, svoltosi alla presenza del presidente del Paese, Ebrahim Raisi, il quale è giunto in Tagikistan alla guida di una delegazione di alto livello durante la sua priva visita all’estero dal suo insediamento, avvenuto il 19 giugno. Teheran ha ampiamente ringraziato i membri dell’Organizzazione per averlo accolto nell’alleanza politica, economica e di sicurezza dello spazio euroasiatico. Nelle sue osservazioni, Raisi ha affermato che la politica estera del suo Paese si basa sull'”opposizione all’unilateralismo”, e, successivamente, si è detto speranzoso sul fatto che la SCO diventi “una forza trainante del multilateralismo globale”. “Oggi, la pace e la sicurezza […] sono minacciate dall’egemonia e da sfide come il terrorismo, l’estremismo e il separatismo”, ha affermato Raisi. “Mantenere e rafforzare la pace in tutta l’Asia non è una scelta ma una necessità”, ha concluso il capo di Stato iraniano.

Durante il multilaterale del 17 settembre, inoltre, gli Stati membri hanno approvato e sottoscritto un totale di 30 documenti. Tra questi, la testata russa indipendente Kommersant ha citato la dichiarazione di Dushanbe per il 20° anniversario della SCO, il programma di cooperazione nella lotta al terrorismo, all’estremismo e al separatismo, che entrerà in vigore nel 2022 e sarà valido fino al 2024. In aggiunta, è stato menzionato il piano di interazione per la sicurezza delle informazioni, per il 2022 e 2023.

In tale quadro, è importante sottolineare che Teheran ha acquisito lo status di osservatore nell’Organizzazione nel 2005. Tuttavia, sono trascorsi 15 anni prima che gli Stati membri ne approvassero l’adesione permanente, fortemente supportata da Mosca. In effetti, il presidente del Cremlino, Vladimir Putin, presente al vertice da remoto, ha affermato che la Federazione ha sempre sostenuto la piena partecipazione dell’Iran nel quadro della SCO, soprattutto in virtù del ruolo chiave svolto dal Paese nella regione euroasiatica.

Tuttavia, è a partire dal mese di agosto che si sono intensificati gli sforzi per formalizzare ufficialmente l’ingresso di Teheran, dopo che l’Alto funzionario della sicurezza iraniano, Ali Shamkhani, ha tenuto colloqui telefonici con il suo omologo russo, Nikolai Patrushev. A seguito della conversazione, Mosca aveva rivelato che il Paese Mediorientale si sarebbe unito presto al format euroasiatico. “Fortunatamente, gli ostacoli politici all’adesione dell’Iran all’accordo di Shanghai sono stati rimossi e l’adesione sarà finalizzata attraverso formalità tecniche”, ha affermato Patrushev. Il nuovo ministro degli Esteri di Teheran, Hossein Amir-Abdollahian, accogliendo favorevolmente l’approvazione alla SCO, ha sottolineato che tale mossa avrà un “impatto significativo sul processo di cooperazione globale dell’Iran”, rivelando che gli ultimi sviluppi sono in linea con la politica adottata in Asia.

In tale contesto, è importante ricordare il ruolo chiave svolto dallo SCO nelle relazioni multilaterali tra i vari attori presenti in Asia Centrale. Si tratta di un organismo intergovernativo che è stato fondato, il 14 giugno 2001, dai capi di Stato di sei Paesi, quali Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Questi ultimi, fatta eccezione per l’Uzbekistan, facevano già parte dello Shanghai Five, anche noto come Gruppo di Shangai. Dopo l’adesione dell’Uzbekistan, nel 2001, i membri dell’organizzazione hanno deciso di cambiarne il nome in quello attuale. Si tratta di un formato molto importante per l’Asia Centrale, soprattutto per l’analisi di questioni regionali in chiave geopolitica. Lo scopo iniziale di SCO era quello di normalizzare i conflitti territoriali tra i Paesi membri. Progressivamente, l’Organizzazione si è istituzionalizzata e ha intensificato la cooperazione tra gli Stati aderenti, andando a sfiorare non solo il campo della sicurezza, ma anche quello economico, energetico e culturale. Il piano militare e di sicurezza è quello più rilevante ed è focalizzato sulla lotta al terrorismo, all’estremismo e al separatismo. Attualmente, sono otto i Paesi ad avere lo status di membri a pieno titolo: India, Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Russia, Pakistan, Tagikistan e Uzbekistan. Mentre a ricoprire il ruolo di osservatori sono Afghanistan, Bielorussia e Mongolia. Infine, lo status di “partner di dialogo” è di Azerbaigian, Armenia, Cambogia, Nepal, Turchia e Sri Lanka.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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