Libia: estesa la missione dell’Onu, incontri in Qatar ed Egitto

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 9:48 in Egitto Libia Qatar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso, all’unanimità, di estendere la Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL) fino al 30 settembre. L’obiettivo è concedere ulteriore tempo per trovare un accordo a lungo termine sul ritiro di forze e mercenari stranieri. Nel frattempo, il Qatar ha accolto il capo del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi, mentre l’Egitto ospita, oggi, un incontro dell’Alto Comitato congiunto, dopo l’arrivo nel Paese del premier libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba.

“La situazione in Libia continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale”, ha affermato il Consiglio di Sicurezza, il 15 settembre, giustificando la decisione di estendere il mandato di UNSMIL, in scadenza nella medesima data, per ulteriori quindici giorni. Nonostante Mosca abbia precedentemente minacciato di utilizzare il diritto di veto per opporsi alla risoluzione, il vice rappresentante della Russia alle Nazioni Unite, Dmitry Polyansky, ha dichiarato che il proprio Paese ha appoggiato una bozza di risoluzione “tecnica”, elaborata dal Regno Unito, per dimostrare il sostegno agli sforzi profusi dall’organizzazione internazionale volti a trovare una soluzione alla crisi libica.

A tal proposito, è stato specificato, la Russia crede che l’Onu svolga un ruolo centrale in tale processo, e, pertanto, è disposta a cercare soluzioni accettabili anche sulle altre questioni irrisolte, per consentire a UNSMIL di continuare ad operare. La risoluzione adottata il 15 settembre, ha poi dichiarato Polyansky, mira a fornire un’opportunità a tutte le parti per trovare un “comune denominatore” sul lavoro della Missione nella prossima fase del processo di transizione in Libia. Al momento, il compito principale è sostenere il Paese Nord-africano nel garantire le elezioni presidenziali e legislative libiche, calendarizzate per il 24 dicembre.

Sia la Russia sia gli USA hanno manifestato il proprio sostegno alle elezioni, ribadendo la necessità di organizzarle in modo pacifico ed equo. Tuttavia, un dossier che ha suscitato particolari discussioni è quello relativo alla presenza di forze e mercenari stranieri. Questi, stando a quanto stabilito dall’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020, avrebbero dovuto abbandonare la Libia entro 90 giorni dall’intesa. Tale clausola, però, non è stata mai rispettata. A detta della Russia, la quale è stata accusata, nel corso del conflitto, di aver inviato mercenari a fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, il ritiro di forze straniere non dovrebbe sconvolgere l’equilibrio di potere tra Est e Ovest libico.

Washington, da parte sua, ha espresso rammarico per il mancato raggiungimento di un accordo a lungo termine sulla medesima questione. Infine, un punto da chiarire resta la struttura della missione onusiana in futuro. A tal proposito, gli USA hanno proposto la presenza di un rappresentante dell’Onu con sede permanente a Tripoli. Il capo di UNSMIL, Jan Kubis, risiede attualmente a Ginevra, ma gli Stati Uniti sostengono che, dal momento che il Paese ha raggiunto la pace, l’inviato dovrebbe essere trasferito in Libia, per facilitare una maggiore collaborazione con gli attori sul campo.

Nel frattempo, il 15 settembre stesso, Menfi ha svolto una visita a Doha, dove ha incontrato l’emiro Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani. Nel corso dei colloqui, quest’ultimo ha ribadito il sostegno del proprio Paese al processo politico e di riconciliazione nazionale della Libia, mentre ha elogiato il capo del Consiglio presidenziale per gli sforzi profusi sinora, volti altresì a unificare le istituzioni statali del Paese Nord-africano. Il capo del Consiglio presidenziale libico, da parte sua, ha messo in luce come Qatar e Libia siano legati da relazioni profonde e ha espresso il desiderio di rafforzarle ulteriormente. A tal proposito, la visita del 14-15 settembre si inserisce nel quadro di una nuova strategia in fase di elaborazione, che mira a potenziare i legami tra le due parti sulla base di un vero partenariato e di interessi reciproci.

Parallelamente, Dabaiba si è recato al Cairo, sempre il 15 settembre, dove per oggi, 16 settembre, è stato organizzato un incontro dell’Alto comitato libico-egiziano, durante il quale verranno discusse “questioni in sospeso” e si prevede verranno conclusi 13 accordi e memoranda di intesa. Come precisato dalla ministra egiziana per la Cooperazione Internazionale, Rania al-Mashat, tali accordi, riguardano la cooperazione tra Libia ed Egitto in settori quali “infrastrutture, gioventù e sport, previdenza sociale, trasporti, elettricità e petrolio”, e verranno siglati da Dabaiba e dal suo omologo egiziano, Mostafa Madbouly. La ministra ha poi evidenziato l’importanza dell’incontro del Comitato congiunto, che si tiene per la prima volta dal 2009, affermando che si tratta di “una prova della profondità delle relazioni tra i due Paesi, basate sulle direttive del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi”.

Nel corso del conflitto in Libia, Il Cairo ha appoggiato l’Esercito Nazionale Libico di Haftar, l’uomo forte di Tobruk che di fatto controllava la Libia orientale. Tuttavia, a seguito del cessate il fuoco del 23 ottobre e con l’inizio del cammino verso la transizione democratica libica, l’Egitto ha mostrato un progressivo avvicinamento verso Tripoli. Il quadro delle rinnovate relazioni ha ricevuto particolare slancio con l’incontro del 15 febbraio, data in cui una delegazione egiziana si è recata a Tripoli per delineare i preparativi logistici precedenti all’apertura dell’ambasciata dell’Egitto nella capitale libica e di un consolato a Bengasi, al fine ultimo di facilitare la circolazione dei cittadini tra i due Paesi Nord-africani. Pochi giorni dopo, il 18 febbraio, Il Cairo ha approvato la ripresa dei voli dalla Libia all’Egitto, con voli in partenza dall’aeroporto Benina di Bengasi verso l’aeroporto Burj al-Arab di Alessandria. Poi, il 20 aprile, Libia ed Egitto hanno siglato 11 memoranda di cooperazione in diversi ambiti, a margine di una visita di una delegazione egiziana di alto livello a Tripoli, guidata dal premier del Cairo.

Tutto ciò accade mentre la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni di dicembre. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nord- africano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.