Siria: gli ultimi sviluppi da Nord a Sud

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 15:44 in Medio Oriente Siria

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Mentre nel Nord della Siria, nel governatorato di Daraa, continuano le operazioni di riconciliazione e “reinsediamentodi ex membri dell’opposizione, a Nord si teme un’operazione militare da parte di Mosca e Damasco, volta a prendere il controllo dell’ultima enclave tuttora controllata dai ribelli, Idlib.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, giovedì 16 settembre, il quale ha riferito, sulla base delle informazioni fornite da attivisti locali, che le forze filogovernative e della polizia militare russa hanno continuato a perquisire le abitazioni di Muzayrib, a Nord-Ovest di Daraa, per ricercare armi e munizioni appartenenti ai cittadini locali. Parallelamente, sino ad oggi, 240 militanti risultano essere stati “reinsediati”, ovvero consegnati alle forze damascene e chiamati alle armi, in base all’accordo raggiunto dal governo siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, e i notabili di Daraa, con la mediazione della Russia.

Anche l’agenzia di stampa filogovernativa, SANA, ha riferito che decine di cittadini hanno consegnato le armi in loro possesso, inclusi fucili automatici, lanciarazzi portatili e scatole di munizioni, mentre la bandiera del regime è stata issata anche a Muzayrib, dopo aver completato le operazioni di dispiegamento e aver ristabilito “sicurezza e stabilità” nella città. Tali sviluppi sono giunti dopo che, nella serata del 15 settembre, i notabili di Daraa e delegati di Damasco hanno concordato di risparmiare Daraa da spargimenti di sangue, distruzione e sfollamento, impegnandosi a proseguire con i negoziati per preservare sicurezza a lungo termine.

Il fine ultimo è porre fine alle tensioni degli ultimi mesi che hanno interessato soprattutto Daraa al- Balad un distretto meridionale, dell’omonimo governatorato di Daraa, precedentemente controllato da ex gruppi dell’opposizione. Questo, a partire da giugno 2021, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Assad, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. Oltre al cessate il fuoco, l’accordo, apparentemente entrato in vigore dal primo settembre, prevede la consegna di armi, anche leggere, da parte di combattenti locali, la loro resa alle forze di Damasco e l’istituzione di posti di blocco, sotto la supervisione della polizia militare russa. Coloro che non intendono arrendersi dovranno essere trasferiti nel Nord-Ovest della Siria e, nello specifico, a Idlib.

Nel frattempo, a Nord-Ovest, il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha parlato di “crescente escalation” soprattutto a Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib. In particolare, fonti filogovernative hanno riferito che l’esercito di Damasco ha completato i preparativi per lanciare una possibile operazione militare nella periferia meridionale di Idlib e nell’Ovest di Hama per espellere i “militanti sostenuti dal regime turco”, in concomitanza con gli incontri a Ginevra, del 15 settembre, tra l’inviato del presidente del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Brett McGurk, il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Fryshnin e l’inviato per la Russia in Siria, Alexander Lavrentiev. L’operazione, laddove effettivamente condotta, vedrebbe il supporto aereo di Mosca e mirerebbe a spingere i gruppi di opposizione a Nord della strada internazionale M4.

In tale quadro, la “Rete siriana per i diritti umani” ha dichiarato che le forze russe e damascene “hanno commesso violazioni comparabili a crimini di guerra a Jabal al-Zawiya e nelle aree circostanti”, rilevando che quasi 61 civili sono stati uccisi, tra cui 20 bambini, mentre 13 strutture vitali sono state colpite da giugno a settembre 2021. Il 15 settembre, invece, una donna e 3 bambini sono rimasti feriti a seguito di otto attacchi aerei perpetrati da aerei da guerra russi contro le aree a Ovest di Idlib. Secondo una fonte locale, uno dei raid ha colpito un campo profughi situato tra due villaggi, Zarzour e Mazra, ferendo tre bambini.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, già nel mese di giugno il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, e Al-Ghab, a Ovest di Hama. 

A luglio, poi, la cittadina di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, è stata testimone di tre “massacri”, l’ultimo il 22 luglio, che hanno causato la morte di circa 20 civili, per la maggior parte donne e bambini. In un rapporto pubblicato il 13 luglio, la Difesa civile siriana ha riferito che i raid di Damasco e Mosca hanno provocato l’uccisione di oltre 110 persone, tra cui 23 bambini, 19 donne e 2 volontari dell’organizzazione dall’inizio del 2021, mentre il numero dei feriti ammonta a circa 296, tra cui 52 bambini di età inferiore ai 14 anni e 11 volontari. In totale, sono stati documentati oltre 700 attacchi contro abitazioni civili e “installazioni vitali”, perpetrati dalle forze siriane e russe.

Quanto accade a Idlib e Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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