Libia: riaperti i confini con la Tunisia, colloqui con l’Algeria

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 10:06 in Algeria Libia Tunisia

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A partire da oggi, venerdì 17 settembre, i confini tra Libia e Tunisia sono nuovamente aperti. Le frontiere erano state chiuse, su decisione di Tunisi, l’8 luglio scorso, in una mossa da inserirsi tra le misure per frenare la diffusione della pandemia di Covid-19. Nel frattempo, anche l’Algeria ha discusso con il vicecapo del Consiglio presidenziale libico, Musa al-Koni, di sicurezza ai confini, oltre che di relazioni diplomatiche ed economiche.

L’annuncio ufficiale della riapertura dei confini libico-tunisini è giunta nella sera del 16 settembre da parte del governo di unità nazionale ad interim e, nello specifico, dal portavoce Mohamed Hamouda. Quest’ultimo ha riferito che, a partire da oggi, le frontiere verranno riaperte, facilitando l’ingresso dei cittadini da entrambe le parti. Stando a quanto riportato dal portavoce, la decisione rappresenta il culmine degli sforzi profusi dal presidente tunisino, Kais Saied, e dal premier libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, incontratisi il 9 settembre scorso. Inoltre, Hamouda ha ringraziato il Comitato ministeriale libico-tunisino e quanti coinvolti nell’organizzazione della riapertura e degli spostamenti al confine, alla luce dei perduranti rischi posti dalla pandemia. Tripoli ha poi sottolineato che le relazioni con Tunisi sono “forti e solide” ed entrambe le parti desiderano portare avanti le intese concluse, nell’interesse dei popoli tunisino e libico.

Prima dell’annuncio di Hamouda, è stato il presidente Saied ad ordinare la riapertura dei confini a partire dalle ore 07:00 del 17 settembre, dopo aver incontrato il ministro degli Esteri, Othman Jerandi, e i ministri dell’Interno e della Sanità, Reda Gharslawi e Ali Merabet, il 16 settembre. Come specificato in un comunicato della presidenza, la decisione è stata il frutto delle discussioni tenutesi all’interno dei comitati ministeriali congiunti libici-tunisini per la sicurezza e la sanità, svoltisi negli ultimi giorni nella città sudorientale di Djerba. Ad ogni modo, a detta del capo di Stato tunisino, sarà necessario continuare a rispettare il protocollo sanitario concordato, il quale verrà costantemente revisionato in base all’andamento della situazione epidemiologica in entrambi i Paesi Nord-africani. In base a tale protocollo, potranno spostarsi i viaggiatori che hanno ricevuto due dosi di vaccino o risultati negativi a un test anti-Covid. Coloro che non sono vaccinati, inoltre, dovranno sottoporsi a un periodo di quarantena obbligatoria di 10 giorni, in uno dei centri allestiti.

La violazione del protocollo, ha poi affermato la presidenza tunisina, potrebbe altresì comportare una nuova chiusura di valichi e frontiere.  In tale quadro, “al fine di consacrare i rapporti di fratellanza e sinergia tra i due Paesi”, il capo di Stato tunisino ha autorizzato il coordinamento con le autorità libiche per inviare équipe mediche ai valichi di frontiera, volte a portare avanti la campagna di vaccinazione anti-Covid, mentre verranno organizzate giornate di “vaccinazioni intensive” presso la sede dell’Agenzia tunisina per le missioni diplomatiche e consolari in Libia.

In concomitanza con l’annuncio della riapertura dei confini libico-tunisini, il 16 settembre, uno dei due vicepresidenti libici, Musa al-Koni, ha tenuto colloqui con il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune. Durante l’incontro, è stata volta attenzione all’accordo quadripartito in materia di sicurezza tra Libia, Ciad, Niger e Sudan, e alla presenza di forze e mercenari stranieri sul suolo libico. Tale ultima questione, a detta di Koni, ha conseguenze per la stabilità sia della Libia sia della regione e, pertanto, sono stati richiesti cooperazione e dialogo a livello regionale e internazionale per una sua risoluzione, al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine nel proprio Paese. Per il vicepresidente libico, per risolvere la crisi in Libia è necessario un partenariato strategico tra tutti i Paesi vicini e, in tale quadro, l’Algeria rappresenta uno degli attori principali per portare stabilità e piena sovranità all’interno dei territori libici.

Circa le relazioni bilaterali tra Tripoli e Algeri, è stata messa in luce la necessità di cooperare in materia di lotta all’immigrazione illegale, con particolare riferimento ai flussi provenienti dai confini meridionali di entrambi i Paesi e diretti verso le coste del Mediterraneo. Durante l’incontro, è stato posto l’accento sul possibile sviluppo di meccanismi di difesa volti a far fronte ai crimini transfrontalieri, tra cui la tratta di esseri umani, il contrabbando di armi e il terrorismo. A tal proposito, al-Koni ritiene che l’Algeria sia un importante partner strategico nella salvaguardia della sicurezza dei confini e della stessa Libia e che entrambi i Paesi dovrebbero volgere particolare attenzione al Niger e alla sua stabilità interna per preservare la loro sicurezza.

Tebboune, dal canto suo, ha ribadito il sostegno del suo Paese alla vicina Libia e agli sforzi profusi per stabilizzare il Paese attraverso la riunificazione delle istituzioni statali e il piano di riconciliazione nazionale. Anche per Algeri la soluzione alla crisi deve essere intra-libica e, a tal proposito, è necessario che si tengano elezioni entro la data prevista, il 24 dicembre, e che non vi sia alcuna ingerenza straniera. Circa i rapporti bilaterali, le parti algerina e libica si sono dette concordi a riaprire i valichi di Ghat e Ghadames e a riprendere il traffico aereo tra i due Paesi. Non da ultimo, l’Algeria si è detta disposta a riaprire la propria ambasciata a Tripoli, accanto a un consolato a Sebha.

Nel corso del conflitto libico, l’Algeria e la Tunisia si erano poste su un medesimo fronte per cercare di risolvere politicamente e pacificamente il conflitto libico. In particolare, il 20 luglio 2020, il presidente Tebboune aveva annunciato il lancio di una nuova iniziativa in collaborazione con la Tunisia, volta a cercare di risolvere il conflitto libico attraverso la mediazione di Paesi africani neutrali. Secondo la prospettiva algerino-tunisina, la risoluzione della guerra in Libia deve passare esclusivamente attraverso il dialogo. In tal senso, il presidente di Algeri aveva sottolineato che il vantaggio dei due Paesi promotori dell’iniziativa era quello di essere equidistanti dalle parti in conflitto.

Al momento, la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni di dicembre. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nord- africano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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