Afghanistan: aggiornamenti sulla situazione nel Panjshir

Pubblicato il 17 settembre 2021 alle 17:40 in Afghanistan

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Dopo quasi 20 giorni, le strade che portano alla provincia del Panjshir, in Afghanistan, sono state riaperte e i servizi di telecomunicazione ripristinati. Lo hanno confermato alcuni funzionari locali e residenti della provincia, secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa Tolo News. Gli abitanti hanno tuttavia precisato che l’elettricità deve ancora tornare. Mohammad Wasi Almas, un giornalista locale, ha dichiarato, venerdì 17 settembre: “Le reti di telecomunicazione funzionano da ieri. La sfida seria è l’interruzione dell’elettricità, che non è ancora stata risolta».

Alcuni residenti del Panjshir hanno affermato che il “90%” della popolazione locale ha lasciato le proprie case ed è fuggito sui monti circostanti dopo gli scontri tra i talebani e le forze del Fronte della Resistenza (NRFA). “È emersa una grave crisi, le persone stanno lottando con problemi economici”, ha riferito un abitante del posto a Tolo News. “Solo il 10% delle persone è rimasto, mentre il resto ha abbandonato le proprie abitazioni”, ha aggiunto.

I funzionari della sicurezza del Panjshir hanno però dichiarato che nella provincia tutto è normale e che la situazione è sotto controllo. “Proteggere donne, bambini e persone è un nostro obbligo. Tutti i problemi, come la mancanza di cibo ed elettricità, sono bugie”, ha affermato Mawlawi Sana Sangin Fatih, un funzionario della sicurezza locale. Nel frattempo, un articolo del New York Times ha fatto sapere che Ahmad Massoud, figura di spicco nella resistenza contro il governo talebano, avrebbe assunto un lobbista americano per cercare sostegno militare e finanziario negli Stati Uniti. Una fonte vicina al leader ribelle ha dichiarato che l’obiettivo dell’iniziativa è scoraggiare l’amministrazione statunitense dal riconoscere i talebani. Secondo il New York Times, anche questi ultimi starebbero cercando di fare lo stesso per assicurarsi finanziamenti e legittimazione internazionale. “Non preoccupatevi per questo problema. Ci proveranno, ma non possono fare nulla. Gli invasori, gli Stati Uniti e i loro amici sono stati sconfitti qui. Vedete che i loro carri armati, i loro cannoni e i loro aerei sono rimasti qui”, ha detto ai giornalisti di Tolo News Saeed Khosti, membro della Commissione culturale del gabinetto provvisorio.

Il 6 settembre, i talebani avevano annunciato, per la seconda volta in meno di una settimana, di aver sconfitto le forze di opposizione nella valle del Panjshir, dichiarando di aver completato la conquista dell’Afghanistan. Alcune immagini circolate sui social media avevano mostrato militanti talebani in piedi davanti al cancello del complesso del governatore provinciale del Panjshir. Secondo il gruppo, si trattava di combattenti che avevano sconfitto il Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan, guidato dal leader locale Massoud. “Il Panjshir, che era l’ultimo rifugio del nemico fuggitivo, è stato conquistato”, aveva dichiarato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, in una conferenza stampa. Tuttavia, Ali Maisam Nazary, capo delle relazioni esterne del Fronte di Resistenza, aveva negato la notizia, dichiarando che la pretesa di vittoria dei talebani era falsa e che le forze di opposizione continuavano con la loro resistenza. “Le forze del NRFA sono presenti in tutte le posizioni strategiche in tutta la valle per continuare il combattimento”, aveva scritto sulla sua pagina Facebook.

Già venerdì 3 settembre, alcune fonti interne ai talebani avevano affermato che il gruppo aveva preso il controllo della provincia. Tuttavia, lo stesso giorno, alcuni leader della resistenza locale avevano però negato la notizia. Nonostante la presa della valle non fosse stata confermata, nella capitale afghana Kabul, che dal 15 agosto è sotto il controllo talebano, erano state sparate raffiche di spari celebrativi. 

La valle del Panjshir è un simbolo della resistenza afghana, perché è proprio lì che il padre dell’attuale comandante Massoud resistette strenuamente alle offensive sovietiche nel corso dell’invasione del Paese. Oltre a questo, la provincia aveva anche resistito al precedente governo talebano istituito nel 1996 e sciolto nel 2001. Il 22 agosto scorso, Massoud aveva dichiarato che non avrebbe mai consegnato la provincia del Panjshir al gruppo militante islamista. Massoud aveva chiesto negoziati per formare un governo inclusivo per l’Afghanistan, ma aveva anche promesso di resistere se le forze talebane avessero tentato di entrare nella valle. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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