Donbass: scontri tra le Forze ucraine e i separatisti, 3 feriti

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 19:02 in Europa Ucraina

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Nonostante il cessate il fuoco, in vigore nell’Ucraina Orientale dal 27 luglio 2020, continuano gli scontri tra i separatisti e le Forze Armate di Kiev. Secondo quanto reso noto, venerdì 17 settembre, dal Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento del regime di cessate il fuoco (JCCC) di Donetsk, a causa dei bombardamenti perpetrati da Kiev sarebbero rimasti feriti tre residenti dell’area.

Le violenze sono iniziate intorno alle 06:50 del mattino del medesimo venerdì, ora locale. Secondo quanto riportato dall’agenzia statale russa TASS, l’Ucraina avrebbe aperto il fuoco contro l’insediamento dei separatisti situato nei pressi della cittadina di Pisky, nel Donbass. In totale, nell’area sono state detonate 20 bombe da mortaio con un calibro di 120 mm.

Dall’altra parte, l’agenzia di stampa ucraina Ukrinform, menzionando le dichiarazioni rilasciate dalle Joint Forces Operation (JFO) di Kiev e dal Ministero della Difesa, riguardo quanto accaduto il giorno precedente, il 16 settembre. I “mercenari russi”, servendosi di mortai da 120 mm, hanno danneggiato abitazioni civili nei pressi dell’insediamento di Taramchuk e nell’area di Pisky. Inoltre, nell’insediamento di Shchastia, situato nella regione di Lugansk, i separatisti si sono serviti in due occasioni di droni. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

Il 9 settembre, a causa dell’incremento delle violazioni del cessate il fuoco, è stata registrata una “riacutizzazione” del conflitto nel Donbass, dove da una parte vi sono i militanti separatisti delle autoproclamare Repubbliche Popolari di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR), sostenuti militarmente ed economicamente dalla Russia, e dall’altra le Forze Armate dell’Ucraina, le quali tentano di riottenere la sovranità del territorio. In tale occasione, le autorità ucraine avevano  dichiarato che i militanti indipendentisti avevano lanciato una serie di bombardamenti a Donetsk, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti avevano rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Il bombardamento del 9 settembre era iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo era stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale aveva aggiunto che, a causa dei raid, erano stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno. Nonostante non fossero stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili erano stati fatti evacuare dall’area. La cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Dall’altra parte, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, aveva rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, aveva dichiarato Basurin.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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