Cisgiordania: ancora tensioni tra israeliani e palestinesi

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 17:04 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Decine di palestinesi sono rimaste ferite dopo che le forze israeliane hanno soppresso marce, definite pacifiche, in diverse località della Cisgiordania, oggi venerdì 17 settembre. Nel frattempo, la commissione elettorale palestinese ha riferito che, nel mese di dicembre prossimo, potrebbero tenersi elezioni comunali in Cisgiordania e Gaza, laddove il gruppo palestinese Hamas lo consenta.

Tra i villaggi teatro di tensioni vi sono stati, nello specifico, Beit Dajan, a 10 chilometri a Est di Nablus, e al-Mughayyir, un villaggio palestinese situato a circa 27 chilometri a Nord-Est di Ramallah. Secondo quanto riportato da fonti palestinesi locali, gruppi di manifestanti sono rimasti soffocati da gas lacrimogeni o feriti da proiettili di gomma, lanciati dalle forze israeliane durante la marcia pacifica svoltasi a seguito della consueta preghiera del venerdì. A tal proposito, la Mezzaluna Rossa Palestinese di Nablus ha riferito di aver prestato cure ad almeno 15 palestinesi a Beit Dajan, mentre il segretario di Fatah a Beita, Munawwar Bani Shamsa, ha parlato di scontri tra giovani palestinesi e forze israeliane a seguito delle marce organizzate per mostrare solidarietà ai prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In tal caso, 25 individui sono rimasti soffocati da gas lacrimogeni, mentre almeno altri 5 hanno riportato ferite dopo essere stati colpiti da proiettili di gomma.

Le tensioni sembrano essersi intensificate in tutta la Cisgiordania a seguito della fuga di sei prigionieri palestinesi fuggiti, nella notte tra il 5 e il 6 settembre, da Gilboa, una delle strutture di detenzione di massima sicurezza di Israele. Quattro dei sei prigionieri sono stati catturati dalla polizia israeliana, il 10 settembre, ma altri due sono ancora latitanti e i funzionari della sicurezza di Israele ritengono che possano nascondersi in Cisgiordania e ricevere assistenza dalla popolazione palestinese.

Tra i fuggitivi catturati vi è Zakaria Zubeidi, 46 anni, un leader della Brigata dei martiri di al-Aqsa, affiliata al movimento Fatah. Egli era detenuto dal 2019, dopo essere stato accusato di “diversi attacchi letali”. Zubeidi ha rappresentato una figura di spicco durante la Seconda Intifada e nel 2007 aveva ottenuto l’amnistia da Israele, poi revocata nel 2011, il che ha costretto il leader alla fuga, fino al 2019. In totale, cinque fuggitivi, Munadil Nafayat, Mahmoud e Mohammad al-Arida, Iham Kahamji, e Yaqoub Qadiri appartengono al Movimento per il Jihad Islamico.

Nel frattempo, la commissione elettorale palestinese ha annunciato che, l’11 dicembre prossimo, si terranno elezioni comunali in Cisgiordania e Gaza, dopo quattro anni dall’ultima tornata elettorale. “Abbiamo fissato il calendario elettorale, ma non sappiamo se Hamas consentirà l’organizzazione delle elezioni municipali a Gaza”, ha affermato Farid Taamallah, portavoce della commissione elettorale, un organismo indipendente con sede a Ramallah. “Stiamo aspettando che il governo palestinese si coordini con Gaza e ci informi su ciò che verrà deciso”, ha aggiunto il portavoce. Secondo quanto programmato, il voto municipale si svolgerà in 387 località in tutta la Cisgiordania e a Gaza l’11 dicembre e poi in altre 90 località in una data ancora da definirsi. Non vi saranno elezioni nei campi profughi in Cisgiordania e a Gaza, poiché gestiti dall’UNRWA, l’Agenzia elle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione.

Tale notizia giunge a mesi di distanza dall’annuncio del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, che, il 29 aprile, ha rimandato le elezioni legislative e presidenziali programmate per i mesi di maggio e giugno 2021. Per il presidente non è possibile recarsi alle urne se Israele non garantirà le procedure di candidatura e voto anche a Gerusalemme Est, la “futura capitale” dello Stato palestinese. In tal modo, la Palestina, in cui l’ultima tornata elettorale risale al 2006, si è ritrovata nuovamente a rimandare un processo elettorale tanto atteso, in quanto si sperava potesse risanare le fratture interne al sistema politico palestinese. Era stato lo stesso Abbas ad annunciare, il 15 gennaio scorso, che sarebbero state indette elezioni legislative e presidenziali, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni.

Le ultime elezioni in Palestina risalgono al 2006. Queste erano state caratterizzate dalla vittoria a sorpresa di Hamas, e dai successivi scontri con Fatah, che hanno provocato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Da allora, vi sono stati tentativi di dialogo e riconciliazione tra le parti, ma senza esiti concreti. La situazione è cambiata a seguito dei primi accordi di normalizzazione raggiunti da Israele nel 2020, che hanno portato i gruppi palestinesi a riunirsi, consapevoli che la resistenza popolare non violenta sia la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.