Nuovo patto tra USA, Regno Unito e Australia per la sicurezza dell’Indo-Pacifico

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 11:44 in Australia UK USA e Canada

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Australia, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato una nuova alleanza trilaterale in materia di sicurezza, che comprende uno sforzo congiunto per aiutare l’esercito australiano ad acquisire sottomarini a propulsione nucleare, nell’apparente tentativo di contrastare la Cina. I leader di tutti e tre i Paesi hanno presentato l’accordo, soprannominato AUKUS, mercoledì 15 settembre. Finora, gli USA hanno condiviso la tecnologia della propulsione nucleare con il Regno Unito, attraverso un accordo del 1958. Ora, hanno annunciato i leader, la nuova alleanza a tre stabilirà nuovi canali di condivisione delle informazioni. Insieme a sforzi congiunti per sviluppare tecnologie avanzate, anche in settori come sicurezza informatica, intelligenza artificiale, informatica quantistica e, appunto, capacità sottomarine.

Insieme al primo ministro australiano, Scott Morrison, e al suo omologo britannico, Boris Johnson, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha affermato che le tre nazioni stanno compiendo un “passo storico” per approfondire la loro cooperazione. “Riconosciamo tutti l’imperativo di garantire la pace e la stabilità a lungo termine nell’Indo-Pacifico”, ha affermato Biden dalla Casa Bianca. “Dobbiamo essere in grado di affrontare sia l’attuale ambiente strategico nella regione sia il modo in cui potrebbe evolversi perché il futuro di ciascuna delle nostre nazioni, e in effetti del mondo, dipende da un Indo-Pacifico libero e aperto che durerà e prospererà nei decenni avanti”, ha aggiunto. 

I tre leader non hanno menzionato esplicitamente la Cina nelle loro osservazioni di mercoledì. Tuttavia, poco dopo l’annuncio, un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha affermato che Australia, Stati Uniti e Regno Unito dovrebbero “sbarazzarsi della mentalità da Guerra Fredda e dei pregiudizi ideologici”. Il portavoce ha denunciato quelli che ha definito “blocchi di esclusione che prendono di mira o danneggiano gli interessi di terze parti”. L’australiano Morrison, dal canto suo, ha affermato che la partnership appena annunciata “offrirà una regione più sicura” e alla fine andrà a beneficio di tutti. “Voglio essere chiaro: l’Australia non sta cercando di acquisire armi nucleari o stabilire una capacità nucleare civile”, ha aggiunto, precisando: “Continueremo a rispettare tutti i nostri obblighi di non proliferazione nucleare”. Il Paese è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) dal 27 febbraio 1970. Nell’ambito dell’accordo stipulato mercoledì, Canberra ha dichiarato di voler costruire otto sottomarini a propulsione nucleare.

“È impossibile leggere quest’intesa come qualcosa di diverso da una risposta all’ascesa della Cina e una significativa escalation dell’impegno americano in questa sfida”, ha scritto Sam Roggeveen, direttore del programma di sicurezza internazionale del Lowy Institute, con sede a Sydney, in risposta a ciò che ha definito un annuncio “straordinario”. “Gli Stati Uniti hanno condiviso questa tecnologia solo con il Regno Unito, quindi il fatto che l’Australia si unisca a questo club indica che gli Stati Uniti sono pronti a compiere nuovi passi significativi e a rompere con le vecchie norme per affrontare la sfida della Cina”. 

L’annuncio dell’alleanza arriva nel mezzo di una crescente concorrenza tra Pechino, Washington e i suoi alleati asiatici nel Pacifico, in particolare sulla condizione di Taiwan e delle acque del Mar Cinese Meridionale, che la Cina rivendica quasi nella sua interezza, innescando la rivalità di diverse altre nazioni, tra cui Vietnam, Filippine e Malesia. Anche l’Australia ha visto i suoi legami con Pechino deteriorarsi bruscamente negli ultimi tempi, tra le controversie sulla pandemia di coronavirus, sugli scambi commerciali e con la preoccupazione per le strategie di influenza politica cinese. “La ragione di tutto questo è chiara: la Cina”, ha scritto su Twitter Tom Tugendhat, deputato del partito conservatore che presiede la commissione per gli affari esteri del Parlamento. “Dopo anni di bullismo e ostilità commerciale, e dopo aver visto i suoi vicini regionali, come le Filippine, che assistevano all’invasione delle loro acque, l’Australia non ha avuto scelta. E nemmeno gli Stati Uniti o il Regno Unito”, ha affermato Tugendhat. La tensione è aumentata anche nello stretto di Taiwan, dove si registrano incursioni quasi quotidiane di aerei militari cinesi, mentre in Corea del Sud e in Corea del Nord si sta preparando una corsa agli armamenti. Nei giorni scorsi, Pyongyang ha testato un nuovo missile balistico e, quasi contemporaneamente, Seul ha effettuato il suo primo test di un missile balistico da lancio sottomarino, diventando il settimo Paese al mondo ad avere la tecnologia per il lancio di un Slbm.

Gli Stati Uniti e l’Australia hanno già intensificato i legami di difesa nell’ambito del cosiddetto Quad, che comprende anche India e Giappone. Il gruppo dovrebbe incontrarsi la prossima settimana negli USA. In una dichiarazione congiunta dopo la presentazione dell’accordo di mercoledì, Londra e Washington hanno assicurato che utilizzeranno la loro esperienza nel produrre i sottomarini per l’Australia il prima possibile. Gli esperti dei tre Stati, ha sottolineato il premier australiano Morrison, collaboreranno per i prossimi 18 mesi al fine di identificare il modo migliore per permettere a Canberra di realizzare i suoi sottomarini nucleari. L’Australia ci aveva d’altronde già provato, nel 2016, tramite un accordo da 66 miliardi di dollari con la Francia, che ora verrà abbandonato. La Marina militare francese ha espresso “grande delusione e rammarico” per la scelta del governo australiano di siglare il patto con USA e Regno Unito. “La scelta americana, che porta a rimuovere un alleato e un partner europeo come la Francia da una partnership di lunga data con l’Australia, in un momento in cui stiamo affrontando sfide senza precedenti nella regione indo-pacifica, sia sui nostri valori che sul rispetto per il multilateralismo basato sullo stato di diritto, segna un’assenza di coerenza che la Francia può solo osservare e deplorare”, hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, e la ministra delle Forze armate, Florence Parly.

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di Redazione

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