La Polonia non rinnoverà il contratto di gas con la Russia

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 19:42 in Polonia Russia

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Il plenipotenziario del governo polacco per le Infrastrutture Energetiche Strategiche, Piotr Naimski, ha annunciato, giovedì 16 settembre, che il Paese non intende rinnovare l’accordo con la Russia per la fornitura di gas.

A riportare le dichiarazioni del rappresentante polacco, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Secondo quanto reso noto, Varsavia spera di ricevere gas attraverso un altro gasdotto, il Baltic Pipe, così da non rinnovare il contratto attuale che la lega alla società energetica russa Gazprom, che scadrà nel 2022. “Il primo ottobre del prossimo anno, la Polonia riceverà gas attraverso Baltic Pipe. Non rinnoveremo il contratto con Gazprom”, ha detto Naimsky, in onda sulla stazione radio polacca Siódma. Pertanto, secondo il funzionario polacco, Baltic Pipe consentirà al Paese di ricevere la quantità di gas richiesta dall’economia del Paese senza dover ricorrere alla partecipazione della Russia, al fine di limitare al minimo l’influenza che la Federazione potrebbe esercitare sul Paese.

Non è la prima volta che la Polonia ha dichiarato di non essere interessata a rinnovare il contratto con la russa Gazprom. Le prime voci sulla questione sono iniziate a circolare a partire dal 15 novembre 2019. In tale occasione, la società energetica statale polacca PGNiG aveva inviato a Gazprom un comunicato in cui la informava che Varsavia intendeva interrompere l’acquisto di gas russo dopo la scadenza dell’attuale contratto, che risale al 1996 e prevede la fornitura di circa 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno. “Negli ultimi quattro anni, PGNiG ha compiuto passi fondamentali per diversificare le forniture di gas naturale. La società ha stipulato contratti a lungo termine per la fornitura di Gas Naturale Liquefatto (GNL) e sta acquisendo giacimenti di gas nella piattaforma continentale norvegese “, aveva rivelato il presidente della società PGNiG, Piotr Wozniak, nel messaggio inviato a Gazprom.

Secondo quanto riferito da analisti russi, ciò che avrebbe spinto Varsavia a non rinnovare il contratto con Gazprom sarebbe il prezzo del gas, definito eccessivo anche da Wozniak stesso. Quest’ultimo, nel 2018, aveva dichiarato che il costo di gas russo, per il Paese, era maggiore rispetto a quello del GNL degli Stati Uniti. È per tali ragioni che la società polacca, nel 2016, dopo non essere riuscita ad ottenere una revisione del prezzo del gas di Mosca, aveva portato la questione al Tribunale. In risposta, Gazprom aveva criticato tale scelta, contestando il fatto che un ente giudiziario esterno potesse apportare modifiche ad un accordo decennale.  

La Polonia è il settimo consumatore di gas russo, nonché il maggiore importatore nell’Europa Centrale. La domanda di gas in questo Paese, nel 2018, si è avvicinata ai 20 miliardi di metri cubi mentre, nel 2019, la richiesta ha registrato un tasso di crescita medio di 9 punti percentuali all’anno. Da parte sua, Gazprom fornisce oltre il 60% del fabbisogno energetico del Paese, ragion per cui PGNiG ha più volte reso nota la sua volontà di ridurre la dipendenza dalle forniture russe, ponendo sul tavolo questioni di sicurezza energetica. Questo ha portato il Paese Est-europeo a ricercare fonti alternative di gas, come ad esempio Baltic Pipe oppure il GNL dagli Stati Uniti. È in tale ottica che la Polonia, Paese che dispone di alcuni giacimenti di gas, cerca di siglare accordi commerciali per il lungo periodo con altri Paesi, tra cui gli USA e il Qatar, i quali possono rifornire Varsavia del GNL che necessita. In aggiunta, rientra negli obiettivi della Polonia anche la costruzione di un gasdotto con la Norvegia per ottenere GNL attraverso il Mare del Nord.

La Polonia è, insieme all’Ucraina, tra i firmatari di un patto tripartito con gli Stati Uniti in merito alla fornitura da parte di Washington di gas naturale liquefatto. L’accordo si pone in contrasto al gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, il quale prevede la costruzione di un gasdotto che non attraversa né la Polonia, né nessuno Stato baltico, né la Bielorussia o l’Ucraina, facendo sì che questi Paesi perdano gli eventuali diritti di transito, e al tempo stesso non possano sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all’Europa occidentale per far pressione sui negoziati con la Russia. Il tema dell’indipendenza energetica della Polonia dalla Russia, inoltre, era stato al centro del vertice, avvenuto il 3 settembre, tra il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, e il presidente polacco, Andrzej Duda. Durante l’incontro, Pence aveva consigliato di porre attenzione sull’interferenza dei russi nel processo elettorale e sul raggiungimento dell’indipendenza energetica dalla Russia che, secondo quanto annunciato dal vicepresidente, “tenta di dividere l’alleanza tra Polonia e Stati Uniti, soprattutto con le sue riserve di petrolio e di gas”.

Il Baltic Pipe è un gasdotto strategico di 275 chilometri che trasporterà il gas norvegese dalla Norvegia alla Polonia, passando attraverso le ZEE di Danimarca e Svezia. Secondo quanto annunciato da Gaz System, il progetto è entrato nella “fase di implementazione” e si prevede che il primo ottobre 2022 venga messo in funzione al 100%. Una volta operativo, il gasdotto avrà una capacità annuale di 10 miliardi di metri cubi di gas. Si tratta di una quantità che eccede il fabbisogno polacco, consentendogli di diventare un “centro nevralgico per questa sezione d’Europa”. Baltic Pipe rappresenta una svolta strategica per la Polonia, così come per i Paesi vicini, come l’Ucraina, poiché consentirà loro di raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia. Ad oggi, Varsavia è strettamente legata a Mosca in termini di forniture di gas: una dipendenza che risale agli anni ’40 e che la Polonia intende ridurre quanto possibile. La costruzione del gasdotto è stata sviluppata dalla joint-venture formata dalla polacca Gaz System e la danese Energinet.dk ed è cofinanziata dall’Unione europea. Quest’ultima ha inserito Baltic Pipe tra i progetti di interesse comune perché mira a creare un nuovo corridoio di gas inter-europeo che fornirà gas direttamente dalla Norvegia alla Polonia, alla Danimarca e ai Paesi limitrofi.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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