Regno Unito: rimpasto nel governo Johnson

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 17:48 in Europa UK

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Il premier britannico, Boris Johnson, ha effettuato un ampio rimpasto di governo, mercoledì 15 settembre, sostituendo i capi di alcuni dicasteri chiave. Dominic Raab ha lasciato l’incarico di ministro degli Esteri britannico, ora occupato dall’ex ministra del Commercio, Liz Truss, e ha assunto quello di ministro della Giustizia. Il cambio al vertice del Foreign Office ha mostrato, a detta degli esperti, la logica alla base del rimpasto di Johnson: spostare coloro i cui errori hanno colpito il governo e promuovere coloro che hanno evitato le crisi. Il ministro delle Finanze, Rishi Sunak, rimane al suo posto, così come il ministro della Brexit, David Frost.

Truss, una delle preferite nel partito conservatore, ha concluso, come ministra del Commercio, una serie di accordi con Paesi extra UE da quando la Gran Bretagna ha lasciato il blocco. È la seconda donna ad assumere il ruolo di ministro degli Esteri, dopo Margaret Beckett, che ha ricoperto la carica dal 2006 al 2007 nel governo laburista. Anne-Marie Trevelyan si trasferisce al Commercio dopo essere stata ministra del Clima. “Il gabinetto che ho nominato oggi lavorerà instancabilmente per unire e livellare l’intero Paese. Ripartiremo meglio dalla pandemia e rispetteremo le vostre priorità”, ha dichiarato il premier su Twitter.

Il predecessore di Truss, Raab, ha dovuto affrontare varie richieste di dimissioni da quando è stato fotografato in vacanza a Creta mentre i talebani avanzavano verso Kabul. Il passaggio al Ministero della Giustizia è stato dunque visto come una “retrocessione”. Per attutire il colpo, però, Raab è stato nominato anche vice primo ministro. Michael Gove, considerato un attore chiave nel governo Johnson, è stato trasferito all’Edilizia abitativa dalla sua posizione nel Cabinet Office, un dipartimento centrale nel governo, che guida l’attuazione della politica. È stato sostituito da Stephen Barclay, ex ministro della Brexit. Le mosse di Raab e Gove hanno seguito i licenziamenti di altri tre personaggi chiave: Gavin Williamson come ministro dell’Istruzione, Robert Buckland come ministro della Giustizia e Robert Jenrick come ministro dell’Edilizia. Per quest’ultimo sembra che non emerga la possibilità di nuovi incarichi di governo all’orizzonte. Importante era stato il ruolo di Jenrick nella gestione della pandemia a livello delle comunità locali. Tuttavia, era stato ampiamente preso di mira per aver approvato un progetto immobiliare da 1 miliardo di sterline che coinvolgeva un donatore del partito conservatore. Williamson, nell’annunciare la notizia della sua sostituzione, ha twittato: “È stato un privilegio ricoprire il ruolo di ministro dell’Istruzione dal 2019”. “Nonostante le sfide della pandemia globale, sono particolarmente orgoglioso delle riforme portate a termine negli istituti di istruzione superiore”, ha aggiunto, sottolineando che i provvedimenti introdotti offriranno migliori opportunità a molti studenti. Williamson è stato particolarmente criticato per la gestione fallimentare degli esami di maturità durante il lockdown. 

Jill Rutter, membro senior dell’istituto di ricerca “UK in a Changing Europe”, ha riferito al New York Times che Johnson avrebbe ridotto il suo gabinetto rimpiazzando alcuni ministri, considerati poco performanti, ma non avrebbe allargato la rete per attirare figure di spicco, anche meno allineate alla posizione del premier. “Questo è ancora un governo lealista che sostiene la Brexit”, ha detto Rutter, aggiungendo che coloro che erano stati promossi, come Truss, sono in gran parte politici popolari tra i membri del partito conservatore. L’incarico più interessante è stato quello assegnato a Gove, ha osservato la ricercatrice, perchè il Ministero dell’Edilizia abitativa potrebbe essere la chiave per portare coerenza ai piani mal definiti di Johnson che, al momento della sua nomina, nel 2019, aveva promesso di eliminare le disparità regionali. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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