Taiwan pianifica di spendere quasi 9 miliardi di dollari extra per la Difesa

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 16:41 in Cina Taiwan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Taiwan ha proposto di spendere 8,7 miliardi di dollari extra per la Difesa nell’arco dei prossimi cinque anni, compreso l’acquisto di nuovi missili. Il governo di Taipei ha avvertito dell’urgente necessità di potenziare le proprie armi di fronte alle “gravi minacce” provenienti dalla Cina, che considera l’isola parte integrante del suo territorio nazionale.

La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha fatto della modernizzazione delle forze armate e dell’aumento delle spese per la Difesa una priorità del Paese da quando è salita al potere, il 20 maggio del 2016. Ad oggi, il bilancio destinato alla difesa nazionale è la terza voce di spesa del governo di Taiwan, secondo solo alla spesa complessiva per il benessere sociale e l’istruzione e a quello per la scienza e la cultura. Il nuovo budget, che si aggiunge alla spesa militare già pianificata, di 471,7 miliardi di dollari taiwanesi, ovvero circa 17 miliardi di dollari statunitensi, prevista per il prossimo anno, deve ancora essere approvato dal Parlamento. Il partito di governo di Tsai possiede un’ampia maggioranza, quindi la sua approvazione dovrebbe essere scontata. 

“I comunisti cinesi hanno continuato a investire pesantemente nei bilanci della difesa nazionale, la loro forza militare è cresciuta rapidamente e hanno spesso inviato aerei e navi per invadere e molestare i nostri mari e il nostro spazio aereo”, ha dichiarato, gioved16 settembre, il Ministero della Difesa di Taiwan dopo un riunione settimanale di gabinetto. “Di fronte alle gravi minacce del nemico, l’esercito della nazione è attivamente impegnato nella costruzione e nel lavoro di preparazione militare ed è urgente ottenere armi e attrezzature per la produzione di massa in un breve periodo di tempo”, ha aggiunto. Taiwan mira ad acquistare nuovo equipaggiamento miliatre, tra cui missili da crociera e navi da guerra, con il budget aggiuntivo. 

Taiwan ha testato nuovi missili a lungo raggio al largo delle sue coste meridionali e orientali e, sebbene non abbia fornito dettagli, diplomatici ed esperti hanno affermato che potrebbero essere in grado di colpire obiettivi lontani in Cina. La decisione di spendere ulteriore denaro nella Difesa verrà verosimilmente accolta con favore da Washington, che spinge da tempo Taiwan a modernizzare le proprie forze armate e a renderle più efficaci. L’isola ha già messo in servizio una nuova classe di navi da guerra stealth altamente agili, dotata di complemento missilistico, e sta sviluppando i propri sottomarini.

Il vice ministro della Difesa, Wang Shin-lung, ha detto ai giornalisti che le nuove armi sarebbero state prodotte tutte a livello nazionale, dal momento che Taiwan intende aumentare la propria capacità di produzione, ma gli Stati Uniti rimarranno probabilmente un importante fornitore di parti di attrezzatura e di tecnologia. Taipei ha voluto dimostrare che può difendersi. “Solo se garantiamo la nostra sicurezza e dimostriamo determinazione, la comunità internazionale avrà una buona opinione di noi”, ha affermato il portavoce del governo, Lo Ping-cheng. “Gli altri ci aiuteranno solo se aiutiamo noi stessi”, ha aggiunto.

L’annuncio arriva mentre Taiwan è nel mezzo delle esercitazioni militari annuali che simulano la difesa da un eventuale attacco cinese. L’esercito taiwanese ha finto di respingere un’invasione sparando l’artiglieria in mare da una spiaggia sulla costa meridionale. Mercoledì 15 settembre, i caccia di Taiwan sono atterrati su una pista di fortuna su un tratto di autostrada, che può essere messo in servizio in caso di attacco cinese alle sue basi aeree. Sempre nella giornata di mercoledì, proprio durante le esercitazioni militari, gli aerei cinesi sono entrati, come spesso succede, nella zona di difesa aerea di Taiwan. L’aviazione taiwanese è impegnata quasi quotidianamente nell’intercettare aerei cinesi nella zona di difesa aerea dell’isola, per lo più vicino alle isole Pratas, nella parte settentrionale del conteso Mar Cinese Meridionale.

La Cina considera Taiwan parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.