Argentina: crisi interna nella coalizione di governo

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 15:34 in America Latina Argentina

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Il presidente argentino, Alberto Fernandez, sta affrontando una crisi di governo dilagante, acuita dalle critiche mosse dalla sua vicepresidente, Cristina Fernandez de Kirchner. La donna ha rotto il silenzio, giovedì 16 settembre, dopo che cinque ministri a lei legati hanno presentato le dimissioni in seguito alla sconfitta elettorale registrata dal partito alle primarie del 12 settembre. In una lunga lettera diffusa su Twitter, la vicepresidente ha reso pubbliche le critiche alla strategia economica del presidente Fernandez e ha accusato il resto della coalizione di non aver preso atto della “catastrofe politica” nell’ultimo voto. La Kirchner ha affermato che cambiamenti drastici sono necessari nel gabinetto e ha chiesto al presidente, ricordando di essere stata lei a proporre la sua candidatura alle presidenziali del 2019, di “onorare la volontà del popolo argentino”.

“Durante il 2021 ho avuto 19 riunioni con il presidente. In ognuna di queste ho presentato la delicata situazione sociale e ho sottolineato la mancanza di efficacia in diverse aree del governo” ha scritto la vicepresidente nel suo messaggio, aggiungendo: “Il capo di Stato ha sempre risposto che non era così, che i sondaggi indicavano che avremmo vinto le elezioni”. Kirchner ha condannato le conseguenze negative sull’economia di “politiche sbagliate di aggiustamento fiscale” e denunciato i gerarchi, vicini agli ambienti della presidenza, che “stanno incollati alle poltrone”. In precedenza, Fernandez aveva spiegato su Twitter che, nonostante la pressione della vice, avrebbe continuato a governare con il suo criterio, senza né confermare le dimissioni dei ministri “kirchneristi” né parlando di rimpasto.

La crisi interna alla coalizione arriva sulla scia di una pesante sconfitta alle primarie organizzate il 12 settembre in vista delle elezioni legislative del prossimo 14 novembre. L’ala “Kirchnerista”, da cui provengono i cinque ministri che hanno chiesto le dimissioni, è quella più dura del partito di governo. Fernandez si trova ora di fronte a due scelte, o aumentare le misure populiste o adottare un approccio più moderato per attirare gli elettori della classe media che sono stati attirati dall’opposizione conservatrice. “La coalizione di governo deve ascoltare il messaggio dei sondaggi e agire in modo responsabile”, ha scritto Fernandez su Twitter, affermando che garantirà l’unità del partito e che il governo continuerà ad agire nel modo che “ritiene appropriato”.

Kirchner, che è stata presidente dal 2007 al 2015, ha affermato di aver incontrato Fernandez per suggerire un candidato che possa assumere la carica di capo di gabinetto come parte di un programma di “rilancio” del governo. Il capo di stato si sarebbe dovuto recare in Messico per un vertice regionale questa settimana, ma ha sospeso il suo viaggio per dare gli ultimi ritocchi alle nuove misure economiche, che saranno annunciate nei prossimi giorni. Il malcontento pubblico nei confronti del governo argentino è cresciuto da quando il Paese è entrato in recessione, nel 2018, con un calo del prodotto interno lordo (PIL) del 9,9% lo scorso anno, a causa della pandemia di coronavirus. L’Argentina possiede uno dei tassi di inflazione più alti al mondo. Da gennaio a luglio di quest’anno era al 29%. Il tasso di povertà, invece, si è attestato al 42%. Giovedì 16 settembre, nella capitale, ci sono state ampie proteste di piazza, in gran parte pacifiche, sia a favore che contro il governo. Ramiro Marra, direttore del Bull Market Group di Buenos Aires, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters che le lotte intestine stanno aggravando “l’incertezza politica, economica e sociale nella nazione”. “Aumenta il rischio paese, rende i dollari più costosi e spaventa gli investimenti”, ha detto, riferendosi alla crisi di governo. 

La coalizione di governo, Frente de Todos, è stata duramente colpita dal risultato delle primarie, in cui ha ottenuto appena il 31% dei voti a livello nazionale, un esito inaspettato che ha mostrato una perdita di consensi molto più ampia del previsto. Essendo obbligatorie, le primarie diventano una sorta di sondaggio su vasta scala. Se questo risultato dovesse confermarsi alle elezioni generali, il governo rischierà la maggioranza al Senato e verrà privato della possibilità di raggiungerla alla Camera.

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di Redazione

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