Libano: attesi 1.135 miliardi dal Fondo Monetario Internazionale

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 6:32 in Libano Medio Oriente

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Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha promesso al Libano 1.135 miliardi in Diritti Speciali di Prelievo (SDR), al fine di sostenere il Paese nel far fronte alla grave crisi economica. Al contempo, sono state avviate trattative per riprendere le operazioni di revisione dei conti della Banca centrale libanese, ritenuta essere tra le responsabili del crollo finanziario.

È stato il Ministero delle Finanze ad annunciare, il 13 settembre, che Beirut riceverà, il 16 settembre, la somma stanziata dal FMI in Diritti Speciali di Prelievo. In realtà, non si tratta di una valuta vera e propria, ma di un diritto di acquisire una o più delle “valute liberamente detenute nelle riserve ufficiali dei Paesi membri”, tra cui il dollaro statunitense, l’euro, lo yen giapponese e la sterlina. Il valore di un DSP viene calcolato attraverso una media pesata derivata dalle quotazioni di un paniere di monete, la cui composizione è rivista ogni cinque anni. Gli SDR vengono allocati in proporzione alla quota versata da ogni Paese al FMI, e, nel momento in cui se ne ha bisogno, il Paese deve contattare la banca centrale di uno Stato membro che non ne necessita al fine di scambiarli contro una delle valute liberamente utilizzabili. Il Paese che richiede liquidità in valuta paga, quindi, un interesse in proporzione agli SDR ceduti, mentre quello offerente lo guadagna. Circa il caso specifico del Libano, il Ministero ha specificato che l’importo previsto da trasferire rappresenta la quota libanese del fondo per il 2021, pari a 860 milioni di dollari, e per l’anno 2009, valutata a 275 milioni di dollari, da depositare sul conto della Banque du Liban.

A facilitare la mossa del FMI vi è stata la formazione di un nuovo esecutivo, il 10 settembre, alla cui guida è stato posto Najib Mikati, definito un “miliardario”, già primo ministro per due volte in passato, oltre che ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. Tra coloro che sono chiamati a risanare un debito pubblico stimato al 341% del PIL, per il 2021, vi è poi il ministro dell’Economia, Amin Salam, un avvocato che si definisce un “Dirigente di Diritto internazionale e sviluppo economico”, vicepresidente per lo sviluppo aziendale per la Camera di commercio araba nazionale-americana (NUSACC). Il 13 settembre, a margine della prima riunione del nuovo esecutivo, il ministro dell’Informazione, George Kurdahi, ha dichiarato che il presidente libanese, Michel Aoun, durante l’incontro, ha sottolineato la necessità per il Libano di ricevere assistenza dal Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e le altre istituzioni internazionali.

Il Libano deve far fronte a un quadro economico caratterizzato da un forte crollo dei tassi di cambio della valuta locale rispetto al dollaro e di un significativo calo di moneta estera, il che non ha consentito al Paese di importare beni di prima necessità, in particolare carburante, medicinali e farina. A tal proposito, nella medesima giornata del 13 settembre, altri distributori sono stati costretti a chiudere, mentre le navi cisterna sono rimaste in attesa al largo delle coste libanesi, aspettando la decisione del governatore della Banca centrale, Riad Salamé, sulla riapertura dei crediti.

La crisi di carburante si è intensificata con la decisione della Banca centrale, dell’11 agosto, di revocare i sussidi sulle importazioni di carburante e di passare ai tassi di mercato, a causa dell’esaurimento delle risorse monetarie in dollari. Il governo si è opposto, rifiutandosi di modificare i prezzi di vendita ufficiali, creando una situazione di stallo che ha lasciato gli importatori in un limbo e ha causato il prosciugamento delle forniture in tutto il Paese. La situazione si è poi sbloccata il 21 agosto, quando il governo di Beirut ha deciso di modificare il tasso di cambio utilizzato per prezzare i prodotti petroliferi, nel tentativo di far fronte alle gravi carenze, mentre i prezzi del carburante sono aumentati di oltre il 60%.

Secondo le informazioni trapelate sinora, Salamé ha informato le autorità libanesi che la somma di 225 milioni di dollari destinata a sostenere il programma di sussidi per il carburante fino alla fine di settembre è già stata esaurita. Questo programma dovrebbe, quindi, essere interrotto nei prossimi giorni, lasciando presagire un nuovo aumento dei prezzi. Anche il primo ministro avrebbe menzionato la fine dei sussidi, che, secondo Mikati, rappresenterebbe una mossa necessaria.

Nel frattempo, un altro nodo da sciogliere riguarda la revisione dei conti della Banca centrale da parte della società di consulenza Alvarez & Marsal. Secondo i rapporti pubblicati lo scorso anno, la Banca centrale, sostenuta dall’establishment politico e dall’élite operante nel settore dei servizi finanziari, ha istituito uno “schema Ponzi” che ha fornito enormi tassi di interesse sui risparmi, fino al 15%. Tale schema ha particolarmente beneficiato la classe al potere. Nel tentativo di ottenere informazioni sulla potenziale cattiva gestione delle risorse finanziarie libanesi, la comunità internazionale, guidata dal Fondo monetario internazionale, ha chiesto al Libano di condurre un audit indipendente sui conti della Banca centrale, collegando il proprio sostegno finanziario ai risultati della revisione.

Nell’estate del 2020, due settimane prima dell’esplosione nel porto di Beirut, del 4 agosto, il governo libanese aveva annunciato di aver ingaggiato Alvarez & Marsal per condurre una “verifica forense completa di tutti i conti della Banca centrale”. La missione di Alvarez & Marsal, tuttavia, non ha mai avuto inizio, anche a causa di ritardi o del mancato accesso a dati e conti, costringendo la società a tirarsi indietro, a novembre 2020. Tuttavia, il 18 agosto scorso, il ministero delle Finanze ha confermato formalmente il rilancio dell’audit, riferendo che Alvarez & Marsal aveva accettato di riprendere a lavorare con Beirut. La notizia è stata confermata anche il 14 settembre dal ministro delle Finanze uscente, Ghazi Wazni, secondo cui il governo firmerà presto un contratto con la suddetta società. La revisione dei conti è uno dei prerequisiti per ricevere assistenza non solo dal FMI, ma anche dagli altri donatori internazionali e, in particolare, da Parigi, promotrice della cosiddetta “iniziativa francese”.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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